
Aiutiamo a proteggere la Natura di Malta. Un consiglio, votare Arnold Cassola , la scelta degli Italiani in Europa
Riportiano di seguito un messaggio di Arnold Cassola, candidato maltese nelle liste italiane dell'Unione. E' uno dei pochi politici maltesi che si oppone alle stragi compiute annualmante dai cacciatori di Malta ai danni degli uccelli migratori europei che migrano verso l'Africa.
Cara/o elettrice/elettore in Europa,
come suppongo certamente saprà, per la prima volta gli italiani residenti all'estero eleggeranno 12 deputati e 6 senatori alle prossime elezioni del 9 aprile 2006.Sei di questi deputati e due senatori verranno eletti nel collegio Europeo. Io sarò candidato per i Verdi nella lista dell'UNIONE per la Camera dei Deputati, capeggiata da Romano Prodi. I miei elettori potenziali saranno gli italiani residenti in Europa (eccetto l'Italia).Gli elettori registrati in Europa riceveranno per posta verso il 15 marzo 2006 la scheda di voto. Oltre a segnalare la lista preferita, sulla scheda elettorale gli elettori avranno la possibilita' di scrivere fino a due nomi di preferenza. Sarei molto onorato se Lei volesse scrivere il nome ARNOLD CASSOLA come preferenza nella lista dell'UNIONE, e se Lei potesse suggerirlo alle Sue conoscenze italiane in Europa. Una volta fatta la scelta e scritta la preferenza, il voto deve essere spedito per posta al Consolato (senza spesa di francobollo) entro il 4 aprile circa. Naturalmente, se Lei avesse qualche suggerimento in merito a temi che possano essere a cuore degli italiani all'estero, sarei molto grato se Lei mi contattasse via email.
Cordiali saluti,
Arnold Cassola
arnold.cassola@europeangreens.org
www.arnoldcassola.com
Nota biografica
Arnold Cassola (arnold.cassola@europeangreens.org) è professore associato in Letterature Comparate. E' autore e curatore di vari libri e saggi
accademici. Nel 1999 è stato eletto Segretario Generale del Partito Verde Europeo, con base a Bruxelles. Oltre all’Italia e al Belgio, dove vive attualmente, ha vissuto a Malta ed in Svizzera.
Percorso politico
1989 co-fondatore del Partito Verde di Malta
1990-1997 delegato al Partito Verde Europeo
1994 eletto per i Verdi al Consiglio Comunale di Swieqi, Malta
1997 eletto membro del Comitato Esecutivo del Partito Verde Europeo
1999 eletto Segretario Generale del "Partito Verde Europeo" (PVE)
2001-2003 eletto uno dei tre rappresentanti europei sul "Coordinamento dei Verdi Globali"
2003-2006 rieletto uno dei tre rappresentanti europei sul "Coordinamento dei Verdi Globali"
2003 nominato Cavaliere della Repubblica Italiana dal Presidente della Repubblica, Azeglio Ciampi
2003 rieletto Segretario Generale del PVE
2004 9,4% di preferenze alle elezioni al Parlamento Europeo, in quanto candidato dei Verdi maltesi
2005 Osservatore elettorale dell'Unione Europea in Burundi
Dal 1998 fino a tuttora direttore dell'organo ufficiale dei Verdi Europei, "Green Update" (Brussels)
La Manifestazione di Pila del 29 gennaio, così sui giornali: "500 persone alla Manifestazione contro la caccia"
«Nel delta del Po, principale area di passaggio e svernamento di molteplici specie di uccelli, la mattanza dovuta alla caccia è sempre più evidente. Centinaia di migliaia vengono abbattuti dai cacciatori nascosti nei canneti in bunker ben mimetizzati». Inizia così il comunicato della Lac (Lega per l'Abolizione della Caccia), pubblicato dal Gazzettino Rovigo il 13 gennaio, che con la collaborazione del coordinamento delle associazioni animaliste venete ha organizzando la manifestazione che si è tenuta il 29 gennaio in concomitanza con la fine della stagione venatoria, nell'estremo Delta, a Pila, famosa oltre che per la pesca, anche per l'elevato numero di cacciatori. «Questo tipo di caccia - continua la Lac - si svolge in un parco esistente sulla carta ma carente nelle strutture didattiche e nella tutela delle specie migratorie e svernanti, e, soprattutto, con poche aree interdette alla caccia. In particolare le aree di grande interesse naturalistico, private o demaniali, sono rese inaccessibili al pubblico dalle aziende faunistico-venatorie private, in cui inoltre grazie a regolamenti capestro provinciali e regionali, i controlli e le iniziative delle guardie venatorie sono in pratica impediti». Solidale, in merito ai contenuti espressi da chi ha organizzato la manifestazione, si era pronunciato il Wwf provinciale. «Siamo a disposizione – diceva il rappresentate Wwf Eddi Boschetti - a fornire tutti i nostri dossier bracconaggio nel Delta, raccolti in questi anni, ed eseguiti dalle nostre guardie volontarie». «Sicuramente – dichiarava Eddi Boschetti - porterebbe benefici a tutti, associazioni animaliste e venatorie, se ci fosse un riconoscimento del Delta come zona "Ramsar" d'importanza internazionale, per il semplice fatto che verrebbero a crearsi ambienti più chiari e facili da gestire». Il comunicato della Lac proseguiva ponendo l'accento sulla fragilità di un ecosistema unico per la presenza di animali appartenenti a specie protette in cui, «le condizioni di illegalità e impossibilità di controllo finora descritte risultano in un equilibrio irreparabilmente compromesso». «Per questo motivo - chiudeva la Lac - si chiede che il Delta del Po possa tornare in futuro al suo scopo originario di zona di ricovero e protezione di migliaia di uccelli migratori, il che impone il totale divieto di caccia ».
