B.I.N. 2006

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mercoledì, 27 settembre 2006

Caccia: Verdi, Rifondazione e forse Rosa Nel Pugno non voteranno il Decreto

Nella nuova stesura del Decreto, dopo gli emendamenti, le misure dettate dallo Stato non sono più di "conservazione" (come prescrive la Direttiva CEE), ma di "protezione";, e non sono più inderogabili e fisse, perché valgono solo "fino all'adozione dei provvedimenti regionali... o all'adeguamento di quelli già adottati", mentre sono state fatte diventare "eventuali" le ulteriori misure di conservazione da dettare con apposito decreto ministeriale come requisiti minimi uniformi che le Regioni dovranno rispettare: è stato soppresso il divieto di caccia prima della 1° domenica di ottobre, estendendo così l'attività venatoria nelle ZPS di ben due settimane, ed è stata altresì concessa la caccia di selezione agli ungulati anche nella preapertura dell'attività venatoria.

La popolazione della fauna selvatica dovrà per di più essere mantenuta o adeguata dallo Stato tenendo conto anche delle esigenze "ricreative" della caccia, per garantire le quali il parere dell'Istituto Nazionale della Fauna Selvatica rimane "previo" ed "obbligatorio", ma non più
vincolante riguardo alle piccole quantità dei prelievi in deroga.

Sono state approvate misure meno stringenti per elettrodotti, impianti di risalita e centrali eoliche: è stata infine inserita una apposita "clausola di salvaguardia" che fa salve le competenze riconosciute alle Regioni a statuto speciale e alle Province Autonome di Trento e di Bolzano.

Nella giornata di giovedì 21 settembre 2006 la Commissione Agricoltura ha approvato un ulteriore emendamento per recepire il parere consultivo espresso e comunicato nel frattempo dalla Commissione per l'Unione Europea.

"Gli emendamenti approvati dalla Commissione Agricoltura - dichiara Rodolfo Bosi, responsabile VAS per parchi e territorio "sono l'espressione tangibile di come questa maggioranza di centro-sinistra, con l'appoggio dell'intero gruppo dei Verdi, preferisca sacrificare la tutela di un patrimonio indisponibile dello Stato (quale è quello della fauna selvatica) ad interessi di parte di tipo sia "politico" (della maggioranza delle Regioni, in quanto di centro-sinistra) che "ricreativo" (delle associazioni venatorie appoggiate in modo trasversale anche da parlamentari della stessa maggioranza). Gli emendamenti negano il diritto-potere dello Stato di dettare in modo inderogabile standard minimi ed uniformi di tutela, sancito più volte dalla Corte Costituzionale, ed hanno così portato a svuotare il decreto-legge più di quanto già non lo fosse. Secondo l'On. Bruno Mellano (Rosa nel Pugno) il testo licenziato dalla Commissione non è più idoneo a superare le procedure di infrazione. Al punto in cui stanno precipitando le cose, la Camera dei Deputati finirà di stravolgerlo ancor di più e grazie a questa maggioranza di Governo l'Italia verrà sicuramente di nuovo condannata dalla Comunità Economica Europea".

Dopo questa presa di posizione di Vas, ecco la reazione dei Verdi. ''Il decreto sulla caccia non e' assolutamente sostenibile dai Verdi. La lobby degli armieri ha condizionato una parte del Parlamento ed e' totalmente inaccettabile che si possa essere succubi di questi condizionamenti''. Lo ha detto oggi a Radio Radicale il capogruppo alla Camera, Angelo Bonelli, in merito al provvedimento all'esame di Montecitorio. ''Noi Verdi - ha aggiunto - non siamo dunque disponibili a votare un testo stravolto ed e' chiaro che non si puo' procedere al voto. Noi ci opporremo in tutti modi''. A ruota seguono Rifondazione e forse anche Rosa Nel Pugno. 'E' un fatto politico non risolvibile che Rifondazione, Verdi e forse anche Rosa Nel Pugno si stanno orientando a non votare il decreto sulla fauna selvatica cosi' come licenziato dalla Commissione Agricoltura'. Lo afferma il relatore al decreto e deputato di Rifondazione Comunista Gino Sperandio che auspica 'una soluzione dal Governo'. L'empasse in cui il decreto De Castro-Pecoraro si e' trovato nel corso dell'iter di conversione in legge ha fatto emergere 'problemi non solo della coalizione ma il difficile rapporto fra Ministero Agricoltura, Regioni e Ministero Ambiente. Ed e' anche un regalo velenoso che abbiamo ereditato da chi ha concepito cosi' com'e' il capitolo V della costituzione che ha innalzato il conflitto fra Stato e Regioni senza risolverlo'

