B.I.N. 2006

Un blog che vuole curiosare nei meandri della rete, gettando uno sguardo sul mondo appena più in là
Add to Technorati Favorites
Iscriviti alla ml bw-italia
Iscriviti alla ml bw-italia

Chi sono

Blogger: birdingitalynet

Commenti recenti

ecoritmi in Gruccione (Merops ap...

Archivio

oggi
--- 2007 ---
--- 2006 ---

Partecipano

Bottoni

BlogItalia.it - La directory italiana dei blog Birding Italy blog Feed XML offerto da BlogItalia.it

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte
venerdì, 15 dicembre 2006

Attivisti di Greenpeace penetrano nella Centrale di Porto Tolle (Ro)

 

 

centrale01

 

centrale02

 

 

 

 centrale03

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

domenica, 16 luglio 2006

Delta del Po: dopo centrale a carbone e terminal gasiero, una centrale a turbogas a Loreo (Rovigo)

Secondo due ricercatori di Bologna, il chimico Nicola Armaroli del CNR - di cui trovate una intervista qui - ed il medico Claudio Po dell'unità rischio ambientale dell'Asl di Bologna, una sola centrale elettrica a turbogas in un anno inquina quanto il traffico automobilistico di una città grande come il capoluogo emiliano. Ultimi autorevoli pareri, oltre a quelli dell'OMS, che gli abitanti di Loreo, cittadina del Delta del Po, hanno ottenuto come triste conforto al "disappunto" sul progetto di una centrale turbogas da 760 MW proprio davanti casa. Una contrarietà manifestata sin dal 2002, sindaco in testa, e naufragata definitivamente nel via ai lavori deciso in questi giorni dal governo regionale Veneto. Una centrale che nessuno vuole e non solo perché si rischia il giardino di casa, dicono a Loreo, quanto perché quella dell'Enel di Porto Tolle e il futuro terminal gasiero, sempre davanti al Po a qualche chilometro da Loreo, bastano e avanzano in una zona dagli equilibri così fragili.

sabato, 15 luglio 2006

 Siccità nel Po e risalita dell’acqua di mare, proseguono gli incontri.
 
Mentre dal Delta del Po si segnala la risalita del cuneo salino fino a Berra (Ferrara), costringendo a disattivare le derivazione dal fiume per non irrigare con acqua salata, si è svolto recentemente a Piacenza un incontro per analizzare i problemi legati all’emergenza idrica del fiume Po, presieduto dal presidente della Provincia ospitante e della Consulta delle Province del Po, Gian Luigi Boiardi, e al quale erano presenti le province di Pavia, Alessandria, Lodi, Cremona, Reggio Emilia, Rovigo, Mantova e Ferrara. La  riunione  di Piacenza (vedi foto: il Po a Piacenza, scattata in questi giorni)
si è conclusa con la decisione di avviare i preparativi del 4° Congresso del Po, che si terrà a Piacenza nell’ottobre 2007 e che sarà preceduto da cinque momenti precongressuali, fra i quali uno a Rovigo in aprile 2007 sulla riqualificazione ambientale. L'obiettivo finale è sbloccare fondi nazionali per la sistemazione idrogeologica dell'asta del Po, per la valorizzazione ambientale e per la difesa dal cuneo salino. Intanto ad Alessandria il 24 luglio 2006 ci sarà un incontro fra le province bagnate dal Po con la commissione parlamentare Ambiente ad Alessandria. Intanto nel Nord Italia i fiumi e i laghi sono in secca, con il lago Maggiore che ha raggiunto il minimo storico di 20 centimetri al di sotto del livello del mare, quello di Iseo come quello di Como che sono vicini al livello zero anche perché l’acqua è trattenuta dai gestori degli impianti idroelettrici negli invasi alpini a danno dell’ambiente e dell’agricoltura dei territori a valle. E’ quanto denuncia la Coldiretti che con “l’occupazione” dei laghi di Cancano, a 1700 metri in provincia di Sondrio da parte degli imprenditori agricoli arrivati da tutta la pianura padana con auto e pullman, ha avviato una mobilitazione per “liberare” l’acqua trattenuta nei bacini alpini con gravi danni per le città e le campagne, dove per la siccità sono a rischio le coltivazioni.Il blitz della Coldiretti sui bacini alpini a Bormio rappresenta il primo obiettivo strategico di una mobilitazione destinata ad estendersi fino a quando - sottolinea la Coldiretti - non verrà garantito un adeguato rilascio delle acque anche in funzione del  piano anti-siccità della Regione Lombardia che impegna per decreto i concessionari idroelettrici al rilascio di 50,9 milioni di metri cubi di acqua accumulati dal primo maggio nei bacini idrici a monte del lago di Como e del fiume Adda, oltre alle cosiddette acque "affluenti", cioè quelle che provengono naturalmente dallo scioglimento dei ghiacciai, dalle sorgenti e dalle piogge. I Laghi di Cancano, in provincia di Sondrio (vedi foto),
sono un bacino importante della Aem, che detiene il 60% della riserva idrica della Lombardia. Con il rilascio controllato dell’acqua presente nei bacini alpini da parte dalle società che ne hanno la concessione per la produzione di elettricità è infatti possibile - sostiene la Coldiretti - ripristinare per l'emergenza i corsi di fiumi e laghi rimasti a secco e scongiurare danni all’agricoltura e all’ambiente.
giovedì, 13 luglio 2006