Il Gazzettino Rovigo del 22 gennaio riportava inoltre: “La situazionene nel Delta dela Po è da Far West". La Lav (Lega antivivisezione) e l'associazione Animal Freedom ponevano l’accento su «i gravi rischi per il paesaggio del Delta, dove le regole minime non sono rispettate e i bracconieri utilizzano richiami elettromagnetici vietati.” Inoltre “L'ambiente viene inquinato con migliaia di tonnellate di piombo che ristagnano nelle zone allagate», spiegava Sandro Guolo della Lav di Rovigo. «La manifestazione sarà di carattere nazionale per protestare contro l'assenza di controlli: vogliamo impegnarci a salvare il Delta del Po dai capanni, dai calibro 12 e dal massacro senza regole». La Lav e le associazioni animaliste definivano il Parco Delta del Po «un parco senz'anima, perché esiste sulle cartine ma è carente di tutela, non ha un presidente perché commissariato, è senza strutture didattiche e sentieri: una situazione che dimostra come gli interessi venatori continuino a predominare». Gli animalisti avrebbero protestato perché «le aree di maggior interesse naturalistico, private o demaniali, sono rese accessibili dalle aziende faunistico-venatorie solo a un pubblico di cacciatori».
Ancora il Gazzettino Rovigo scriveva il 26 Gennaio: «Il Delta è un esempio di pessima gestione venatoria, in un'area di altissimo valore ambientale e faunistico, dove il bracconaggio la fa da padrone», riportando una denuncia del consigliere regionale dei Verdi Gianfranco Bettin, che presentava la manifestazione del 29 a Pila, indetta dalle associazioni aderenti al Coordinamento Protezionistico Veneto (Enpa, Lac, Lav, Lipu, Una e Wwf) per discutere e affrontare i problemi legati alla caccia nel Delta e in Italia. Le stesse associazioni propongono l'abolizione del quorum della metà più uno per poter organizzare un referendum contro la caccia «senza che l'astensionismo vanifichi tutto». E invitavano alla manifestazione le forze politiche locali, i parlamentari e i candidati nella prossima campagna elettorale, il presidente della Provincia Federico Saccardin e l'assessore provinciale alle Risorse faunistiche Gino Sandro Spinello, gli assessori e i consiglieri della Regione, il commissario dell'Ente Parco. Perché «il paesaggio del Delta corre gravi rischi», visto che «le regole minime non sono rispettate e i caccia tori bracconieri fanno razzia di tutto ciò che passa sulle loro teste, utilizzando richiami elettromagnetici vietati. E inquinando l'ambiente con migliaia di tonnellate di piombo». L'invito a Pila non è stato rivolto ai rappresentanti di An e Lega nord, «in quanto queste formazioni politiche sono da tempo schierate chiaramente a favore della caccia . La loro presenza è superflua». Comunque, l’unica presenze alla manifestazione è stata quella del deputato dei Verdi Luana Zanella. «Il Parco del Delta – spiegava l'onorevole Zanella - protegge solo 80 chilometri quadri su un totale di circa 600, lasciando il resto alle doppiette. Dai dati ufficiali ricavati dai tesserini di caccia , risultano abbattuti circa 40mila uccelli l'anno. In realtà le associazioni contro la caccia stimano oltre 100mila abbattimenti l'anno». Anche perché «le aree di maggior interesse naturalistico, private o demaniali, sono rese accessibili dalle aziende faunistico venatorie solo a un pubblico di cacciatori», aggiungeva la Lega antivivisezione. «E queste assurdità - conclude Zanella - si accompagnano alla presenza di una centrale termoelettrica».
Nel frattempo, Allenza Nazionale organizzava una convegno filo-venatorio a Rovigo, che non passava inosservato, come sottolineava il 28 gennaio ancora il Gazzettino Rovigo. «Una manifestazione elettorale di partito pagata con denaro pubblico». Stroncatura più secca non poteva arrivare per il convegno sulle politiche venatorie venete svoltosi all'Hotel Europa di Rovigo giovedì 26 e organizzato dall'assessorato regionale di Elena Donazzan con ospite l'europarlamentare di An, Sergio Berlato. A lanciarla è stato l'assessore provinciale di Rovigo alle Risorse faunistiche, Gino Sandro Spinello, che, tra l’altro, al convegno era tra i relatori. Il referente di palazzo Celio per le attività venatorie non è stato tenero con l'impostazione aggressiva nella quale l'eurodeputato ha calato la sua requisitoria contro detrattori e oppositori alla caccia: «Avrei dovuto fidarmi di quanto mi assicuravano tanti cacciatori polesani - ha spiegato Spinello - Non volevo credere si trattasse solo di una parata elettorale. E invece alla fine si è persa un'altra buona occasione per discutere veramente con spirito di apertura fuori dal contingente delle politiche venatorie».
Nella stessa data il Gazzettino Rovigo riportava alcune dichiarazioni del Sindaco di Porto Tolle, Silvano Finotti: «Ci possono anche essere fenomeni che certamente non sono di esempio, ma affermare che nel Delta il bracconaggio la fa da padrone, credo sia offensivo per tutti i suoi abitanti». Finotti, come primo cittadino, si è sentito chiamato in causa dall'affermazione del consigliere regionale dei Verdi Gianfranco Bettin, in merito alla manifestazione contro la caccia.«Nessuno esclude che tali fenomeni ancora oggi ci siano - precisa Silvano Finotti, tra una telefonata e l'altra con le autorità preposte per capire come si svolgerà questa manifestazione -, ma confonderli totalmente con la caccia credo sia strumentale e fazioso». Il sindaco ha dato una sua interpretazione della differenza fra bracconaggio e attività venatoria. «Un conto è parlare di bracconaggio che giustamente va isolato, perseguito e punito, e a tal fine credo che l'attività svolta dalla vigilanza provinciale sia da elogiare - riprende Finotti -. Altra cosa è parlare di attività venatoria che interessa migliaia di persone in tutta Italia, e che è regolamentata da leggi sia nazionali che regionali. Infine, in riferimento alle parole espresse dal deputato verde Luana Zanella che ha messo in relazione la polemica sulla caccia con la centrale termoelettrica, ritengo inopportuno confondere la caccia con la presenza di una centrale sul territorio: le due cose sono decisamente diverse e dobbiamo pensare che la loro confusione sia creata ad arte».
