Manifestazione a Porto Levante (Rovigo) contro l'apertura della stagione venatoria. L'iniziativa, dal titolo 'Liberi di viveri e di volare' e' stata organizzata in sinergia dalla Lav (Lega antivivisezione), dalla Lac (Lega per l'abolizione della caccia) e dal Cpv, il coordinamento protezionista veneto. La manifestazione si è svolta tra le aree di del parco regionale veneto del Delta del Po. Obiettivo delle associazioni era di ricordare l'inizio di un'attivita' e di uno sport che e' osteggiato dall'80 per cento della popolazione italiana e che solo nel nostro paese causa la morte di 250 milioni di animali
selvatici. Con questa manifestazione inoltre le associazioni intendono chiedere che il parco del Delta del Po, "area simbolo della selvaggia situazione venatoria presente in Italia", diventi parco nazionale, e conseguentemente vi venga applicato il totale divieto di caccia. "In questa zona - denuncia la Lac - gli uccelli migratori vengono abbattuti a decine di migliaia da cacciatori e bracconieri che utilizzano richiami elettromagnetici vietati e capanni immersi nell'acqua raggiungibili solo con barche. Un
ecosistema cosi' fragile e unico per la presenza di animali appartenenti a specie protette - si legge nella denuncia delle associazioni che aderiscono alla manifestazione - e' messo inoltre a dura prova dal piombo che ristagna nelle zone allagate, altra conseguenza delle doppiette". La manifestazione di oggi segue una iniziativa organizzata dalla Lac in agosto con una mostra fotografica itinerante allo scopo di informare i cittadini sui danni ambientali e sociali causati dall'attivita' venatoria. Da notare che prima dell'inizio della manifestazione le Guardie Provinciali avevano già elevato 11 verbali a carico di cacciatori all'opera nei dintorni di Porto Levante. Potete vedere uno slide show della manifestazione qui.
Sicilia, storie di ordinaria caccia: Occhione (specie protetta) ferito a morte
Sabato 2 settembre primo giorno di caccia, ed uno studente di Santa Elisabetta (Agrigento) trova un Occhione (Burhinus oedicnemus) giovane con un'ala rotta da una fucilata, molto sangue e almeno tre buchi da pallino. Medicato alla meglio, reidratato e consegnato al locale WWF per l'affidamento ad un centro di recupero, si dubita che possa sopravvivere. La partenza della stagione venatoria sta già producendo i suoi effetti funesti sulla fauna selvatica in Italia. E' allarme anche quello lanciato dalla LIPU e dai suoi 13 centri di recupero della fauna selvatica presenti sul territorio nazionale: dopo soli due giorni di preapertura, il 2 e 3 settembre scorsi, sono già quattro gli esemplari di uccelli protetti dalla legge ricoverati nei centri LIPU con ferite da arma da fuoco, di cui un esemplare raro di Biancone in cura a Roma, che rischia di non volare più, un Airone cenerino ricoverato a Palermo e due Gheppi soccorsi a Livorno e ora in riabilitazione presso il Centro Cruma della LIPU. "E’ l’ennesima conferma di come la preapertura della caccia sia sbagliata – spiega Marco Gustin, responsabile Specie della LIPU – Meglio sarebbe far partire la stagione venatoria per tutti la terza domenica di settembre, in modo da salvare in queste settimane migliaia di uccelli da morte sicura>>. La LIPU ricorda che durante la passata stagione venatoria furono 47 le specie di uccelli ricoverate nelle proprie strutture, di cui ben 36 appartenevano a specie protette. 113 furono i rapaci colpiti a fucilate, il cui tasso di mortalità fu altissimo (dal 50 al 100%). "Ciò dimostra come anche le preaperture della caccia – conclude Gustin – siano l’ennesimo pretesto per abbattere senza alcuna motivazione molte specie protette. Queste prime giornate di caccia sono solo un primo esempio di quello potrà succedere durante i prossimi quattro mesi di apertura ufficiale dell’attività venatoria. Senza tener conto che i dati in nostro possesso sono solo una parte minimale degli abbattimenti illegali effettuati ogni anno nel nostro Paese". A Roma sono calati i cacciatori a chiedere più caccia, noi andremo nel Delta del Po il 17 settembre per una grande manifestazione nazionale per dire: "Basta con questa caccia".