 

postato da: birdingitalynet alle ore 21:39 | link | commenti (1)
categorie: news, caccia, verdi, wwf
domenica, 17 settembre 2006

Manifestazione contro la caccia a Porto Levante, nel Delta del Po, 17 settembre 2006
Manifestazione a Porto Levante (Rovigo) contro l'apertura della stagione venatoria. L'iniziativa, dal titolo 'Liberi di viveri e di volare' e' stata organizzata in sinergia dalla Lav (Lega antivivisezione), dalla Lac (Lega per l'abolizione della caccia) e dal Cpv, il coordinamento protezionista veneto. La manifestazione si è svolta tra le aree di del parco regionale veneto del Delta del Po. Obiettivo delle associazioni era di ricordare l'inizio di un'attivita' e di uno sport che e' osteggiato dall'80 per cento della popolazione italiana e che solo nel nostro paese causa la morte di 250 milioni di animali selvatici. Con questa manifestazione inoltre le associazioni intendono chiedere che il parco del Delta del Po, "area simbolo della selvaggia situazione venatoria presente in Italia", diventi parco nazionale, e conseguentemente vi venga applicato il totale divieto di caccia. "In questa zona - denuncia la Lac - gli uccelli migratori vengono abbattuti a decine di migliaia da cacciatori e bracconieri che utilizzano richiami elettromagnetici vietati e capanni immersi nell'acqua raggiungibili solo con barche. Un ecosistema cosi' fragile e unico per la presenza di animali appartenenti a specie protette - si legge nella denuncia delle associazioni che aderiscono alla manifestazione - e' messo inoltre a dura prova dal piombo che ristagna nelle zone allagate, altra conseguenza delle doppiette". La manifestazione di oggi segue una iniziativa organizzata dalla Lac in agosto con una mostra fotografica itinerante allo scopo di informare i cittadini sui danni ambientali e sociali causati dall'attivita' venatoria. Da notare che prima dell'inizio della manifestazione le Guardie Provinciali avevano già elevato 11 verbali a carico di cacciatori all'opera nei dintorni di Porto Levante. Potete vedere uno slide show della manifestazione qui.
giovedì, 07 settembre 2006

Romania: ancora forte impatto dei cacciatori italiani nei Balcani

Sale la temperatura della caccia in Romania: cacciatori stranieri, Italiani e Tedeschi in primo luogo, stanno sterminando la fauna locale mediante l'utilizzo di armi automatiche e richiami acustici ed hanno di fatto trasformato il paese balcanico in una mortale trappola per i migratori. Nonostante che di fatto sia illegale importare in Italia selvaggina da quel paese, lo stato romeno incassa enormi quantità di valuta, milioni di Euro, svendendo la propria fauna selvatica a cacciatori che possono spendere. Questo vergognoso mercimonio sta intaccando le popolazioni europee di Combattente (Philomachus pugnax), Beccaccino (Gallinago gallinago) e Allodola (Alauda arvensis). E' oltremodo essenziale che la Romania si ricordi dei suoi impegni circa la protezione degli uccelli prevista dalle norme europee, e che si renda adempiente prima del suo ingresso nell'Unione Europea previsto per il 2007. Chiunque si può unire alla protesta mandando una mail dell'associazione Proact al Presidente della Romania Traian Basescu cliccando questo link:

http://www.proact-campaigns.net/localcampaigns/migrants_romania.html

Stimate domnule Basescu,

În ciuda obligatiei României de a îndeplini în întregime directivele Uniunii Europene în ceea ce priveste protectia pasarilor pâna la data aderarii, guvernul dumneavoastra autorizeaza înca vânatoarea speciilor pe cale de disparitie, a pasarilor migratoare primavara si utilizarea armelor cu foc automat la vânatoarea de pasari. Pe deasupra, cred ca statul român, prin vânzarea licentelor de vânatoare pentru pasari cântatoare si migratoare catre vânatori straini, participa direct la aceste crime crude împotriva pasarilor. Va cer asadar, sa puneti în aplicare prevederile directivelor privind protectia pasarilor în întregime acum, înainte de aderarea la Uniunea Europeana.