Intanto, alla vigilia della manifestazione, continuavano le dichiarazioni delle associazioni aderenti. La Lipu focalizzava il discorso su aspetti tecnici e legali che interessano l'area del Delta. «Nonostante vi sia già una tutela dell'Unione Europea con Rete Natura 2000, e che l'area faccia parte interamente di un'Iba, ossia un'area importante per gli uccelli, e che sia in parte tutelato da un parco regionale - dichiarava Marco Gustin, responsabile Specie e ricerca della Lipu -, è oggi urgente intensificare la vigilanza e dare una maggiore protezione legale al territorio del Delta». La Lega italiana protezione uccelli punta poi il dito sulla caccia che si svolge all'interno delle aziende private: «La caccia nel Delta del Po si svolge in una ventina di aziende faunistico-venatorie, e in oltre 300 siti autorizzati rappresentati dalle "botti" (strutture in cemento armato mimetizzate dalle canne) e nei "palchetti", grandi strutture in grado di ospitare le barche dei caccia tori - proseguono alla Lipu -. Il bracconaggio è un fenomeno ancora molto diffuso, con l'uso di impianti acustici illegali per il richiamo di anatre, l'utilizzo di fucili senza limiti di colpi, l'abbattimento di uccelli appartenenti a specie protette che si estende a numerose specie di rapaci, aironi e limicoli».
Il Gazzettino Rovigo, la mattina della manifestazione, riportava la notizia di un consiglio comunale anomalo tenutosi il 27 gennaio a Porto Tolle, comune dove è ricompresa la località di Pila. Degli otto argomenti da trattare, cinque erano stati rinviati a data da destinarsi, poiché l'attenzione era tutta rivolta alla manifestazione anticaccia programmata a Pila. Il tema era emerso in seguito alle comunicazioni del sindaco già anticipate sul Gazzettino, con l'intero Consiglio che aveva fatto propria la preoccupazione espressa da Finotti in merito all'iniziativa contro la caccia. La stessa minoranza, con il consigliere Alberto Bergantin, aveva chiesto la messa all'ordine del giorno dell'argomento, definendo le affermazioni fatte dalle associazioni animaliste come "gratuite e qualunquiste". Tutto il consiglio comunale alla fine si era detto d'accordo sul fatto che la scelta di Pila come luogo di svolgimento del corteo fosse "chiaramente provocatoria", e per questo il sindaco si era messo in contatto con Prefettura e Questura per fare in modo che ”non nascessero tensioni e possibili incidenti che potessero mettere a repentaglio l'incolumità dei cittadini”.
Infine, oggi il Gazzettino Rovigo così ha titolato: “Porto Tolle, quasi cinquecento persone alla manifestazione ambientalista organizzata a Pila” “ Corteo anticaccia senza incidenti, all'alba il Wwf ha dimostrato l'uso dei richiami acustici proibiti”. Di seguito riportiamo il testo dell'articolo.
Le ansie e le preoccupazioni sorte alla vigilia della manifestazione nazionale anticaccia sono passate. I quasi cinquecento partecipanti al corteo di ieri a Pila, tra i quali il deputato dei Verdi Luana Zanella, hanno percorso il paese e la sommità arginale pacificamente, attorno alle 11 del mattino. Già all'alba, però, accompagnati dal Wwf di Rovigo, si era potuta raggiungere Boccasette, nella laguna di Barbamarco, «perché ci si rendesse conto - affermavano gli ambientalisti - degli illeciti richiami acustici che nel Delta, da Caleri alla Bottonera, avvengono in tutti i giorni in cui si pratica la caccia». Arrivati sul posto è ancora buio pesto e l'unico suono è quello di un mare abbastanza eccitato e impetuoso. Per venti minuti, nulla. Improvvisamente, un assordante canto di uccelli inizia. Troppo perfetto, chiaro, ripetitivo ed esteso per confonderli con veri canti di uccelli. D'un tratto la laguna di Barbamarco echeggia di artificiali canti di germani, alzavole e fischioni. «Dal dicembre 2004, su diciotto monitoraggi - spiega Eddi Boschetti - abbiamo avuto il cento per cento di riscontro». Quello che chiede il Wwf, per risolvere il problema, è «che anche le lagune diventino, almeno in parte, zona parco». A Pila la prima persona che si incontra è il presidente di Federcaccia Lorenzo Carnicina. «Vogliamo evitare polemiche», sottolinea con tono pacato mentre beve un caffé al bar. E sui richiami acustici replica che «chi commette infrazioni è giusto che paghi secondo quanto stabilito dalla legge. Dire che i cacciatori sono bracconieri, però, significa solo strumentalizzare». Facendo eco al sindaco Finotti. Intanto il corteo inizia a muoversi, per ribadire il no alla caccia camminando tranquillamente sugli argini e fra le strade di Pila, con davanti il camino della centrale termoelettrica.
Trovate una galleria di foto della manifestazione qui, ed una pagina sulla manifestazione è presente anche sul blog Lavocetta di Maria Luisa.
Domenica 29: le previsioni del tempo nel Nord Italia e nel Delta
All'insegna della variabilità le previsioni per Domenica mattina 29 Gennaio 2006. Le temperature dovrebbero aumentare e la neve dovrebbe lasciare quindi il campo alla pioggia. Di seguito potrete controllare le previsioni aggiornate di tre ore in tre ore per varie città del Nord e per il Delta del Po (località di Adria, Porto Viro. Taglio di Po e Porto Tolle, quest'ultima la più vicina a Pila, sede della Manifestazione Nazionale Anticaccia); per domenica sono previste nel Delta piogge deboli, che potrebbero anche essere assenti nella tarda mattinata, mentre le temperature sono in aumento di parecchi gradi rispetto ai -8 dei giorni scorsi. Ecco le previsioni, potete cliccare su ogni nome di città per scoprire il relativo meteo: Milano, Bergamo, Brescia, Verona, Padova, Venezia, Rovigo, Parma, Bologna, Ferrara, Ravenna, Adria, Porto Viro, Taglio di Po, Porto Tolle.