Beppe Grillo a Porto Viro (Ro) ha parlato, tra le altre cose, delle Centrali Elettriche a Biomasse. Ecco cosa scrive il Gruppo Verdi di Conselice (Ra) su una di queste centrali da realizzare nel loro territorio.
Il progetto "Motori Unigrà" per la realizzazione di una centrale ad olio da 49,6 Mw elettrici è uno dei progetti di centrale a biomasse più grande d'Italia. La realizzazione dell'opera a nord di Conselice renderebbe la ciminiera dei fumi, alta 55 mt., chiaramente visibile dall'oasi di Campotto che dista pochi chilometri in linea d'aria. L'Oasi di Campotto (SIC; Sito di Importanza Comunitaria) costituisce, per l'avifauna acquatica, una delle aree più importanti della Regione e dell'Italia. Sono segnalate 60 specie di interesse comunitario, delle quali 24 nidificanti, e 145 specie migratrici, delle quali 84 nidificanti. Sul progetto della centrale, all'interno della procedura di valutazione di impatto ambientale, da parte della Regione Emilia Romagna, non è stata richiesta la Valutazione d'Incidenza ai sensi della Direttiva Habitat 92/43 CEE e della Legge Regionale n. 7 del 2004 (conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatica), né la Regione ha inserito all'interno della Conferenza dei Servizi, che valuterà l'opera in questione, l'Ente Parco del Delta del Po. Non è possibile che ci si dimentichi di importanti leggi e direttive comunitarie per agevolare un progetto di centrale elettrica. Si produrrà energia elettrica da olio di palma importato dal Sud - Est asiatico e ciò non è di nessuna utilità per il bilancio energetico italiano, né tanto meno per la riduzione della CO2 (gas effetto serra) in quanto la coltivazione della palma da olio è ottenuta in seguito al disboscamento delle foreste tropicali. L'obiettivo della ditta proponente è quello di incassare il triplo per l'energia prodotta e venduta all'ENEL, attraverso il mercato dei certificati verdi finanziato con i fondi accantonati sulle bollette degli utenti. Questi fondi dovrebbero essere destinati alla produzione di energia da fonti rinnovabili che abbiano come obiettivo il miglioramento del bilancio energetico italiano e la riduzione della CO2, peculiarità che il progetto Unigrà non ha assolutamente. La Regione Emilia Romagna deve quindi prendere atto della necessità di comprendere, nella valutazione di impatto ambientale dell'opera in questione, il parere dell'Ente Parco del Delta del Po. 
A CHI GIOVERA'?
Ad Unigrà che, grazie ai fondi accantonati con le nostre bollette, si riempirà le tasche incassando il triplo per l'energia prodotta e venduta all'ENEL.
E TUTTI NOI, COSA AVREMO IN CAMBIO?
 - Inquinamento dell'aria: ossidi di azoto, polveri sottili ed altre emissioni dannose alla salute, cancerogene e letali (non si esclude anche presenza di diossina);
- Svalutazione di case e terreni nei territori interessati;
- Effetti negativi sull'agricoltura e l'allevamento, soprattutto per chi produce o vorrà produrre con metodi biologici e di alta qualità;
- Aumento del traffico per trasportare con autotreni gli oli da bruciare, dal porto di Ravenna, e altre sostanze per il funzionamento della Centrale, come ammoniaca;
- Effetti negativi per l'Oasi di Campotto (SIC: Sito di Importanza Comunitaria)
-  senza un reale bisogno, dato che la provincia di Ravenna produce già più del 50% dell'energia dell'intera Emilia Romagna;
-  senza vantaggi per i nostri coltivatori, dato che gli oli verranno importati dal sud­est asiatico ed, anzi, disboscando e distruggendo le foreste tropicali.
Tutto questo in netto contrasto con il Piano Territoriale della Provincia di Ravenna per le nuove centrali elettriche, col Protocollo di Kyoto per la riduzione dei gas serra, con direttive CEE e leggi nazionali per la protezione dell'habitat naturale e con il piano ARPA per il risanamento della qualità dell'aria del nostro territorio. Dato che già si superano le soglie di alcuni inquinanti, ci aspetteranno le giornate a targhe alterne, come ipotizzato in assemblea dal nostro sindaco ?
NON LASCIARTI BEFFARE, FIRMA ANCHE TU LA PETIZIONE
Per info: tel 329.7137884 - 328.4920128 - 328.2652946
CASTA - Comitato Alternative per la Salute, Territorio e Ambiente col sostegno di: WWF, Greenpeace, Legambiente, Social Forum Bassa Romagna,
L'Altritalia Conselice, Ravenna viva, Italia Nostra, Aneat, Rete Italiana per la decrescita.
lunedì, 10 luglio 2006