Non in Serbia, ma in Albania cede il fronte dei distruttivi cacciatori italiani
BRACCONIERI IN TRASFERTA IN ALBANIA, 14 DENUNCIATI
Sequestrata al porto di Bari una tonnellata uccelli abbattuti, anche protetti
Si chiama "Operazione Illiria", ha visto coinvolto il Corpo Forestale dello Stato di Bari con i nuclei investigativi di Vicenza, Brescia, Forlì e Ravenna. Nel mirino cacciatori di pochi scrupoli che amano l'Albania come territorio in cui si sentono autorizzati ad abbattere specie protette anche dalla convenzione di Washington. Avrebbero organizzato spedizioni di caccia in Paesi dell'Europa dell'Est e compiuto stragi di uccelli appartenenti a specie protette. Quattordici persone, in prevalenza amministratori di agenzie venatorie, sono state denunciate dagli uomini del Cites del Corpo forestale dello Stato di Bari al termine di un'inchiesta che ha consentito di individuare e di reprimere i principali canali del contrabbando di avifauna in Albania. Nei loro confronti vengono ipotizzati i reati di associazione per delinquere finalizzata al contrabbando e alla diffusione di sostanze alimentari nocive.
«Solo nell'ultima stagione spiega il Cites in una nota gli uomini del nucleo operativo di Bari hanno sequestrato complessivamente quasi una tonnellata di uccelli abbattuti in Albania: in prevalenze Allodole e Beccacce, ma anche anatidi protetti dalla convenzione di Washington».
I cacciatori provengono per lo più dal centro e nord Italia: Emilia-Romagna, Toscana, e dalle province di Vicenza, Brescia e Napoli. Le agenzie venatorie sono concentrate nel Nord Italia, autonome in Romagna come nel caso del triangolo fra Rimini, Forlì e Ravenna, oppure consociate ad altre albanesi, come nel bresciano. I referenti sul posto erano generalmente titolari delle concessioni su vaste aree aperte alla caccia, ed assegnate dopo una gara dal governo albanese; i soci italiani (o albanesi residenti in Italia), invece, si occupavano della logistica, dell'importazione e poi ancora della pubblicità e del
procacciamento della clientela. Secondo il Cites, dalla metà degli anni '90 l'Albania è la meta di «avventurieri senza scrupoli» che «lucrano, con grossi giri d' affari, sulla possibilità di condurre a caccia schiere di cacciatori nostrani»».