La Lipu: "Fermare la strage al Delta Po"
Dopo l’appello del 18 gennaio con il quale chiedeva alla Regione Veneto di fermare la caccia nel Delta del Po a causa del ghiaccio, la LIPU torna a chiedere provvedimenti per arrestare la strage di uccelli migratori che ogni anno svernano, provenienti dal Nord Europa, nella più preziosa area umida italiana. E lo fa partecipando alla manifestazione indetta per domenica 29 gennaio a Pila, in provincia di Rovigo, dalla Lega Abolizione Caccia (LAC) e alla quale parteciperanno numerose associazioni ambientaliste e animaliste. I numeri degli abbattimenti di uccelli nel Delta del più grande fiume italiano sono da brivido: si stima che 100.000 esemplari (40.000 gli abbattimenti ufficiali rilevati) vengono uccisi ogni anno dagli oltre 1.500 cacciatori, tra cui varie specie di anatre che secondo i recenti dati diffusi dalla LIPU e BirdLife International, la più estesa rete mondiale in difesa degli uccelli e della natura, sono in costante calo in Europa, come Moretta, Mestolone e Moriglione. Neanche il freddo intenso delle ultime settimane, che ha spostato molti uccelli verso il Delta del Po veneto, attratti dalla presenza di acqua salmastra priva di ghiaccio, ha fermato la mattanza di uccelli selvatici, lasciati in esclusiva gestione al mondo venatorio e privi di quella salvaguardia che un tale patrimonio internazionale avrebbe meritato di ottenere dalla Regione Veneto. <<Nonostante vi sia già una tutela dell’Unione Europea con Rete Natura 2000, che l’area faccia parte interamente di un’IBA, ossia un’area importante per gli uccelli, e che sia in parte tutelato da un parco regionale – dichiara Marco Gustin, Responsabile Specie e Ricerca della LIPU – è oggi urgente intensificare la vigilanza e dare maggiore protezione legale all’area>>. La caccia nel Delta del Po si svolge in una ventina di aziende faunistico venatorie, e in oltre 300 siti autorizzati rappresentati dalle “botti” (strutture in cemento armato mimetizzati dalle canne) e nei “palchetti”, grandi strutture in grado di ospitare le barche dei cacciatori. Il bracconaggio è un fenomeno ancora molto diffuso, con l’uso di impianti acustici illegali per il richiamo di anatre, l’utilizzo di fucili senza limiti di colpi, l’abbattimento di uccelli appartenenti a specie protette, che si estende a numerose specie di rapaci, aironi e limicoli.

Manifestazione anticaccia di Pila (Rovigo): il Wwf scrive ai politici e agli amministratori.
Questo è il testo della lettera:
Le associazioni CPV (coordinamento protezionistico Veneto), ENPA, LAC, LAV, ENPA, LIPU, UNA, WWF si sono unite per organizzare una manifestazione a carattere nazionale contro la caccia nel delta del Po. La zona è stata scelta come paradigmatica di una pessima gestione venatoria in un’area ad altissimo valore ambientale-faunistico, protetta anche dalla Comunità Europea, dove il bracconaggio la fa da padrone. La zona del delta del Po ospita moltissime specie di uccelli migratori e stanziali, che diventano ambite prede dei cacciatori. La caccia nel delta è caratterizzata da una situazione di scarsi e difficili controlli che viene ampiamente sfruttata, anche in senso economico, dai bracconieri locali che commettono una vasta gamma di illeciti (registratori, fucili a più di tre colpi, abbattimento di specie protette …). I numerosi bracconieri hanno buon gioco sia per la vastità del territorio sia per la natura assai complessa dell’ambiente sia per la presenza di vedette locali che avvisano i bracconieri dell’arrivo della vigilanza sia, infine, per la ridotta presenza di controllori. La manifestazione, che avrà solo carattere simbolico e pacifico, si terrà domenica prossima a Pila e terminerà con un piccolo buffet vegetariano. La manifestazione è aperta a tutti (per informazioni contattare il WWF sez. di Rovigo 0425-28159 o la LAV di Rovigo).Per discutere dei problemi legati alla caccia nel delta del Po e per ascoltare le proposte dei proponenti, fra cui l’ipotesi dell’abolizione del quorum nei referendum abrogativi, le associazioni organizzatrici chiedono alle forze politiche, ai singoli parlamentari impegnati nella prossima campagna elettorale, al presidente dell’Amministrazione Provinciale, all’Assessore Provinciale alla caccia e Pesca, agli assessori e consiglieri regionali del Veneto ed al Commissario dell’Ente Parco, di partecipare alla manifestazione. Per ora ha dato l'adesione la parlamentare verde Luana Zanella (secondo quanto riportato dal Gazzettino di Rovigo in data 22 gennaio 2006). L’invito non è stato (volutamente) esteso ai rappresentati locali e regionali di Alleanza Nazionale e Lega Nord in quanto queste formazioni politiche sono da tempo chiaramente schierate a favore della caccia e sono promotrici, tanto a livello nazionale quanto a livello locale, di provvedimenti e proposte di legge deleterie che, qualora approvate, ci riporterebbero indietro di 30 anni e più. La loro presenza è stata pertanto giudicata dagli organizzatori del tutto superflua.

Domenica 29 gennaio 2006 le Associazioni protezionistiche organizzano una manifestazione nazionale contro la caccia a Pila in provincia di Rovigo sul Delta del Po per chiederne la protezione.
Il Delta del Po nonostante sia tutelato dalla Comunità Europea resta un terreno di mattanze di migliaia di uccelli.