postato da: birdingitalynet alle ore 15:15 | link | commenti
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Caccia: preapertura in 6 regioni sospesa e annullata dopo il ricorso della LAV
Il Decerto su ZPS e caccia in deroga doveva, secondo le intenzioni del Governo (concordate con una parte importante del mondo venatorio itgaliano, tra cui la Federcaccia), tra le altre cose, vietare le preapertrure della stagione venatoria nelle Zps e non nell'intero territorio. Ma è accaduto che in fase di sistemazione definitiva del testo da parte degli uffici legislativi ministeriali un articolo sia stato spostato in un'altra parte del testo, con il risultato che "letteralmente" il nuovo testo lascia intendere che il divieto di preapertura possa applicarsi all'intero territorio e non solo alle Zps. Ciò ha generato le prime conseguenze, rafforzate da una incredibile coincidenza: il Ministro Pecoraro Scanio che dopo l'emanazione del Decreto ha affermato che le preaperture sono vietate su tutto il territorio. Quindi i due ministeri interessati diffondono una nota interpretativa che spiega come il divieto di preapertura vada inteso limitatamente alle Zps, nota che, comunque, non sembrava avere valore giuridico. Intanto la LAV preso atto della cosa ha proceduto con i ricorsi al TAR perché, qualunque sia la motivazione dietro l'equivoco, il testo dice questo, cioè che le preaperture sono vietate ovunque. Una posizione, quella della LAV, visibilmente legittima. I ricorsi vengono presentati e il TAR Lazio ieri emette la decisione cautelativa di sospendere gli atti recanti prepaerture. Dunque la situazione è la seguente: per le 6 regioni interessate dal ricorso (Emilia, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria) la prepaertura è sospesa e di fatto annullata. Tortore, Merli, Colombacci, Quaglie, e tanti altri animali sono salvi: ieri il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio, con i Decreti n. 4930, 4931, 4932, 4933, 4934 e 4935, ha sospeso le pre-aperture della caccia nelle Regioni Basilicata, Campania, Calabria, Emilia Romagna, Molise e Puglia, che illegittimamente avevano aperto la stagione venatoria tra il 2 e il 3 settembre, prima della data del 17 settembre stabilita dalla legge statale n. 157 del 1992. La Sezione Prima del TAR Lazio, infatti, ha accolto sia il ricorso sia la richiesta di sospensiva presentate dalla LAV, che aveva impugnato le varie delibere regionali sulla pre-apertura, dando ragione alla LAV che, in base al decreto-legge "De Castro-Pecoraro" sulla caccia n. 251, era già intervenuta diffidando le Regioni a revocare i propri calendari venatori chenon rispettavano il chiaro disposto dell'art.3, comma 2, del decreto: "In via transitoria, per la stagione venatoria 2006/2007, è fatto divieto di esercitare l'attività venatoria in data antecedente alla terza domenica di settembre". "Grazie a questa formidabile vittoria giudiziaria è stata sconfitta la scandalosa politica di liberalizzazione selvaggia attuata dalle Regioni che, abusando dei propri poteri amministrativi e legislativi, violano costantemente le normative statali e comunitarie che cercano di tutelare la fauna", dichiara Ennio Bonfanti, della LAV. "Dopo il decreto-legge 'De Castro-Pecoraro', ci si attendeva dalle Regioni maggiore senso di responsabilità e rispetto per gli obblighi comunitari, visto che la Commissione Europea ha già censurato le mille deroghe venatorie degli scorsi anni. Invece - prosegue Bonfanti - ancora una volta è prevalsa una gestione clientelare della caccia e sono stati emanati provvedimenti illegittimi non solo in relazione al recente decreto, totalmente ignorato, ma anche rispetto alla legge statale sulla caccia che dal 1992 è costantemente violata". "L'autorevole e chiaro pronunciamento dei Magistrati del TAR non può che servire da sprone al Governo ed al Parlamento perché si arrivi ad una conversione del Decreto-legge 251 con opportuni emendamenti che sanciscano definitivamente lo 'stop' a deroghe e cavilli per aggirare le disposizioni internazionali sulla tutela della fauna. - prosegue Roberto Bennati,vicepresidente della LAV - Questa vicenda delle pre-aperture, autorizzate a larghe mani dalle Regioni, dimostra che l'unica figura preposta a garantire la conservazione degli animali selvatici deve essere lo Stato, anche nell'interesse dalla comunità