Non in Serbia, ma in Albania cede il fronte dei distruttivi cacciatori italiani
BRACCONIERI IN TRASFERTA IN ALBANIA, 14 DENUNCIATI
Sequestrata al porto di Bari una tonnellata uccelli abbattuti, anche protetti
Si chiama "Operazione Illiria", ha visto coinvolto il Corpo Forestale dello Stato di Bari con i nuclei investigativi di Vicenza, Brescia, Forlì e Ravenna. Nel mirino cacciatori di pochi scrupoli che amano l'Albania come territorio in cui si sentono autorizzati ad abbattere specie protette anche dalla convenzione di Washington. Avrebbero organizzato spedizioni di caccia in Paesi dell'Europa dell'Est e compiuto stragi di uccelli appartenenti a specie protette. Quattordici persone, in prevalenza amministratori di agenzie venatorie, sono state denunciate dagli uomini del Cites del Corpo forestale dello Stato di Bari al termine di un'inchiesta che ha consentito di individuare e di reprimere i principali canali del contrabbando di avifauna in Albania. Nei loro confronti vengono ipotizzati i reati di associazione per delinquere finalizzata al contrabbando e alla diffusione di sostanze alimentari nocive.
«Solo nell'ultima stagione spiega il Cites in una nota gli uomini del nucleo operativo di Bari hanno sequestrato complessivamente quasi una tonnellata di uccelli abbattuti in Albania: in prevalenze Allodole e Beccacce, ma anche anatidi protetti dalla convenzione di Washington».
I cacciatori provengono per lo più dal centro e nord Italia: Emilia-Romagna, Toscana, e dalle province di Vicenza, Brescia e Napoli. Le agenzie venatorie sono concentrate nel Nord Italia, autonome in Romagna come nel caso del triangolo fra Rimini, Forlì e Ravenna, oppure consociate ad altre albanesi, come nel bresciano. I referenti sul posto erano generalmente titolari delle concessioni su vaste aree aperte alla caccia, ed assegnate dopo una gara dal governo albanese; i soci italiani (o albanesi residenti in Italia), invece, si occupavano della logistica, dell'importazione e poi ancora della pubblicità e del
procacciamento della clientela. Secondo il Cites, dalla metà degli anni '90 l'Albania è la meta di «avventurieri senza scrupoli» che «lucrano, con grossi giri d' affari, sulla possibilità di condurre a caccia schiere di cacciatori nostrani»».
«Oggi - prosegue il Corpo Forestale - si teme che l'equilibrio faunistico sia gravemente compromesso. Le zone prese d'assalto dai cacciatori italiani sono la laguna di Karavasta, fra Durazzo e Valona, soprattutto per gli acquatici; le campagne di Fier e Lushnje per allodole e beccacce, così come le montagne di
Kutov e Berat, in particolare per l'avifauna stanziale. A parte i rischi connessi all'aviaria, vi sono quelli dovuti alle condizioni precarie di conservazione nel Paese albanese, per cui vige una decisione comunitaria che vieta l' importazione di carni selvatiche e di allevamento». Questa operazione ne segue altre messe a segno dal Corpo Forestale o dalla Finanza. Ad esempio, a Bari il 29 gennaio 2002 la Guardia di Finanza aveva scovato nella cabina di guida di un autoarticolato appena sbarcato dalla motonave “Palladio”, giunta dall’ Albania, 134 anatre, tra le quali 83 di specie protette dalla Convenzione di Washington (70 Alzavole e 13 Fischioni), nascoste in tre grossi sacchi di juta. Gli animali potevano essere il frutto di una grossa battuta, organizzata da cacciatori baresi in Albania o in Montenegro, che avevano cercato di fare entrare il carico in Italia clandestinamente. Inoltre, fra gli ultimi mesi del 2004 ed il gennaio del 2005 la Forestale aveva respinto diverse migliaia di capi (per lo piú Allodole e Beccacce, ma anche Quaglie, Beccaccini, Merli e Lepri) infliggendo sanzioni a 22 cacciatori provenienti da diverse regioni d'Italia, soprattutto dalla Toscana. Infatti, poco meno di una tonnellata e mezzo di selvaggina abbattuta in Albania e Montenegro era stata a suo tempo sequestrata nel porto di Bari a cacciatori provenienti da battute di caccia nei Balcani. Inoltre, nel gennaio di quest'anno due cacciatori bresciani, dopo una battuta di caccia in Albania si erano fatti spedire a casa da un corriere il ricco «carniere», costitito in tutto da circa quattromila capi tra Allodole e altri uccelli, molti dei quali di specie protette, senza uno straccio di autorizzazione sanitaria e doganale. Per questo sono stati denunciati insieme a un corriere albanese residente a Chiari (Bs), che avrebbe condotto la spedizione. Infine, nell'agosto 2005, un giovane esemplare di Gheppio, uccello rapace protetto, è stato ritrovato chiuso in una gabbia abbandonata nei pressi del varco doganale di Bari. A recuperare l'uccello erano stati gli agenti del nucleo Cites (che si occupa del commercio illegale di flora e fauna in via di estinzione) del Corpo forestale dello Stato e militari della Guardia di finanza durante controlli nel porto di Bari, mentre sbarcavano i passeggeri di alcune navi provenienti dall'Albania. La gabbia potrebbe essere stata abbandonata all´ultimo momento da qualcuno che riteneva di non poter eludere i controlli. L´animale è in buone condizioni, è stato rifocillato dagli stessi forestali che hanno poi consegnato l´esemplare all´Azienda regionale per il recupero della fauna selvatica che ha sede a Bitetto. Ecco il testo di un annuncio online dell'agosto di quest'anno:
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Orso sulla spiaggia di Velipoje, Scutari, Albania del nord, 24 luglio 2006

Orso a passeggio, Albania, 20 giugno 2005
(Agli orsi viene purtroppo inflitto un supplizio: al naso dell’animale viene applicato un anello collegato ad un guinzaglio che provoca un dolore atroce se strattonato. E’ il metodo attraverso il quale il padrone dell’orso impone l’obbedienza. Spesso gli spettatori rimangono impressionati da come l’orso segua docilmente il proprio padrone. Neppure ci si immagina il supplizio al quale è sottoposto l’animale).