Caccia: Verdi, Rifondazione e forse Rosa Nel Pugno non voteranno il Decreto
Nella nuova stesura del Decreto, dopo gli emendamenti, le misure dettate dallo Stato non sono più di "conservazione" (come prescrive la Direttiva CEE), ma di "protezione";, e non sono più inderogabili e fisse, perché valgono solo "fino all'adozione dei provvedimenti regionali... o all'adeguamento di quelli già adottati", mentre sono state fatte diventare "eventuali" le ulteriori misure di conservazione da dettare con apposito decreto ministeriale come requisiti minimi uniformi che le Regioni dovranno rispettare: è stato soppresso il divieto di caccia prima della 1° domenica di ottobre, estendendo così l'attività venatoria nelle ZPS di ben due settimane, ed è stata altresì concessa la caccia di selezione agli ungulati anche nella preapertura dell'attività venatoria.
La popolazione della fauna selvatica dovrà per di più essere mantenuta o adeguata dallo Stato tenendo conto anche delle esigenze "ricreative" della caccia, per garantire le quali il parere dell'Istituto Nazionale della Fauna Selvatica rimane "previo" ed "obbligatorio", ma non più vincolante riguardo alle piccole quantità dei prelievi in deroga.
Sono state approvate misure meno stringenti per elettrodotti, impianti di risalita e centrali eoliche: è stata infine inserita una apposita "clausola di salvaguardia" che fa salve le competenze riconosciute alle Regioni a statuto speciale e alle Province Autonome di Trento e di Bolzano.
Nella giornata di giovedì 21 settembre 2006 la Commissione Agricoltura ha approvato un ulteriore emendamento per recepire il parere consultivo espresso e comunicato nel frattempo dalla Commissione per l'Unione Europea.
"Gli emendamenti approvati dalla Commissione Agricoltura - dichiara Rodolfo Bosi, responsabile VAS per parchi e territorio "sono l'espressione tangibile di come questa maggioranza di centro-sinistra, con l'appoggio dell'intero gruppo dei Verdi, preferisca sacrificare la tutela di un patrimonio indisponibile dello Stato (quale è quello della fauna selvatica) ad interessi di parte di tipo sia "politico" (della maggioranza delle Regioni, in
quanto di centro-sinistra) che "ricreativo" (delle associazioni venatorie appoggiate in modo trasversale anche da parlamentari della stessa maggioranza). Gli emendamenti negano il diritto-potere dello Stato di dettare in modo inderogabile standard minimi ed uniformi di tutela, sancito più volte dalla Corte Costituzionale, ed hanno così portato a svuotare il decreto-legge più di quanto già non lo fosse. Secondo l'On. Bruno Mellano (Rosa nel Pugno) il testo licenziato dalla Commissione non è più idoneo a superare le procedure di infrazione. Al punto in cui stanno precipitando le cose, la Camera dei Deputati finirà di stravolgerlo ancor di più e grazie a questa maggioranza di Governo l'Italia verrà sicuramente di nuovo condannata dalla Comunità Economica Europea".