Il Delta del Po, area di inestimabile valore ambientale soprattutto per l’ospitalità che da a centinaia di specie di uccelli migratori, in particolare a quelli svernanti dal nord Europa, attualmente sulla carta risulta doppiamente tutelato dalla Comunità Europea tramite la Direttiva "Habitat" e la direttiva "Uccelli" che lo considerano un Sito di Importanza Comunitaria (SIC) e una zona di Protezione Speciale (ZPS). Nonostante questo alto grado di protezione nella realtà il Delta del Po resta un’area di stragi e mattanze di migliaia di uccelli migratori, anatre e limicoli in particolare, perché il parco regionale istituito nel 1997 protegge solo 80 chilometri quadri su un totale di circa 600, lasciando carta bianca alle doppiette nella maggior parte della sua estensione. Il Parco inoltre viene sistematicamente boicottato e le sue tabelle spesso vengono fatte sparire. Nel Delta si cacciano anatre e limicoli nelle botti, strutture in cemento armato mimetizzate dalle canne, o nei palchetti, detti "coeie", molto più grandi dove trova riparo anche la barca, per un totale di 351 siti autorizzati. Esiste poi la caccia nelle Aziende Faunistico Venatorie (AFV), che corrispondono alle valli da pesca, circa una ventina. La vigilanza venatoria in quest’area risulta pressoché proibitiva: nelle Aziende Faunistico Venatorie per effettuare i controlli, essendo aree recintate, bisogna preannunciarsi al cancello di ingresso annullando l’efficacia del controllo, nel resto del delta gli spostamenti, molto difficoltosi, vanno fatti in barca ed inoltre vi sono delle vedette con cellulari e ricetrasmittenti che comunicano la presenza delle Guardie. Il bracconaggio è diffusissimo e cronico, un gruppo di volontari lo scorso anno su 20 uscite ha sempre registrato atti di bracconaggio, che nella maggior parte dei casi riguardano l’uso di impianti acustici con l’emissione del richiamo delle anatre (Germani, Fischioni, Alzavole, Marzaiole, ecc.), l’utilizzo di fucili senza limiti di colpi contro il limite di tre previsto per legge, l’abbattimento di uccelli protetti. I cacciatori iscritti all’Ambito di Caccia (ATC) del delta sono circa 1547 (dati di qualche anno fa), più 160 ospiti, ai quali si aggiungono quelli facoltosi delle aziende faunistico venatorie; le botti all’apertura della caccia vengono occupate anche una settimana prima da amici, famigliari, parenti, che vi dormono all’interno per non perdere il posto; la percentuale di cacciatori fra la popolazione in alcuni comuni del delta è pari a circa il 4% della popolazione contro lo 0,8% della regione Veneto. Recentemente a Porto Viro sono stati rinvenuti in un’abitazione di un privato i corpi di 373 uccelli protetti da imbalsamare, alcuni appartenenti a specie rare e/o superprotette come: Aironi bianchi maggiori, Aironi rossi, Albanelle reali, Avocette, Beccacce di mare, Cavalieri d’Italia e Tarabusi. La Polizia Provinciale di Rovigo per la vigilanza del Delta dispone di sole sei uomini con un rapporto di circa 104 chilometri quadri a guardia e 285 cacciatori a guardia. La Provincia di Rovigo invece di incentivare le quattro guardie volontarie delle associazioni ambientalistiche, recentemente ha approvato un regolamento capestro che le ha costrette ad abbandonare dal giugno 2005 la loro preziosa e gratuita attività di vigilanza venatoria nell’area. Dai dati ufficiali ricavati dalla lettura dei tesserini di caccia risultano abbattuti circa 40.000 uccelli l’anno (25.000 circa nelle AFV e 15.000 circa nell’ATC), in realtà si possono stimare abbattimenti pari ad ameno 100.000 uccelli l’anno e oltre, solo per la provincia di Rovigo. Per tutti questi motivi la LAC Lega per l’Abolizione della Caccia invita tutti a partecipare a questa importante manifestazione per chiedere la tutela di tutto il Delta del Po così come previsto dalle Direttive Comunitarie e dalla legge sulla caccia, la L.157/92, che prevede il divieto di caccia nelle aree interessate dalle rotte di migrazione degli uccelli selvatici. Andrea Zanoni, presidente della LAC Lega Abolizione Caccia del Veneto, ha dichiarato: "Domenica manifesteremo soprattutto per ricordare che nel Delta si caccia in contrasto con quanto viene richiesto dalla Comunità Europea che tutela questa area considerandola un Sito di Importanza Comunitaria e una Zona di Protezione Speciale. Alla faccia della protezione speciale sul delta si consente una carneficina di 100.000 uccelli migratori ogni anno in barba alle direttive comunitarie e al buon senso che dovrebbe portare a tutelare a parco tutto il Delta del Po, tutela che chiediamo a gran voce ai parlamentari e agli amministratori locali." Catia Acquaviva, consigliere nazionale della LAC ha aggiunto: "Dalle Valli bresciane alle valli del delta del Po la LAC lotta contro lo sterminio del popolo migratore, valli accomunate dall’esagerato abbattimento di specie cacciabili e protette dove le regole dettate dai cacciatori arrivano sino alla politica e nelle aree dove i migratori svernano, li queste creature vengono attirate anche con mezzi illegali e abbattute a migliaia per il consueto massacro.