internazionale, e che le Regioni devono uniformarsi alle politiche nazionali di conservazione della fauna. Per questo chiediamo una riformulazione del decreto che rafforzi l'intervento statale a tutela della biodiversità". Conclude Maurizio Santoloci, Direttore Legale delle LAV "questo provvedimento conferma che la tendenza sostanziale alla violazione delle regole europee in materia di protezione della fauna, alla quale il nostro Paese è abituato per prassi storica, vede la naturale estinzione, e che il ricorso alle vie giudiziarie costituisce uno strumento primario nel quale tutta la LAV ha creduto fermamente e attraverso il quale intendiamo continuare la nostra azione, anche in vista di futuri eventi di questo e altro genere". Il TAR ha confermato il divieto di pre-aperture della caccia contenuto nel Decreto Legge n.251 che, viceversa, dalle Regioni, dal mondo venatorio e dagli uffici ministeriali era stato interpretato in maniera non corretta e favorevole alle pre-aperture; i Giudici amministrativi, inoltre, hanno ritenuto che la caccia così anticipata viola la Direttiva 79/409/CEE (che tutela gli uccelli nella fase riproduttiva) e contrasta con la sentenza 313/2006 della Corte Costituzionale, che ribadisce i poteri esclusivi dello Stato in materia di calendario venatorio. Ne consegue che fino al 17 settembre qualunque attività di caccia venga esercitata nelle 6 Regioni in questione, è penalmente rilevante e sanzionata ai sensi dell'art. 30, L. n. 157/1992 e del codice penale.
Ultima ora. Il sottosegretario alla presidenza della Regione Emilia-Romagna, Alfredo Bertelli,  ha duramente attaccato la decisione - evidentemente rivoluzionaria - del TAR Lazio di... applicare la legge e sospendere le pre-aperture illegittime della caccia in Emilia Romagna da qui al 17 settembre (data di apertura ufficiale della caccia). Questa presa di posizione ha stimolato la LAV ad allertare il Corpo Forestale e gli altri organi di vigilanza, le Prefetture e le Procure della Repubblica di tutte le province dell'Emilia Romagna: la sospensione della caccia disposta dal TAR azio - notificata gia' ieri alla Regione - e' pienamente vigente; qualunque attivita' di caccia che venga ciononostante ancora esercitata, pertanto, è penalmente rilevante e sanzionata ai sensi dell'art. 30, lett. a) della Legge nazionale n. 157/1992, che prevede  l'arresto da tre mesi ad un anno o l'ammenda da euro 929,00 a euro 2.582,00, e del codice penale. Non vi sono alibi o scappatoie ne' la Regione puo' rifiutarsi di far applicare il decreto presidenziale del TAR che e' efficace sin da ieri e non abbisogna di recepimento, pubblicazione o altro. Insomma la caccia e' chiusa fino al 17 settembre ''senza se e senza ma'' e chi spara commettere reato, checche' ne dica Bertelli. Gli esponenti della Giunta che ancora pubblicamente sosterranno che la caccia potra' comunque continuare si assumeranno le conseguenti responsabilita' civili, penali ed amministrative. Anche la Lipu prende posizione circa le dichiarazioni di Marioluigi Bruschini, assessore regionale alla caccia dell’Emilia-Romagna sulla caccia in deroga allo Storno. Per la Lipu, nel 2005, in Emilia-Romagna, secondo i dati diffusi dalla Regione, sono stati accertati danni alle produzioni agricole imputabili allo Storno per un importo di 158mila euro, pari a circa il 10% dei danni complessivi arrecati alla fauna selvatica. “Siamo stupiti per i dati che vengono imputati allo Storno – sottolinea Gustin – In primo luogo perché non sono conosciute le modalità di accertamento degli stessi. Inoltre per il danno, risibile, che gli storni hanno provocato agli orti o alle colture cerealicole, senza parlare di quello prodotto ai danni degli uliveti, considerata la scarsa superficie presente in regione”. “In realtà, la caccia in deroga allo Storno – conclude Gustin – è l’ennesima dimostrazione che ancora una volta non si è voluta scontentare la lobby dei cacciatori, che così avranno la possibilità di disturbare la fauna sul territorio e magari di sparare anche a passeri e altre specie di passeriformi protetti”. Comunque oggi in provincia di Forlì-Cesena, sparavano tutti dagli appostamenti come nulla fosse (o meglio, aderendo agli inviti della Regione).
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categorie: news, caccia, anticaccia
martedì, 05 settembre 2006