Dopo questa presa di posizione di Vas, ecco la reazione dei Verdi. ''Il decreto sulla caccia non e' assolutamente sostenibile dai Verdi. La lobby degli armieri ha condizionato una parte del Parlamento ed e' totalmente inaccettabile che si possa essere succubi di questi condizionamenti'
Manifestazione a Porto Levante (Rovigo) contro l'apertura della stagione venatoria. L'iniziativa, dal titolo 'Liberi di viveri e di volare' e' stata organizzata in sinergia dalla Lav (Lega antivivisezione), dalla Lac (Lega per l'abolizione della caccia) e dal Cpv, il coordinamento protezionista veneto. La manifestazione si è svolta tra le aree di del parco regionale veneto del Delta del Po. Obiettivo delle associazioni era di ricordare l'inizio di un'attivita' e di uno sport che e' osteggiato dall'80 per cento della popolazione italiana e che solo nel nostro paese causa la morte di 250 milioni di animali
selvatici. Con questa manifestazione inoltre le associazioni intendono chiedere che il parco del Delta del Po, "area simbolo della selvaggia situazione venatoria presente in Italia", diventi parco nazionale, e conseguentemente vi venga applicato il totale divieto di caccia. "In questa zona - denuncia la Lac - gli uccelli migratori vengono abbattuti a decine di migliaia da cacciatori e bracconieri che utilizzano richiami elettromagnetici vietati e capanni immersi nell'acqua raggiungibili solo con barche. Un
ecosistema cosi' fragile e unico per la presenza di animali appartenenti a specie protette - si legge nella denuncia delle associazioni che aderiscono alla manifestazione - e' messo inoltre a dura prova dal piombo che ristagna nelle zone allagate, altra conseguenza delle doppiette". La manifestazione di oggi segue una iniziativa organizzata dalla Lac in agosto con una mostra fotografica itinerante allo scopo di informare i cittadini sui danni ambientali e sociali causati dall'attivita' venatoria. Da notare che prima dell'inizio della manifestazione le Guardie Provinciali avevano già elevato 11 verbali a carico di cacciatori all'opera nei dintorni di Porto Levante. Potete vedere uno slide show della manifestazione qui.Romania: ancora forte impatto dei cacciatori italiani nei Balcani
Sale la temperatura della caccia in Romania: cacciatori stranieri, Italiani e Tedeschi in primo luogo, stanno sterminando la fauna locale mediante l'utilizzo di armi automatiche
e richiami acustici ed hanno di fatto trasformato il paese balcanico in una mortale trappola per i migratori. Nonostante che di fatto sia illegale importare in Italia selvaggina da quel paese, lo stato romeno incassa enormi quantità di valuta, milioni di Euro, svendendo la propria fauna selvatica a cacciatori che possono spendere. Questo vergognoso mercimonio sta intaccando le popolazioni europee di Combattente (Philomachus pugnax), Beccaccino (Gallinago gallinago) e Allodola (Alauda arvensis). E' oltremodo essenziale che la Romania si ricordi dei suoi impegni circa la protezione degli uccelli prevista dalle norme europee, e che si renda adempiente prima del suo ingresso nell'Unione Europea previsto per il 2007. Chiunque si può unire alla protesta mandando una mail dell'associazione Proact al Presidente della Romania Traian Basescu cliccando questo link:
http://www.proact-campaigns.net/localcampaigns/migrants_romania.html
Stimate domnule Basescu,
În ciuda obligatiei României de a îndeplini în întregime directivele Uniunii Europene în ceea ce priveste protectia pasarilor pâna la data aderarii, guvernul dumneavoastra autorizeaza înca vânatoarea speciilor pe cale de disparitie, a pasarilor migratoare primavara si utilizarea armelor cu foc automat la vânatoarea de pasari. Pe deasupra, cred ca statul român, prin vânzarea licentelor de vânatoare pentru pasari cântatoare si migratoare catre vânatori straini, participa direct la aceste crime crude împotriva pasarilor. Va cer asadar, sa puneti în aplicare prevederile directivelor privind protectia pasarilor în întregime acum, înainte de aderarea la Uniunea Europeana.