«Oggi - prosegue il Corpo Forestale - si teme che l'equilibrio faunistico sia gravemente compromesso. Le zone prese d'assalto dai cacciatori italiani sono la laguna di Karavasta, fra Durazzo e Valona, soprattutto per gli acquatici; le campagne di Fier e Lushnje per allodole e beccacce, così come le montagne di
Kutov e Berat, in particolare per l'avifauna stanziale. A parte i rischi connessi all'aviaria, vi sono quelli dovuti alle condizioni precarie di conservazione nel Paese albanese, per cui vige una decisione comunitaria che vieta l' importazione di carni selvatiche e di allevamento». Questa operazione ne segue altre messe a segno dal Corpo Forestale o dalla Finanza. Ad esempio, a Bari il 29 gennaio 2002 la Guardia di Finanza aveva scovato nella cabina di guida di un autoarticolato appena sbarcato dalla motonave “Palladio”, giunta dall’ Albania, 134 anatre, tra le quali 83 di specie protette dalla Convenzione di Washington (70 Alzavole e 13 Fischioni), nascoste in tre grossi sacchi di juta. Gli animali potevano essere il frutto di una grossa battuta, organizzata da cacciatori baresi in Albania o in Montenegro, che avevano cercato di fare entrare il carico in Italia clandestinamente. Inoltre, fra gli ultimi mesi del 2004 ed il gennaio del 2005 la Forestale aveva respinto diverse migliaia di capi (per lo piú Allodole e Beccacce, ma anche Quaglie, Beccaccini, Merli e Lepri) infliggendo sanzioni a 22 cacciatori provenienti da diverse regioni d'Italia, soprattutto dalla Toscana. Infatti, poco meno di una tonnellata e mezzo di selvaggina abbattuta in Albania e Montenegro era stata a suo tempo sequestrata nel porto di Bari a cacciatori provenienti da battute di caccia nei Balcani. Inoltre, nel gennaio di quest'anno due cacciatori bresciani, dopo una battuta di caccia in Albania si erano fatti spedire a casa da un corriere il ricco «carniere», costitito in tutto da circa quattromila capi tra Allodole e altri uccelli, molti dei quali di specie protette, senza uno straccio di autorizzazione sanitaria e doganale. Per questo sono stati denunciati insieme a un corriere albanese residente a Chiari (Bs), che avrebbe condotto la spedizione. Infine, nell'agosto 2005, un giovane esemplare di Gheppio, uccello rapace protetto, è stato ritrovato chiuso in una gabbia abbandonata nei pressi del varco doganale di Bari. A recuperare l'uccello erano stati gli agenti del nucleo Cites (che si occupa del commercio illegale di flora e fauna in via di estinzione) del Corpo forestale dello Stato e militari della Guardia di finanza durante controlli nel porto di Bari, mentre sbarcavano i passeggeri di alcune navi provenienti dall'Albania. La gabbia potrebbe essere stata abbandonata all´ultimo momento da qualcuno che riteneva di non poter eludere i controlli. L´animale è in buone condizioni, è stato rifocillato dagli stessi forestali che hanno poi consegnato l´esemplare all´Azienda regionale per il recupero della fauna selvatica che ha sede a Bitetto. Ecco il testo di un annuncio online dell'agosto di quest'anno:
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Orso sulla spiaggia di Velipoje, Scutari, Albania del nord, 24 luglio 2006

Orso a passeggio, Albania, 20 giugno 2005
(Agli orsi viene purtroppo inflitto un supplizio: al naso dell’animale viene applicato un anello collegato ad un guinzaglio che provoca un dolore atroce se strattonato. E’ il metodo attraverso il quale il padrone dell’orso impone l’obbedienza. Spesso gli spettatori rimangono impressionati da come l’orso segua docilmente il proprio padrone. Neppure ci si immagina il supplizio al quale è sottoposto l’animale).