Macerata affida la gestione del pollaio alla Volpe

 

Compito  della  Fauna  Selvatica   è sopravvivere  e  moltiplicarsi,  scopo dichiarato dei cacciatori è di fare "prelievi" cioè di "sottrarre" Fauna Sevatica alla collettività, mentre scopo delle Associazioni Naturalistiche è di salvaguardare la Fauna Selvatica, impedendone, per quanto possibile, il "prelievo" per fini venatori. Ne consegue che i protezionisti si adoperano per l'istituzione delle Aree Protette (dove la Fauna Selvatica è tutelata per definizione), mentre i cacciatori hanno sempre ostacolato le istituzioni di queste aree. Prova ne sia che hanno inscenato una manifeatazione di recente a Roma per chiedere più caccia nelle aree protette (non temono le contraddizioni). Ora è logico che un'Oasi Naturalistica sia gestita dal Wwf (mi pare pure che sono stati loro a inventarle in Italia, onore al merito), mentre un'area di caccia è appannaggio dei seguaci di Diana. Nelle prime la caccia è vietata, nelle seconde, per definizione, la caccia è (purtroppo), permessa. Cosa succederebbe se la Lipu chiedesse di gestire in toto un'area di caccia ? Per lo meno i cacciatori storcerebbero il naso, e poi si farebbero delle grasse risate: non succederà mai. E allora la provincia di Macerata ha bisogno di qualche elementare lezione di Educazione Ambientale, se è vero che recentemente ha assegnato, con concorso pubblico, la gestione dell' oasi "Monte Fietone" (Montecavallo) alla Federazione Italiana della Caccia. Laffidamento è avvenuto con la procedura di un bando pubblico emanato nel febbraio scorso e una commissione di esperti ha esaminato i progetti presentati. L'associazione affidataria deve provvedere alla realizzazione finalizzata alla migliore gestione dell'oasi, attraverso una strategia di tutela e di conservazione, nonché al ripristino ed alla fruizione dei luoghi. Nello specifico è prevista lelaborazione di una documentazione tecnico-scientifica che definisca il quadro conoscitivo di base degli habitat: la Carta della vegetazione, la Carta geologica, analisi del sistema antropico (infrastrutture, insediamenti, uso del suolo), nonché la cosiddetta "check-list", una sorta di censimento delle specie faunistiche presenti: mammiferi, uccelli, anfibi, rettili. Il Piano Faunistico Venatorio Provinciale prevede il monitoraggio della fauna attraverso censimenti pre e post-riproduttivi, i miglioramenti ambientali ed il ripristino di biotopi naturali. Inoltre: realizzazione di pannelli informativi, percorsi e aree di accoglienza didattica per una migliore fruizione delloasi; interventi, almeno trimestrali, di pulizia e raccolta rifiuti. Ecco una breve descrizione dell'Oasi "Monte Fietone": ha unestensione di 76 ha. nel territorio di Montecavallo. Lambiente è quello tipico montano, compreso tra i 650 ed i 1.388 metri di altitudine, con boschi di roverella, carpino nero, faggio, arbusteti. Oggetto prioritario di tutela sono: aquila reale, coturnice, lupo. Come dire: affidare la gestione del pollaio... alla Volpe. Ora, per par condicio, ci aspettiamo l'assegnazione di un'area di caccia ad una associazione protezionistica.
postato da: birdingitalynet alle ore 15:36 | link | commenti (1)
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lunedì, 04 settembre 2006