Macerata affida la gestione del pollaio alla Volpe
Compito della Fauna Selvatica è sopravvivere e moltiplicarsi, scopo dichiarato dei cacciatori è di fare "prelievi" cioè di "sottrarre" Fauna Sevatica alla collettività, mentre scopo delle Associazioni Naturalistiche è di salvaguardare la Fauna Selvatica, impedendone, per quanto possibile, il "prelievo" per fini venatori. Ne consegue che i protezionisti si adoperano per l'istituzione delle Aree Protette (dove la Fauna Selvatica è tutelata per definizione), mentre i cacciatori hanno sempre ostacolato le istituzioni di queste aree. Prova ne sia che hanno inscenato una manifeatazione di recente a Roma per chiedere più caccia nelle aree protette (non temono le contraddizioni). Ora è logico che un'Oasi Naturalistica sia gestita dal Wwf (mi pare pure che sono stati loro a inventarle in Italia, onore al merito), mentre un'area di caccia è appannaggio dei seguaci di Diana. Nelle prime la caccia è vietata, nelle seconde, per definizione, la caccia è (purtroppo), permessa. Cosa succederebbe se la Lipu chiedesse di gestire in toto un'area di caccia ? Per lo meno i cacciatori storcerebbero il naso, e poi si farebbero delle grasse risate: non succederà mai. E allora la provincia di Macerata ha bisogno di qualche elementare lezione di Educazione Ambientale, se è vero che recentemente ha assegnato, con concorso pubblico, la gestione dell' oasi "Monte Fietone" (Montecavallo) alla Federazione Italiana della Caccia. L’affidamento è avvenuto con la procedura di un bando pubblico emanato nel febbraio scorso e una commissione di esperti ha esaminato i progetti presentati. L'associazione affidataria deve provvedere alla realizzazione finalizzata alla migliore gestione dell'oasi, attraverso una strategia di tutela e di conservazione, nonché al ripristino ed alla fruizione dei luoghi. Nello specifico è prevista l’elaborazione di una documentazione tecnico-scientifica che definisca il quadro conoscitivo di base degli habitat: la Carta della vegetazione, la Carta geologica, ’analisi del sistema antropico (infrastrutture, insediamenti, uso del suolo), nonché la cosiddetta "check-list", una sorta di censimento delle specie faunistiche presenti: mammiferi, uccelli, anfibi, rettili. Il Piano Faunistico Venatorio Provinciale prevede il monitoraggio della fauna attraverso censimenti pre e post-riproduttivi, i miglioramenti ambientali ed il ripristino di biotopi naturali. Inoltre: realizzazione di pannelli informativi, percorsi e aree di accoglienza didattica per una migliore fruizione dell’oasi; interventi, almeno trimestrali, di pulizia e raccolta rifiuti. Ecco una breve descrizione dell'Oasi "Monte Fietone": ha un’estensione di 76 ha. nel territorio di Montecavallo. L’ambiente è quello tipico montano, compreso tra i 650 ed i 1.388 metri di altitudine, con boschi di roverella, carpino nero, faggio, arbusteti. Oggetto prioritario di tutela sono: aquila reale, coturnice, lupo. Come dire: affidare la gestione del pollaio... alla Volpe. Ora, per par condicio, ci aspettiamo l'assegnazione di un'area di caccia ad una associazione protezionistica.
Sicilia, storie di ordinaria caccia: Occhione (specie protetta) ferito a morte
Sabato 2 settembre primo giorno di caccia, ed uno studente di Santa Elisabetta (Agrigento) trova un Occhione (Burhinus oedicnemus) giovane con un'ala rotta da una fucilata, molto sangue e almeno tre buchi da pallino. Medicato alla meglio, reidratato e consegnato al locale WWF per l'affidamento ad un centro di recupero, si dubita che possa sopravvivere. La partenza della stagione venatoria sta già producendo i suoi effetti funesti sulla fauna selvatica in Italia. E' allarme anche quello lanciato dalla LIPU e dai suoi 13 centri di recupero della fauna selvatica presenti sul territorio nazionale: dopo soli due giorni di preapertura, il 2 e 3 settembre scorsi, sono già quattro gli esemplari di uccelli protetti dalla legge ricoverati nei centri LIPU con ferite da arma da fuoco, di cui un esemplare raro di Biancone in cura a Roma, che rischia di non volare più, un Airone cenerino ricoverato a Palermo e due Gheppi soccorsi a Livorno e ora in riabilitazione presso il Centro Cruma della LIPU. "E’ l’ennesima conferma di come la preapertura della caccia sia sbagliata – spiega Marco Gustin, responsabile Specie della LIPU – Meglio sarebbe far partire la stagione venatoria per tutti la terza domenica di settembre, in modo da salvare in queste settimane migliaia di uccelli da morte sicura>>. La LIPU ricorda che durante la passata stagione venatoria furono 47 le specie di uccelli ricoverate nelle proprie strutture, di cui ben 36 appartenevano a specie protette. 113 furono i rapaci colpiti a fucilate, il cui tasso di mortalità fu altissimo (dal 50 al 100%). "Ciò dimostra come anche le preaperture della caccia – conclude Gustin – siano l’ennesimo pretesto per abbattere senza alcuna motivazione molte specie protette. Queste prime giornate di caccia sono solo un primo esempio di quello potrà succedere durante i prossimi quattro mesi di apertura ufficiale dell’attività venatoria. Senza tener conto che i dati in nostro possesso sono solo una parte minimale degli abbattimenti illegali effettuati ogni anno nel nostro Paese". A Roma sono calati i cacciatori a chiedere più caccia, noi andremo nel Delta del Po il 17 settembre per una grande manifestazione nazionale per dire: "Basta con questa caccia".