Caccia in Serbia e Vojvodina: quando il cacciatore italiano è noto come distruttore anche all'estero
I cacciatori italiani non solo sono in grado di condizionare le scelte di politica venatoria del governo italiano , ma anche quelle di Paesi come la Romania ed ora, la Serbia. E' così abbiamo anche noi le nostre "coloniette" venatorie, fatto che ci farà "amare" ancor di più all'estero e che ha costretto i protezionisti serbi a scrivere una lettera aperta al Governo contro la Legge sulla Stagione Venatoria nel loro Paese. Infatti, la Lega per l'Azione Ornitologica Serba di Belgrado (LOA), la Società per lo Studio e la Protezione degli Uccelli della Vojvodina di Novi Sad
(BPSSV) ed il Fondo per la Protezione dei Rapaci di Belgrado (BPPF) hanno
scritto a DIvana Dulic-Markovic, vicepresidente del Governo della Repubblica di Serbia, Goran ZivkovE, Ministro dell'Agricoltura, Foreste e Gestione delle Risorse Idriche, e per conoscenza a Zoran ZivojinovicM, Presidente della
Associazione Cacciatori della Serbia, Milos Beukovic, Presidente della Associazione Cacciatori della Vojvodina, Aleksandar PopovicM,
Ministro della Scienza e della Protezioone dell'Ambiente della Serbia, nonchè ai giornali, in data 3 agosto 2006, questa lettera aperta:
"Ci opponiamo con forza alla recente legge sulla stagione venatoria del giugno 2006 che giudichiamo clandestina, conflittuale e non professionale. Non è chiaro chi abbia firmato il documento - il sito del Ministero dell'Agricoltura mostra la firma di
Ivana Dulic-Markovic mentre la versione stampata sulla Gazzetta Ufficiale «Sluzbeni glasnik» riporta la firma del nuovo Ministro Goran Zivkov. La caccia si è aperta il 1° di Agosto e le specie cacciabili comprendono Astore, Quaglia e Tortora selvatica. Tre anni fa le associazioni avevano richiesto che Quaglia e Tortora fossero rimosse dalla lista e dichiarate specie protette per la loro scarsità. La richiesta era stata poi approvata dal
Ministro della Scienza e della Protezione dell'Ambiente. Nonostante ciò queste due specie continuano ad essere il bersaglio dei bracconieri Italiani e delle agenzie del turismo venatorio. Ancora più scandaloso è il fatto che questa legge permetta la caccia all'Astore, una specie rara protetta dalle leggi preesistenti ! Secondo la precedente legge venatoria del 2002, l'Astore era protetto in Vojvodina durante tutto l'anno. Sono state aggiunte ulteriori tre specie, che prima erano
protette, nella lista delle specie cacciabili : Marzaiola, Fischione e Beccaccino. Contrariamente ad altri paesi europei che tendono a limitare la caccia a specie gestibili come il Fagiano, la Serbia sceglie di ampliare il numero delle specie selvatiche cacciabili, mentre dichiara di voler far parte dell'Europa e di seguire i suoi regolamenti. Inoltre, per tutte le anatre e le oche, Colombaccio, Ghiandaia e Corvo, la stagione venatoria è stata allungata di ulteriori due settimane, e non terminerà più il 31 Gennaio bensì il 15 Febbraio. Ciò avrà l'effetto di farci udire spari durante un periodo chiave del ciclo
vitale della fauna, con la formazione delle coppie e l'inizio della riproduzione. Gli ornitologi serbi continueranno a chiedere spiegazioni del perchè le popolazioni ornitiche dello stato stiano andando incontro alla rovina mentre in altri paesi Europei sono in aumento. Alcune delle specie interessate dal prolungamento della stagione venatoria sono il Moriglione e la Marzaiola, entrambe inserite nell'elenco delle SPEC a causa del declino delle loro
popolazioni, nonostante ciò si è ritenuto di inserire la Marzaiola fra le specie cacciabili ! Altre specie SPEC menzionate nella nuova legge venatoria hanno mostrato un recente declino in Europa e in Serbia: Coturnice, Starna, Quaglia, Tortora selvatica, Beccaccia e Beccaccino. In Serbia la Coturnice e la Starna hanno mostrato una diminuzione del 25% fra il 1990 ed il 2002, mentre Quaglia e Tortora selvatica sono diminuite del 20% nello stesso periodo."
Per chi voglia approfondire la tematica della caccia nei Balcani, un vero e proprio filone "noir", c'è questo blog. Per chi voglia dare una sbirciatina nei siti che offrono battute di caccia in Serbia e Vojvodina, ecco una vecchia conoscenza; questi altri invece sono ben informati e offrono caccia in Serbia a: Tortore - Quaglie - Starne - Oche - Coturnice - Beccacce - Lepri - Fagiani; giugno, esce la legge, ecco che subito offrono !Quglie in Vojvodina!; ecco infine qualcuno che ha forse contribuito a far calare le Starne in Serbia: "Sono stato in Serbia, a caccia di Starne, per una decina d’anni, anche più di una volta all’anno, a cavallo tra gli anni ’70 e ’80".