Sicilia, storie di ordinaria caccia: Occhione (specie protetta) ferito a morte

Sabato 2 settembre primo giorno di caccia, ed uno studente di Santa Elisabetta (Agrigento) trova un Occhione (Burhinus oedicnemus) giovane con un'ala rotta da una fucilata, molto sangue e almeno tre buchi da pallino. Medicato alla meglio, reidratato e consegnato al locale WWF per l'affidamento ad un centro di recupero, si dubita che possa sopravvivere. La partenza della stagione venatoria sta già producendo i suoi effetti funesti sulla fauna selvatica in Italia. E' allarme anche quello lanciato dalla LIPU e dai suoi 13 centri di recupero della fauna selvatica presenti sul territorio nazionale: dopo soli due giorni di preapertura, il 2 e 3 settembre scorsi, sono già quattro gli esemplari di uccelli protetti dalla legge ricoverati nei centri LIPU con ferite da arma da fuoco, di cui un esemplare raro di Biancone in cura a Roma, che rischia di non volare più, un Airone cenerino ricoverato a Palermo e due Gheppi soccorsi a Livorno e ora in riabilitazione presso il Centro Cruma della LIPU. "E’ l’ennesima conferma di come la preapertura della caccia sia sbagliata – spiega Marco Gustin, responsabile Specie della LIPU – Meglio sarebbe far partire la stagione venatoria per tutti la terza domenica di settembre, in modo da salvare in queste settimane migliaia di uccelli da morte sicura>>. La LIPU ricorda che durante la passata stagione venatoria furono 47 le specie di uccelli ricoverate nelle proprie strutture, di cui ben 36 appartenevano a specie protette. 113 furono i rapaci colpiti a fucilate, il cui tasso di mortalità fu altissimo (dal 50 al 100%). "Ciò dimostra come anche le preaperture della caccia – conclude Gustin – siano l’ennesimo pretesto per abbattere senza alcuna motivazione molte specie protette. Queste prime giornate di caccia sono solo un primo esempio di quello potrà succedere durante i prossimi quattro mesi di apertura ufficiale dell’attività venatoria. Senza tener conto che i dati in nostro possesso sono solo una parte minimale degli abbattimenti illegali effettuati ogni anno nel nostro Paese". A Roma sono calati i cacciatori a chiedere più caccia, noi andremo nel Delta del Po il 17 settembre per una grande manifestazione nazionale per dire: "Basta con questa caccia".