Non in Serbia, ma in Albania cede il fronte dei distruttivi cacciatori italiani
BRACCONIERI IN TRASFERTA IN ALBANIA, 14 DENUNCIATI
Sequestrata al porto di Bari una tonnellata uccelli abbattuti, anche protetti
Si chiama "Operazione Illiria", ha visto coinvolto il Corpo Forestale dello Stato di Bari con i nuclei investigativi di Vicenza, Brescia, Forlì e Ravenna. Nel mirino cacciatori di pochi scrupoli che amano l'Albania come territorio in cui si sentono autorizzati ad abbattere specie protette anche dalla convenzione di Washington. Avrebbero organizzato spedizioni di caccia in Paesi dell'Europa dell'Est e compiuto stragi di uccelli appartenenti a specie protette. Quattordici persone, in prevalenza amministratori di agenzie venatorie, sono state denunciate dagli uomini del Cites del Corpo forestale dello Stato di Bari al termine di un'inchiesta che ha consentito di individuare e di reprimere i principali canali del contrabbando di avifauna in Albania. Nei loro confronti vengono ipotizzati i reati di associazione per delinquere finalizzata al contrabbando e alla diffusione di sostanze alimentari nocive.
«Solo nell'ultima stagione spiega il Cites in una nota gli uomini del nucleo operativo di Bari hanno sequestrato complessivamente quasi una tonnellata di uccelli abbattuti in Albania: in prevalenze Allodole e Beccacce, ma anche anatidi protetti dalla convenzione di Washington».
I cacciatori provengono per lo più dal centro e nord Italia: Emilia-Romagna, Toscana, e dalle province di Vicenza, Brescia e Napoli. Le agenzie venatorie sono concentrate nel Nord Italia, autonome in Romagna come nel caso del triangolo fra Rimini, Forlì e Ravenna, oppure consociate ad altre albanesi, come nel bresciano. I referenti sul posto erano generalmente titolari delle concessioni su vaste aree aperte alla caccia, ed assegnate dopo una gara dal governo albanese; i soci italiani (o albanesi residenti in Italia), invece, si occupavano della logistica, dell'importazione e poi ancora della pubblicità e del
procacciamento della clientela. Secondo il Cites, dalla metà degli anni '90 l'Albania è la meta di «avventurieri senza scrupoli» che «lucrano, con grossi giri d' affari, sulla possibilità di condurre a caccia schiere di cacciatori nostrani»».
