Domenica 29 gennaio 2005: Manifestazione Anticaccia a Pila, nel Delta del Po, località che per la sua struggente bellezza ispirò la più bella poesia di Eugenio Montale
Prima della seconda guerra mondiale, il vecchio faro di Pila, poi demolito, era più o meno dove adesso c’è Pila stessa: porticciolo, imbarcazioni, 400 abitanti e una banca, e questo ti fa capire come la pianura si sia allungata. In "Veneto Felice" Giovanni Comisso ha raccontato di quando vi si raccoglievano i canneti e sembrava d’esser giunti "in un’isola malese". Anche lui arrivò qui dove "il Po non aveva più corrente e le onde che si scioglievano sulla spiaggia rigurgitavano su di esso". In precedenza, Eugenio Montale ne "Il Corriere della Sera" del 6 ottobre del 1954, riportò una felice recensione nei confronti del «giovane rovigotto» Gian Antonio Cibotto e le sue "Cronache dell’alluvione", libro uscito appunto nel 1954 e dedicato alla grande alluvione che colpì il Polesine nel 1951. Dice Cibotto: «Montale, incuriosito dai miei racconti riportati nel libro, mi fece sapere che avrebbe voluto visitare i luoghi dove si erano sviluppati, il delta dove avevo già "portato" Pavese, Vittorini, Levi e molti altri ancora... Appena ci incontrammo sulla piazza di Contarina, mi chiesi come avrei fatto a portare a termine l’"impresa"... Eh sì, un’impresa: sua moglie, che l’accompagnava, era mezza cieca, con quelle lenti spesse come il fondo di un bicchiere e Montale claudicava come una mucca a tre zampe. Ci avviammo verso Scano Boa, l’isola in cui registrai una storia di ordinaria "fatalità"». Montale, nel nostro girovagare tra i canali sepolti dalle canne, stupito dal mistero di quei luoghi, fece riferimento all’ineluttabilità del destino. Ma quando ormeggiammo a Pila, dove intendevo condurlo al mercato del pesce, fu affascinato dalla visione del grande faro per i naviganti, dove il Po si tuffa in mare: il nuovo faro di Punta Maestra che ha sostituito quello di Pila. Ci fu consentito di salire e una volta raggiunta la sommità della sorgente luminosa, Montale fu colpito da un’evidente emozione di fronte allo scenario del panorama che ci attorniava. A un tratto incominciò a cantare strofe di romanze che gli passavano per la mente, di un repertorio quasi infinito. Io e sua moglie, in silenzio, assistevamo incantati a quel concerto di una voce in cielo accompagnata dal vento del delta, che finiva nel mare. Rimanemmo quasi un’ora sulla cima del faro e, discendendo poi quella serie di scalini tortuosi, il Poeta mi riferì che in gioventù aspirava a diventare un cantante lirico, un baritono. "Poi" mi confidò, alquanto corrucciato, "il mio maestro di canto morì e io abbandonai sul nascere il mio sogno, per intraprendere un’altra strada". Intanto, sulla strada del ritorno ogni tanto venivamo avvolti dalla nebbia. Montale mi chiese cosa rappresentasse per me la nebbia. La nebbia è il "tabarro" che indossavano i nostri contadini in inverno. La nebbia ti copre e ti protegge, annulla tutto. Questa casa dove ora ci troviamo, è accanto a una strada trafficata, invasa dai rumori. Quando cala la nebbia, il "baccano" delle macchine non si sente più. E così si può sognare e pensare, custoditi in una sorta di eremo appartato, dove la fantasia ritrova la dimensione perduta».Accompagnandomi alla porta, tra quei meandri di libri accampati, Cibotto, «il Toni», saluta a mezza voce. «"...l’iride breve, gemella / di quella che incastonano i tuoi cigli / e fai brillare intatta in mezzo ai figli / dell’uomo, immersi nel tuo fango, puoi tu / non crederla sorella?...". E "L’anguilla", la poesia più bella di Montale. Se il Poeta non avesse letto le mie "Cronache dell’alluvione" che lo indussero a visitare il Delta del Po, probabilmente questa grande. poesia, "liberata" un pomeriggio sul faro di Pila, sarebbe rimasta nascosta dentro di lui, per sempre». Fatalità. A Pila di Porto Tolle (Rovigo) si svolgerà domenica 29 gennaio 2006 la manifestazione di fine stagione venatoria organizzata dalla Lega Abolizione Caccia in collaborazione con il coordinamento delle associazioni animaliste venete. Nel Delta del Po, principale area di passaggio e svernamento di moltitudini di specie di uccelli, la mattanza dovuta alla caccia e' sempre piu' evidente. Centinaia di migliaia vengono abbattuti dai cacciatori nascosti nei canneti in capanni ben mimetizzati. Questo tipo di caccia si svolge in una parco esistente sulla carta ma carente nelle strutture didattiche e nella tutela delle specie migratorie e svernanti, e soprattutto con poche aree interdette alla caccia. In particolare le aree di grande interesse naturalistico, private o demaniali, sono rese inaccessibili al pubblico dalle aziende faunistico-venatorie private , in cui inoltre grazie a regolamenti capestro provinciali e regionali, i controlli e le iniziative delle guardie venatorie sono in pratica impediti. E' evidente che in un ecosistema così fragile, unico per la presenza di animali appartenenti a specie protette, le condizioni di illegalità e di impossibilità di controllo finora descritte risultano in un equilibrio irreparabilmente compromesso. Per questo motivo si chiede che il Delta del Po possa tornare in futuro al suo scopo originario di zona di ricovero e protezione di migliaia di uccelli migratori, il che impone il totale divieto di caccia. Da Milano e' prevista l'organizzazione di un autobus, al costo di 15 euro, con partenza dal piazzale della stazione della metropolitana di Molino Dorino il 29 gennaio alle ore 6.45; il rientro e' previsto per le ore 20. Al termine del corteo verra' festeggiata la chiusura della stagione venatoria con vino e torte vegan.
Per informazioni, adesioni, contributi in cibo:
Lega Abolizione Caccia - Lombardia
Email: info@abolizionecaccia.it
Tel: 0247711806
Cell: 3388713534 (Prenotazione pullman e creazione dolci)
Sito Web: http://www.abolizionecaccia.it
(Nella foto: Tabula rasa a Pila, Rovigo)