11 agosto, Genova: parte un Camper in Viaggio Contro la Caccia.
Parte oggi venerdì 11 agosto da Genova, in Largo XII ottobre, dalle ore 10.00 alle 16.00, la mostra itinerante 2006 della Lega Abolizione Caccia, che vedrà un camper percorrere la penisola italiana dall' 11 al 20 agosto con lo scopo di informare i cittadini sui danni ambientali e sociali causati dall'attività venatoria in Italia. Sono previste soste nelle zone in cui la densità venatoria e'particolarmente pesante: tra il 12 ed il 14 sarà in Toscana tra Grosseto e Orbetello, dove farà una breve tappa a Fest'ambiente, il 17 sarà a Pescara, il 18 a Pesaro, il 19 a Rimini dove ci sarà una conferenza stampa per presentare le manifestazioni del 9 e del 17 settembre. Questo al fine di sostenere e mettere in contatto tutti coloro che sul proprio territorio si oppongono alla caccia, dalle associazioni ai cittadini comuni, che ogni anno telefonano ai nostri centralini per protestare contro persone armate che sparano nei loro terreni o che per sbaglio sparano ai loro animali domestici, o colpiscono persone alla ricerca di funghi o di castagne. Molti cittadini si trovano troppo spesso a faccia a faccia con persone armate: ormai non c'e' più spazio per tutti, chi gira armato incontra ciclisti, escursionisti e famiglie che amano vivere la natura e conoscerla, e che desiderano proteggere e non ferire gli animali selvatici che ci stanno intorno.
Ormai sono diversi, e probabilmente stanno diventando troppi, gli episodi di questo tipo e
l'opinione pubblica sta seriamente prendendo le distanze da chi difende una categoria che troppe volte fa il bello e il brutto tempo, in barba alle norme europee. Sono ben 7 le condanne che l’Unione Europea ha inflitto all'Italia in materia venatoria, per carenze nella tutela del territorio e della fauna, per un uso sconsiderato delle leggi in deroga, che permettono di sparare a specie tutelate dalle Direttive CEE. Una fauna sempre più in declino, e lo dimostrano gli stessi cacciatori, che da anni sono costretti ad immettere selvaggina nel territorio per mancanza di prede, scelte che inevitabilmente stanno alterando il fragile equilibrio che la natura deve creare per sopravvivere con l'uomo. Il 4 agosto scorso il Governo ha emanato un decreto-legge, in attesa di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, che sospende le cacce in deroga a specie protette come il Fringuello , sino ad oggi deliberate dalle Regioni (come Liguria, Veneto e Lombardia), che avevano attivato una procedura di infrazione da parte della Commissione UE per violazione alla direttiva 409 del 1979 sulal tutela dell'avifauna.
Il camper viaggerà con una mostra fotografica su caccia e bracconaggio, attività divise da
una sottile linea di confine ma con conseguenze analoghe, e sui danni causati dall’esercizio venatorio. Nel 2003 è stato commissionato un sondaggio; alla domanda "È favorevole all'abolizione della caccia ?" gli intervistati hanno risposto sì per il 72%, no per il 22% e per il 6% non so. Alla domanda "In caso di referendum andrebbe a votare?" l'81% ha risposto sì, il 14% no e il 5% non so.