Domenica 29 gennaio 2005: Manifestazione Anticaccia a Pila, nel Delta del Po, località che per la sua struggente bellezza ispirò la più bella poesia di Eugenio Montale
Prima della seconda guerra mondiale, il vecchio faro di Pila, poi demolito, era più o meno dove adesso c’è Pila stessa: porticciolo, imbarcazioni, 400 abitanti e una banca, e questo ti fa capire come la pianura si sia allungata. In "Veneto Felice" Giovanni Comisso ha raccontato di quando vi si raccoglievano i canneti e sembrava d’esser giunti "in un’isola malese". Anche lui arrivò qui dove "il Po non aveva più corrente e le onde che si scioglievano sulla spiaggia rigurgitavano su di esso". In precedenza, Eugenio Montale ne "Il Corriere della Sera" del 6 ottobre del 1954, riportò una felice recensione nei confronti del «giovane rovigotto» Gian Antonio Cibotto e le sue "Cronache dell’alluvione", libro uscito appunto nel 1954 e dedicato alla grande alluvione che colpì il Polesine nel 1951. Dice Cibotto: «Montale, incuriosito dai miei racconti riportati nel libro, mi fece sapere che avrebbe voluto visitare i luoghi dove si erano sviluppati, il delta dove avevo già "portato" Pavese, Vittorini, Levi e molti altri ancora... Appena ci incontrammo sulla piazza di Contarina, mi chiesi come avrei fatto a portare a termine l’"impresa"... Eh sì, un’impresa: sua moglie, che l’accompagnava, era mezza cieca, con quelle lenti spesse come il fondo di un bicchiere e Montale claudicava come una mucca a tre zampe. Ci avviammo verso Scano Boa, l’isola in cui registrai una storia di ordinaria "fatalità"». Montale, nel nostro girovagare tra i canali sepolti dalle canne, stupito dal mistero di quei luoghi, fece riferimento all’ineluttabilità del destino. Ma quando ormeggiammo a Pila, dove intendevo condurlo al mercato del pesce, fu affascinato dalla visione del grande faro per i naviganti, dove il Po si tuffa in mare: il nuovo faro di Punta Maestra che ha sostituito quello di Pila. Ci fu consentito di salire e una volta raggiunta la sommità della sorgente luminosa, Montale fu colpito da un’evidente emozione di fronte allo scenario del panorama che ci attorniava. A un tratto incominciò a cantare strofe di romanze che gli passavano per la mente, di un repertorio quasi infinito. Io e sua moglie, in silenzio, assistevamo incantati a quel concerto di una voce in cielo accompagnata dal vento del delta, che finiva nel mare. Rimanemmo quasi un’ora sulla cima del faro e, discendendo poi quella serie di scalini tortuosi, il Poeta mi riferì che in gioventù aspirava a diventare un cantante lirico, un baritono. "Poi" mi confidò, alquanto corrucciato, "il mio maestro di canto morì e io abbandonai sul nascere il mio sogno, per intraprendere un’altra strada". Intanto, sulla strada del ritorno ogni tanto venivamo avvolti dalla nebbia. Montale mi chiese cosa rappresentasse per me la nebbia. La nebbia è il "tabarro" che indossavano i nostri contadini in inverno. La nebbia ti copre e ti protegge, annulla tutto. Questa casa dove ora ci troviamo, è accanto a una strada trafficata, invasa dai rumori. Quando cala la nebbia, il "baccano" delle macchine non si sente più. E così si può sognare e pensare, custoditi in una sorta di eremo appartato, dove la fantasia ritrova la dimensione perduta».Accompagnandomi alla porta, tra quei meandri di libri accampati, Cibotto, «il Toni», saluta a mezza voce. «"...l’iride breve, gemella / di quella che incastonano i tuoi cigli / e fai brillare intatta in mezzo ai figli / dell’uomo, immersi nel tuo fango, puoi tu / non crederla sorella?...". E "L’anguilla", la poesia più bella di Montale. Se il Poeta non avesse letto le mie "Cronache dell’alluvione" che lo indussero a visitare il Delta del Po, probabilmente questa grande. poesia, "liberata" un pomeriggio sul faro di Pila, sarebbe rimasta nascosta dentro di lui, per sempre». Fatalità. A Pila di Porto Tolle (Rovigo) si svolgerà domenica 29 gennaio 2006 la manifestazione di fine stagione venatoria organizzata dalla Lega Abolizione Caccia in collaborazione con il coordinamento delle associazioni animaliste venete. Nel Delta del Po, principale area di passaggio e svernamento di moltitudini di specie di uccelli, la mattanza dovuta alla caccia e' sempre piu' evidente. Centinaia di migliaia vengono abbattuti dai cacciatori nascosti nei canneti in capanni ben mimetizzati. Questo tipo di caccia si svolge in una parco esistente sulla carta ma carente nelle strutture didattiche e nella tutela delle specie migratorie e svernanti, e soprattutto con poche aree interdette alla caccia. In particolare le aree di grande interesse naturalistico, private o demaniali, sono rese inaccessibili al pubblico dalle aziende faunistico-venatorie private , in cui inoltre grazie a regolamenti capestro provinciali e regionali, i controlli e le iniziative delle guardie venatorie sono in pratica impediti. E' evidente che in un ecosistema così fragile, unico per la presenza di animali appartenenti a specie protette, le condizioni di illegalità e di impossibilità di controllo finora descritte risultano in un equilibrio irreparabilmente compromesso. Per questo motivo si chiede che il Delta del Po possa tornare in futuro al suo scopo originario di zona di ricovero e protezione di migliaia di uccelli migratori, il che impone il totale divieto di caccia. Da Milano e' prevista l'organizzazione di un autobus, al costo di 15 euro, con partenza dal piazzale della stazione della metropolitana di Molino Dorino il 29 gennaio alle ore 6.45; il rientro e' previsto per le ore 20. Al termine del corteo verra' festeggiata la chiusura della stagione venatoria con vino e torte vegan.
Per informazioni, adesioni, contributi in cibo:
Lega Abolizione Caccia - Lombardia
Email: info@abolizionecaccia.it
Tel: 0247711806
Cell: 3388713534 (Prenotazione pullman e creazione dolci)
Sito Web: http://www.abolizionecaccia.it
(Nella foto: Tabula rasa a Pila, Rovigo)
500mila fumatori in meno in Italia ad un anno dalla ''legge antifumo'', voluta dall'ex ministro Girolamo Sirchia
Il fascino di un Bogart e della sua ombrosa espressione offuscata dalle capriole di fumo di una sigaretta? Roba da ''matusa''. Fumare è ormai fuori moda, non si usa più, così almeno, dice qualcuno. Il premier spagnolo, il socialista José Luis Rodríguez Zapatero, sostiene addirittura che fumare è di destra, un invito, quindi, ai suoi sostenitori di lasciare questa usanza che discorda col credo politico scelto. In Inghilterra poi, ci sono aziende che se solo sanno che ti spippi una ''paglia'' a casa manco ti prendono a lavoro (leggi).