occhioneweb

venerdì, 01 settembre 2006

Non in Serbia, ma in Albania cede il fronte dei distruttivi cacciatori italiani

BRACCONIERI IN TRASFERTA IN ALBANIA, 14 DENUNCIATI

Sequestrata al porto di Bari una tonnellata uccelli abbattuti, anche protetti

Si chiama "Operazione Illiria", ha visto coinvolto il Corpo Forestale dello Stato di Bari con i nuclei investigativi di Vicenza, Brescia, Forlì e Ravenna. Nel mirino cacciatori di pochi scrupoli che amano l'Albania come territorio in cui si sentono autorizzati ad abbattere specie protette anche dalla convenzione di Washington. Avrebbero organizzato spedizioni di caccia in Paesi dell'Europa dell'Est e compiuto stragi di uccelli appartenenti a specie protette. Quattordici persone, in prevalenza amministratori di agenzie venatorie, sono state denunciate dagli uomini del Cites del Corpo forestale dello Stato di Bari al termine di un'inchiesta che ha consentito di individuare e di reprimere i
principali canali del contrabbando di avifauna in Albania. Nei loro confronti vengono ipotizzati i reati di associazione per delinquere finalizzata al contrabbando e alla diffusione di sostanze alimentari nocive.
«Solo nell'ultima stagione spiega il Cites in una nota gli uomini del nucleo operativo di Bari hanno sequestrato complessivamente quasi una tonnellata di uccelli abbattuti in Albania: in prevalenze Allodole e Beccacce, ma anche anatidi protetti dalla convenzione di Washington».
I cacciatori provengono per lo più dal centro e nord Italia: Emilia-Romagna, Toscana, e dalle province di Vicenza, Brescia e Napoli. Le agenzie venatorie sono concentrate nel Nord Italia, autonome in Romagna come nel caso del triangolo fra Rimini, Forlì e Ravenna, oppure consociate ad altre albanesi, come nel bresciano. I referenti sul posto erano generalmente titolari delle concessioni su vaste aree aperte alla caccia, ed assegnate dopo una gara dal governo albanese; i soci italiani (o albanesi residenti in Italia), invece, si occupavano della logistica, dell'importazione e poi ancora della pubblicità e del procacciamento della clientela. Secondo il Cites, dalla metà degli anni '90 l'Albania è la meta di «avventurieri senza scrupoli» che «lucrano, con grossi giri d' affari, sulla possibilità di condurre a caccia schiere di cacciatori nostrani»».
«Oggi - prosegue il Corpo Forestale - si teme che l'equilibrio faunistico sia gravemente compromesso. Le zone prese d'assalto dai cacciatori italiani sono la laguna di Karavasta, fra Durazzo e Valona, soprattutto per gli acquatici; le campagne di Fier e Lushnje per allodole e beccacce, così come le montagne di Kutov e Berat, in particolare per l'avifauna stanziale. A parte i rischi connessi all'aviaria, vi sono quelli dovuti alle condizioni precarie di conservazione nel Paese albanese, per cui vige una decisione comunitaria che vieta l' importazione di carni selvatiche e di allevamento». Questa operazione ne segue altre messe a segno dal Corpo Forestale o dalla Finanza. Ad esempio, a Bari il 29 gennaio 2002 la Guardia di Finanza aveva scovato nella cabina di guida di un autoarticolato appena sbarcato dalla motonave “Palladio”, giunta dall’ Albania, 134 anatre, tra le quali 83 di specie protette dalla Convenzione di Washington (70 Alzavole e 13 Fischioni), nascoste in tre grossi sacchi di juta. Gli animali potevano essere il frutto di una grossa battuta, organizzata da cacciatori baresi in  Albania o in Montenegro, che avevano cercato di fare entrare il carico in Italia clandestinamente. Inoltre,
fra gli ultimi mesi del 2004 ed il gennaio del 2005 la Forestale aveva respinto diverse migliaia di capi (per lo piú Allodole e Beccacce, ma anche Quaglie, Beccaccini, Merli e Lepri) infliggendo sanzioni a 22 cacciatori provenienti da diverse regioni d'Italia, soprattutto dalla Toscana. Infatti, poco meno di una tonnellata e mezzo di selvaggina abbattuta in Albania e Montenegro era stata a suo tempo sequestrata nel porto di Bari a cacciatori provenienti da battute di caccia nei Balcani. Inoltre, nel gennaio di quest'anno due cacciatori bresciani, dopo una battuta di caccia in Albania si erano fatti spedire a casa da un corriere il ricco «carniere», costitito in tutto da circa quattromila capi tra Allodole e altri uccelli, molti dei quali di specie protette, senza uno straccio di autorizzazione sanitaria e doganale. Per questo sono stati denunciati insieme a un corriere albanese residente a Chiari (Bs), che avrebbe condotto la spedizione. Infine, nell'agosto 2005,  un giovane esemplare di Gheppio, uccello rapace protetto, è stato ritrovato chiuso in una gabbia abbandonata nei pressi del varco doganale di Bari. A recuperare l'uccello erano stati gli agenti del nucleo Cites (che si occupa del commercio illegale di flora e fauna in via di estinzione) del Corpo forestale dello Stato e militari della Guardia di finanza durante controlli nel porto di Bari, mentre sbarcavano i passeggeri di alcune navi provenienti dall'Albania. La gabbia potrebbe essere stata abbandonata all´ultimo momento da qualcuno che riteneva di non poter eludere i controlli. L´animale è in buone condizioni, è stato rifocillato dagli stessi forestali che hanno poi consegnato l´esemplare all´Azienda regionale per il recupero della fauna selvatica che ha sede a Bitetto. Ecco il testo di un annuncio online dell'agosto di quest'anno:

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Orso sulla spiaggia di Velipoje, Scutari, Albania del nord, 24 luglio 2006

Orso a passeggio, Albania, 20 giugno 2005

(Agli orsi viene purtroppo inflitto un supplizio: al naso dell’animale viene applicato un anello collegato ad un guinzaglio che provoca un dolore atroce se strattonato. E’ il metodo attraverso il quale il padrone dell’orso impone l’obbedienza. Spesso gli spettatori rimangono impressionati da come l’orso segua docilmente il proprio padrone. Neppure ci si immagina il supplizio al quale è sottoposto l’animale).

 

postato da: birdingitalynet alle ore 18:39 | link | commenti
categorie: caccia, , albania, orsi, bracconieri, anticaccia


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