Seguite la bandiera gialla sul sito della LAC dove saranno riportate giorno dopo giorno le tappe del Camper per poter firmare le petizioni anche se sarete in vacanza. Lo scopo principale dell’iniziativa è quella di pubblicizzare le manifestazioni nazionali di:
Sabato 9 Settembre 2006 a Brescia, Manifestazione Nazionale Abolizione Caccia
Domenica 17 Settembre 2006 – Porto Levante (Rovigo)
Manifestazione Parco del Delta del Po
Saranno inoltre raccolte firme per 2 petizioni:
Petizione per l'abolizione dell'art 842 del Codice Civile
Petizione per richiedere che Parco il Delta del Po diventi Parco Nazionale
Per Informazione, Adesioni ed Iniziative:
Lega Abolizione Caccia
Sito Web: http://www.abolizionecaccia.it
Email: info@abolizionecaccia.it
Tel/Fax: 0247711806
Mentre apprendiamo che in via transitoria, per la stagione 2006-2007, l’apertura della stagione venatoria e’ prevista per la terza domenica di settembre (il giorno 17), e mentre ieri da molte parti della galassia ambientalista si festeggiava per il nuovo decreto anti-deroghe, c'è chi invece pensa che non ci sia molto da festeggiare. Qualcuno dice “Se l'Arcicaccia è contenta ci sarà pure un motivo”. Qualcun altro fa notare come la levata di scudi contro il decreto sia venuta solo da una parte minoritaria del mondo venatorio, mentre il giorno prima dell’approvazione del decreto, a seguito della convocazione disposta dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, una delegazione della Federcaccia aveva incontrato il Ministro De Castro. Di fatto nelle Zone di Protezione Speciale istituite ai sensi della Direttiva "Uccelli" si potrà continare ad andare a caccia, azzerando le recenti ordinanze della giustizia amministrativa che lasciavano speranze su una equiparazione tra ZPS e parchi ai fini del divieto di caccia. Anzi, in conferenza stampa il Ministro De Castro si è vantato di aver consentito la caccia al loro interno. Resta alle Regioni la delega per emanare deroghe, con la clausola di un parere INFS "conforme", e di cui le Regioni forse potranno ugualmente fare a meno approvando annualmente le deroghe con legge regionale, come hanno quasi sempre fatto, contando sui tempi biblici delle reazioni governative e dei pronunciamenti della Corte Costituzionale. Resterebbero purtroppo in piedi, secondo alcuni, tutte le
condizioni che hanno determinato la messa in mora dell'Italia da parte della Commissione UE, per le continue violazioni regionali che hanno usato lo strumento eccezionale delle "deroghe " per ampliare surrettiziamente l'elenco statale delle specie cacciabili, autorizzando l'abbattimento di milioni di Fringuelli, Peppole, Passeri, di migliaia di esemplari di altre specie, dalla Tortora dal collare fino al Cormorano. Spariscono perciò gli effetti positivi del ricorso VAS (Verdi, Ambiente e Società) che, annullando il decreto Matteoli, ripristinava l'equiparazione delle ZPS alle aree protette e quindi, almeno in linea teorica, chiudeva la caccia in tali aree. In effetti, le ZPS "sarebbero" aree protette dal 1996, ma la verita’ e’ che le ZPS fino a ieri erano una cosa tutta sulla carta.
Le prossime tappe del decreto saranno la sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, che dovrebbe avvenire il 7-8 agosto o al piu’ tardi a meta’ mese. Dal giorno della sua applicazione gli effetti saranno immediati del decreto: ad esempio, le deroghe non conformi decadono. Quindi dovrà avvenire la conversione del decreto in legge attraverso un voto del Parlamento, entro sessanta giorni dalla pubblicazione dello stesso. A seguito di voto positivo potrà avvenire il lavoro di predisposizione del Decreto Ministeriale con le altre misure di conservazione per le ZPS entro 120 dall’emanazione del primo decreto, seguito da provvedimenti regionali sulle ZPS.
Caccia, decreto contro le deroghe: gli ambientalisti festeggiano, i cacciatori scenderanno in piazza ?