Beh, sembra proprio che sia arrivata l'alba del ''fumatore'', e forse gli ultimi che rimarrano verranno rinchiusi in speciali riserve dove potranno essere osservati e studiati da scolaresche, che da dietro le sbarre gli sputacchieranno sopra e guarderanno con biasimo quei uomini del passato, che si dedicavano alla produzione di fumo tramite canule bianche piene di sostanza vegetale essiccata e sostanze cancerogene.
Anche in Italia il numero della ''specie'' si va assottigliando e la prova la si ha andando a vedere il risultato conquistato dalla legge antifumo, entrata in vigore l'anno scorso per volere dell'ex ministro della Sanità Girolamo Sirchia: ad un anno esatto dall'entrata in vigore della legge 3/2003 sulla tutela della salute dei non fumatori, oltre mezzo milione di italiani hanno deciso di dire addio alle 'bionde'.
Questa diminuzione del numero dei fumatori riguarda sia gli uomini che le donne che nella scelta di spegnere le sigarette hanno attribuito all'entrata in vigore della legge una notevole importanza.
E non è questo l'unico risultato. 12 mesi di divieto di fumo nel locali pubblici ha fatto registrare altri due risultati inaspettati: una riduzione complessiva del 5,7% nella quantità venduta di sigarette nel periodo gennaio-novembre 2005 rispetto all'anno precedente, ed una riduzione dei ricoveri per infarto acuto del miocardio pari al 7% nei primi due mesi del 2005, secondo i primi risultati di un indagine condotta in 4 regioni.
A stilare un primo bilancio degli effetti prodotti dalla legge antifumo sono stati in questi giorni gli esperti del ministero della Salute in occasione del convegno ''Tutela della salute dei non fumatori: un bilancio dopo un anno di applicazione della legge'', organizzato dal Centro nazionale prevenzione e controllo malattie (Ccm) dello stesso dicastero.
Lo stop alle sigarette in bar e ristoranti, dunque, non sembra aver allontanato gli italiani, almeno stando ai dati delle indagini presentate oggi al ministero della Salute: il 9,6% del campione intervistato afferma infatti di recarsi più spesso di prima nei locali pubblici e per la maggioranza (83%) l'abitudine a frequentare questi luoghi non è assolutamente cambiata con l'entrata in vigore della legge.
Lo ''zoccolo duro'' di incalliti fumieri - questa una nota dolente per il ministero -, ha continuato ad avere facile vita nei luoghi di lavoro: l'86,8% degli italiani si dice favorevole al divieto di fumo nei posti di lavoro (erano l'85% nel 2004), ma solo il 69% ritiene che tali divieti vengano rispettati.
Comunque, i risultati ottenuti sono stati ritenuti più che soddisfacenti dal sottosegretario alla Salute, Domenico Di Virgilio e dal presidente della Lega italiana lotta contro i tumori (Lilt) Francesco Schittulli. ''La legge italiana sul fumo - ha commentato Di Virgilio - è presa ad esempio anche da altre nazioni (domenica 1 gennaio in Spagna è entrata in vigore una legge antifumo molto simile a quella italiana, ndr) ed è una legge che guarda lontano poiché, oltre all'obiettivo a breve termine di una riduzione dei fumatori già conseguita con successo, mira sul lungo termine ad una tutela più ampia della salute dei cittadini, identificando appunto nel tabagismo uno dei principali fattori cronici di patologie".
Come accennato, guarda con favore ai dati relativi ad un anno di applicazione della legge anche il presidente della Lilt, Schittulli, il quale ha sottolineato come un dato sorprendente sia proprio rappresentato dall'"alto senso civico" dimostrato dagli italiani: ''la maggioranza ha rispettato i divieti di fumo di buon grado - ha osservato - e soprattutto nei locali pubblici, come bar e ristoranti, dove si temeva che il divieto sarebbe stato mal tollerato''.
A sottolineare i passi avanti fatti grazie alla legge anche il direttore generale della prevenzione sanitaria del ministero della Salute, nonché direttore operativo del Ccm, Donato Greco: ''Dopo l'acqua potabile e le vaccinazioni - ha detto - l'abbattimento del tabagismo rappresenta lo strumento più efficace in termini di prevenzione per patologie gravi. In questo senso, l'Italia ha fatto da apripista confermandosi leader mondiale di una legge puntata alla protezione della salute dei non fumatori''.
I fumatori Italiani secondo l'Istat
Secondo un indagine Istat, nel periodo dicembre 2004-marzo 2005 i fumatori in Italia sono 11 milioni e 221 mila, pari al 22,3% della popolazionedi 14 anni e più. Sono il 28,5% dei maschi e il 16,6% delle femmine; la percentuale più alta di fumatori si localizza nell'Italia centrale (24,3%), la più bassa al Sud (20,9%).
Età - L'età media in cui gli uomini cominciano a fumare è più bassa rispetto a quella delle donne (17,6 contro 19,5). I fumatori abituali (coloro che fumano tutti i giorni) sono l'89,7% del totale dei fumatori e il 20,3% della popolazione e consumano mediamente 14,8 sigarette al giorno.
Più di 20 sigarette al giorno - La quota dei ''forti fumatori'' (20 e più sigarette al giorno) è pari al 37,1% dei fumatori abituali. Il 21,9% dei fumatori ha dichiarato di aver tentato di smettere di fumare nei 12 mesi precedenti l'intervista. In particolare confrontando la quota registrata nel dicembre 2004 con quella di marzo 2005, tra i fumatori adulti (30-59 anni) si evidenzia un incremento di circa 4 punti percentuali (dal 19,7% al 23,6%).
Nel 1980 - Nel 1980 i fumatori erano oltre un terzo della popolazione di 14 anni e più (34,9%) con differenze di genere molto marcate: fumava oltre la metà degli uomini (54,3%), mentre tra le donne meno di una su cinque (16,7%) si dichiarava fumatrice.