«Oggi - prosegue il Corpo Forestale - si teme che l'equilibrio faunistico sia gravemente compromesso. Le zone prese d'assalto dai cacciatori italiani sono la laguna di Karavasta, fra Durazzo e Valona, soprattutto per gli acquatici; le campagne di Fier e Lushnje per allodole e beccacce, così come le montagne di
Kutov e Berat, in particolare per l'avifauna stanziale. A parte i rischi connessi all'aviaria, vi sono quelli dovuti alle condizioni precarie di conservazione nel Paese albanese, per cui vige una decisione comunitaria che vieta l' importazione di carni selvatiche e di allevamento». Questa operazione ne segue altre messe a segno dal Corpo Forestale o dalla Finanza. Ad esempio, a Bari il 29 gennaio 2002 la Guardia di Finanza aveva scovato nella cabina di guida di un autoarticolato appena sbarcato dalla motonave “Palladio”, giunta dall’ Albania, 134 anatre, tra le quali 83 di specie protette dalla Convenzione di Washington (70 Alzavole e 13 Fischioni), nascoste in tre grossi sacchi di juta. Gli animali potevano essere il frutto di una grossa battuta, organizzata da cacciatori baresi in Albania o in Montenegro, che avevano cercato di fare entrare il carico in Italia clandestinamente. Inoltre, fra gli ultimi mesi del 2004 ed il gennaio del 2005 la Forestale aveva respinto diverse migliaia di capi (per lo piú Allodole e Beccacce, ma anche Quaglie, Beccaccini, Merli e Lepri) infliggendo sanzioni a 22 cacciatori provenienti da diverse regioni d'Italia, soprattutto dalla Toscana. Infatti, poco meno di una tonnellata e mezzo di selvaggina abbattuta in Albania e Montenegro era stata a suo tempo sequestrata nel porto di Bari a cacciatori provenienti da battute di caccia nei Balcani. Inoltre, nel gennaio di quest'anno due cacciatori bresciani, dopo una battuta di caccia in Albania si erano fatti spedire a casa da un corriere il ricco «carniere», costitito in tutto da circa quattromila capi tra Allodole e altri uccelli, molti dei quali di specie protette, senza uno straccio di autorizzazione sanitaria e doganale. Per questo sono stati denunciati insieme a un corriere albanese residente a Chiari (Bs), che avrebbe condotto la spedizione. Infine, nell'agosto 2005, un giovane esemplare di Gheppio, uccello rapace protetto, è stato ritrovato chiuso in una gabbia abbandonata nei pressi del varco doganale di Bari. A recuperare l'uccello erano stati gli agenti del nucleo Cites (che si occupa del commercio illegale di flora e fauna in via di estinzione) del Corpo forestale dello Stato e militari della Guardia di finanza durante controlli nel porto di Bari, mentre sbarcavano i passeggeri di alcune navi provenienti dall'Albania. La gabbia potrebbe essere stata abbandonata all´ultimo momento da qualcuno che riteneva di non poter eludere i controlli. L´animale è in buone condizioni, è stato rifocillato dagli stessi forestali che hanno poi consegnato l´esemplare all´Azienda regionale per il recupero della fauna selvatica che ha sede a Bitetto. Ecco il testo di un annuncio online dell'agosto di quest'anno:
ALBANIA IL POSTO PIU VICINO E PIU SICURO PER LA CACCIA ALLE ALLODOLE. AGENZIA ****** ALBANIA
CON SOLI 670 € OFFRE: 4 GIORNI DI CACCIA, SISTEMAZIONE IN ALBERGO O CASA DI CACCIA IN PENSIONE COMPLETA, ACCOMPAGNATORE DEL GRUPPO, PROPRIETA' DELLA SELVAGGINA E CONSERVAZIONE NEI CONGELATORI, TASSE PER IMPORTAZIONE DEI FUCILI, CAPANNI, CARTUCCE. LOCALITA' FIER, ALBANIA.

Orso sulla spiaggia di Velipoje, Scutari, Albania del nord, 24 luglio 2006

Orso a passeggio, Albania, 20 giugno 2005
(Agli orsi viene purtroppo inflitto un supplizio: al naso dell’animale viene applicato un anello collegato ad un guinzaglio che provoca un dolore atroce se strattonato. E’ il metodo attraverso il quale il padrone dell’orso impone l’obbedienza. Spesso gli spettatori rimangono impressionati da come l’orso segua docilmente il proprio padrone. Neppure ci si immagina il supplizio al quale è sottoposto l’animale).