Ieri il governo ha approvato un provvedimento che impedisce definitivamente a numerose regioni italiane di derogare alle rigide disposizioni comunitarie sulla protezione degli uccelli selvatici. Per la natura del nostro Paese è un grande risultato, cui associazioni ambientalistiche come LIPU e VAS hanno contribuito in modo determinante. Siamo di fronte ad una svolta fondamentale rispetto al reale funzionamento della Rete Natura 2000 in Italia e al recepimento delle direttive europee, anche e soprattutto in vista di quel grande obiettivo comune che è la difesa della biodiversità. Per quanto riguarda la caccia in deroga, il provvedimento 
sospende gli effetti di tutte le norme regionali assunte in deroga all'ordinamento europeo, dando tempo alle Regioni 90 giorni per adeguare le proprie norme regionali a quelle europee. Questo dovrebbe significare nessuna pre-aperture e niente caccia in deroga in Italia per questa stagione venatoria. "Non va dimenticato – hanno dichiarato i presidenti Tallone della Lipu e Pollice di Vas – che con tale provvedimento il Governo ha evitato una pesante sanzione alle Regioni e ai

cittadini italiani, scongiurando non solo la multa canonica ma persino l’annunciato blocco dei Fondi per lo Sviluppo Rurale, che avrebbe colpito duramente il comparto agricolo italiano. Dunque, i Ministri dell’Ambiente e dell’Agricoltura hanno non solo dimostrato che le procedure d’infrazione vanno prese sul serio, come si conviene ad un Paese responsabile, ma anche che l’Italia tiene in grande considerazione il proprio patrimonio naturale e, in armonia con le esigenze e gli interessi diffusi, intende tutelarlo come è necessario". L’Unione europea a novembre aveva infatti aperto una procedura di infrazione (numero 2006/2131) nei confronti dell’Italia per il mancato rispetto della direttiva 79/409 sulla protezione degli uccelli selvatici. Sul banco degli imputati 10 regioni italiane, tra cui la Lombardia e Veneto, che in particolare avevano violato le disposizioni comunitarie per aver consentito di derogare al divieto di caccia a specie protette non in casi ben definiti ed eccezionalmente, e con l’avallo di solidi pareri scientifici, ma in modo indiscriminato. E’ per questo che il 5 luglio l’Unione europea ha inviato un parere motivato all’Italia chiedendo di conformarsi alla direttiva. Il Ministero delle Politiche agricole, di concerto con quello dell’Ambiente, ha emesso perciò il provvedimento che blocca la pratica delle deroghe, conformandosi appunto al dettato dell’articolo 9 della direttiva. L’intenzione del governo era stata peraltro annunciata anche alla Camera il 27 luglio dal sottosegretario alla Presidenza del consiglio Pietro Colonnella: "Il governo ha intenzione di esaminare in uno dei prossimi consigli dei Ministri un decreto legge con il quale saranno individuate una serie di misure urgenti per l’esercizio dell’attività venatoria e, nello specifico, il divieto di esercitare tale attività in deroga all’articolo 9, letterab c) della direttiva europea 79/409".
La stagione di caccia edizione 2006 aprirà quindi regolarmente "senza preaperture" come ha confermato il ministro dell'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, illustrando, con il ministro delle Politiche Agricole, Paolo De Castro, i termini del decreto legge. "Con questo decreto - ha spiegato Pecoraro - vengono sospese tutte le deroghe che le Regioni hanno adottato in violazione alle direttive comunitarie. Quindi quest'anno nessuna preapertura della caccia. L'efficacia delle deroghe in violazione alle norme europee - ha ribadito Pecoraro - viene a cessare e per la prima volta da molti anni ci sarà l'apertura regolare come dice la legge sulla caccia, la 157 e non secondo un sistema alla arlecchino. Speriamo ora - ha concluso il ministro dell'Ambiente - in un percorso più sereno tra ambiente e altre attività".