Aviaria: Luana Zanella (Verdi) interroga i Ministri dell’Interno, della Salute e delle Politiche Agricole e Forestali sui traffici venatori con la Turchia
Oggi Luana Zanella ha presentato una Interrogazione a Risposta scritta, per sapere, premesso che: il 10 gennaio 2006 la LAC (Lega Abolizione Caccia) ha reso nota, con un comunicato stampa, la notizia secondo la quale, nonostante l'annunciato blocco della caccia ai volatili selvatici da parte delle autorità Turche (relativamente alle regioni orientali), continuano ad essere organizzati, anche con il supporto logistico di agenzie turistiche specializzate, viaggi venatori da parte di singoli e di gruppi di cacciatori; è purtroppo noto che simili mete sono possibili pagando poco denaro e, avendo amicizie in loco, i divieti di caccia per gli stranieri possono essere comodamente aggirati; la LAC denuncia la pericolosità che "discutibili" certificati veterinari turchi di esportazione della selvaggina abbattuta, possano essere sufficienti per il transito attraverso le frontiere italiane, viste le difficoltà logistiche per l'analisi sanitaria tempestiva degli esemplari selvatici, oggetto delle consuete mattanze venatorie degli stranieri (Italiani in prima fila), che si recano in Turchia per cacciare uccelli acquatici e altri migratori (anatre, beccacce); se il Governo voglia rendere noti tutti i dati delle recenti autorizzazioni al trasporto transfrontaliero di armi da caccia con destinazione Turchia; se non ritenga opportuno informare il Parlamento se è stato effettuato il blocco incondizionato dell'importazione in Italia di selvaggina abbattuta in Turchia e nei paesi confinanti.

Aviaria, contagio all'uomo più facile del previsto; Sirchia: "Italia impreparata"
Uno studio ha dimostrato che la trasmissione dell’aviaria tra polli e uomo è molto più facile e diffusa del previsto ma anche che in molti casi questo contagio non porta altro che a lievi sintomi influenzali . L’incidenza della malattia è però più alta del previsto tra gli uomini. Lo rivela un’indagine pubblicata sugli Archives of Internal Medicine e diretta da Anna Thorson del Karolinska Institutet di Stoccolma. Gli esperti hanno considerato tra l’inizio di Aprile e la fine di Giugno nel 2004 un campione di 45478 abitanti del distretto di FilaBavi in Vietnam. Il Vietnam è stato tra i paesi più duramente colpiti dal virus H5N1, con 87 persone contagiate, 38 decessi e 1838 focolai d’infezione nel pollame verificati nel Luglio dell’ultimo anno (2005). Gli esperti hanno somministrato un questionario ai partecipanti per verificare il grado di contatto con il pollame, lo stato socio-economico delle persone intervistate, il loro stato di salute. È emerso che 8149 individui (17,9 per cento del campione) hanno riportato sintomi influenzali, 38.373 persone (84,4 per cento del campione) aveva pollame, 11.755 individui (25,9 per cento del campione) ha avuto casi di infezione o morte di pollame nella propria abitazione. Lo studio evidenzia il fatto che il contatto diretto con pollame malato o morto è associato a un rischio di contagio maggiore rispetto a quanto ritenuto finora ma che poi molte delle infezioni non sono affatto gravi e mortali come i casi di vittime di H5N1 documentati e resi noti con un certo allarme la cui notizia ha fatto presto il giro del mondo. Tuttavia, hanno concluso gli autori, è innegabile che l’incidenza della malattia sia più alta del previsto tra gli uomini. A fronte di tutto ciò, l'ex Ministro della Salute Girolamo Sirchia, silurato dalla sua stessa componente politica a acusa del suo impegno contro il fumo, ha dichiarato che "L'Italia è impreparata contro linfluenza aviaria. Negli anni scorsi abbiamo scongiurato l'arrivo della Sars con misure straordinarie di sorveglianza. Adesso, invece, stiamo commettendo degli errori gravissimi, primo fra tutti non fare subito nelle Asl le esercitazioni anti-pandemia." In un'intervista a La Stampa Sirchia spiega perche non si sta facendo abbastanza mentre il virus H5N1 è ormai alle porte. Secondo l'immunologo ed ematologo, per fermare il virus dei polli è piu utile la prevenzione dei farmaci antivirali, la cui reale efficacia sull'uomo e tutta da verificare. Quella contro l'influenza aviaria è una corsa a ostacoli - avverte Sirchia - Non ce un minuto da perdere, bisogna muoversi subito per isolare i possibili focolai, perche non basta prenotare dosi di farmaci e vaccini per la cui produzione serviranno mesi. Per l'ex responsabile della Sanita italiana, il piano nazionale contro la possibile pandemia da aviaria va verificato nel concreto. Non si blocca il contagio con un progetto che resta sulla carta. Sirchia sostiene che il monitoraggio degli allevamenti di polli è determinante e deve avvenire a tappeto. Ora i dati epidemiologici sono insufficienti, è indispensabile una mobilitazione eccezionale di personale e mezzi, perche l'Italia e tuttaltro che al sicuro. In Veneto ci sono gia stati casi di contagio provocati da altri ceppi di virus aviari. Incombe il pericolo che l'H5N1 segua strade analoghe e se il virus mutasse riuscendo a passare da uomo a uomo sarebbe rischiosissimo. Secondo Sirchia, il coordinamento della Commissione europea non è sufficiente. Gli interessi nazionali - dice - prevalgono colpevolmente sulla difesa della salute pubblica. Il cordone sanitario è tutto da dimostrare. Le chiave per capire se il piano anti-pandemia funziona davvero sono per l'ex ministro le simulazioni di emergenza. Perche è assurdo - aggiunge - mettere alla prova la macchina dei soccorsi a epidemia gia in corso. Ma il punto piu debole della strategia anti-aviaria è quello che riguarda il coordinamento degli interventi. Non e abbastanza chiaro a chi spetti il compito di dirigere le operazioni e come debbano svolgersi i soccorsi sanitari per arginare il contagio. Profilassi e trattamento hanno zone dombra - conclude Sirchia - quindi non aver ancora accertato sul campo i dettagli operativi del cordone sanitario puo costare carissimo.