Molte le reazioni al provvedimento. ''Con il decreto c'e' piu' tutela delle specie a rischio e si pone un freno alla liberalizzazione delle caccia in deroga delle Regioni'', afferma il Wwf. ''Da oggi - dicono Lipu e Vas - c'e' piu' disciplina delle deroghe''. ''Un buon passo avanti per tornare in Europa'', secondo l'Enpa, mentre secondo gli Animalisti Italiani ''si comincia a uscire dal Medioevo''. Per Arcicaccia ''il Governo salva la caccia compatibile nelle Zps''. ''Si torna al rispetto delle direttive europee e soprattutto al rispetto della legge'', dice la senatrice dei Verdi Loredana De Petris. ''Meno infrazioni e piu' civilta'. L'Italia e' di nuovo in linea con l'Europa'', per la Verde Grazia Francescato. Fulvia Bandoli dell'Ulivo parla di ''decreto equilibrato che riordina il settore''. Dall'opposizione arriva la voce del deputato di Fi, Luciano Rossi che parla di ''comportamenti vendicativi contro il mondo venatorio e rurale'', mentre per la Federcaccia di Milano ''l'esordio non e' promettente''.

Nel contempo Maria Cristina Caretta, segretaria di Sergio Berlato nonché presidente della Confederazione delle Associazioni Venatorie Italiane (CONF.A.V.I.) che ha sede a Thiene nel Vicentino (e che riunisce 15 piccole associazioni venatorie regionali e locali ma NON le più grandi associazioni venatorie italiane) ha invitato tutte le Associazioni venatorie italiane e le Associazioni economiche del settore a partecipare ad una grande manifestazione di protesta a Roma per i giorni 1 e 2 settembre 2006, per dare, ha dichiarato la Caretta, "una immediata risposta al decreto interministeriale che ha scippato ignobilmente ed immotivatamente i diritti dei cacciatori italiani. Paradossale poi risulta essere la cancellazione della pre-apertura alla caccia che le Regioni italiane avevano sinora adottato nel rispetto della legge statale della caccia e delle direttive comunitarie. Di fronte a tanta arroganza da parte di questo Governo al mondo venatorio italiano non resta che rispondere nel modo più fermo e determinato possibile. Il due settembre p.v. i cacciatori italiani erano gia pronti per iniziare la stagione venatoria: defraudati ignobilmente dei loro diritti da questo Governo rosso/verde i cacciatori utilizzeranno quella giornata per manifestare tutto il loro sdegno a Roma. Prevedendo queste incursioni da parte della compagine animalista presente nel Governo Prodi avevamo gia invitato tutte le Associazioni venatorie e le Associazioni economiche del settore a sedersi attorno ad un tavolo per preparare una risposta unitaria a chi vuole chiudere la caccia in Italia, appello purtroppo caduto nel vuoto. Vediamo se anche questa volta gli altri rappresentanti del mondo venatorio italiano rimarranno ancora una volta inerti di fronte ai pericoli che stanno correndo i loro associati. Non dimentichiamoci che dopo questo decreto che deruba i cacciatori italiani di gran parte dei loro diritti, il Governo rosso/verde ha in mente di compiere un’altra furbata che è quella mirante a strumentalizzare la paura per l’influenza aviaria utilizzandola come pretesto per chiudere la caccia in Italia. Per evitare che ciò avvenga tutti i cacciatori italiani dovranno far sentire la loro voce alla manifestazione di Roma dei giorni 1 e 2 settembre p.v.". Il "partito" delle deroghe, che annovera personaggi come Sergio Berlato, Elena Donazzan e Luigino Vascon, tutti della provincia di Vicenza come Maria Cristina Caretta, subisce una sonora debacle.
ULTIMA ORA: l'Ufficio stampa del MIPAAF precisa che ''le preaperture sono regolate dalla legge 157 e che il DL approvato oggi dal Consiglio dei Ministri, non modifica nulla in merito alle preaperture''. ''Diversamente per le ZPS: il decreto approvato oggi - secondo il MIPAAF - precisa che per la stagione venatoria 2006-2007 la preapertura e' prevista la terza domenica di settembre''.
Vademecum dell'ambientalista: "C'è l'estate, c'è il calcio, ma io mi preparo ed ho già messo in agenda che il 9 settembre sarò nel Delta del Po a protestare contro la caccia !"