Beppe Grillo a Porto Viro (Ro) mercoledì 12 luglio 2006

Beppe Grillo sarà il grande richiamo per la sera di mercoledì 12 luglio in piazza della Repubblica a Porto Viro (Rovigo) alle ore 21:30. Il comico genovese, 58 anni, si esibirà sul grande palco messo a disposizione dal Comune, è celeberrimo fin dall'inizio per i suoi monologhi (il primo nel 1974 di fronte a una commissione Rai, alla presenza di Pippo Baudo) satirici, graffianti e imprevedibili, in quanto sorretti da una grande capacità di improvvisazione. Ed è stato molto probabilmente pensando al suo modo di far spettacolo, così graffiante e corrosivo, alla sua satira di costume che non disdegna di affrontare temi scottanti quali la difesa ambientale, che il Coordinamento dei comitati per la difesa dell'Ambiente della provincia di Rovigo (presieduto da Luigino Motteran, e con in prima linea il Comitato per l'ambiente dei liberi cittadini di Porto Tolle, guidato da Giorgio Crepaldi), è stato spinto ad invitare Beppe Grillo nel Delta, ove certo i problemi ambientali non mancano. Grillo ha accettato; dapprima si era pensato di trovargli spazio al museo di Ca' Vendramin, poi però si è optato per la grande piazza della Repubblica di Porto Viro , luogo che può ospitare un grande pubblico. Gli organizzatori danno per certo (alla luce anche dei suoi rapporti con l'Enel), che uno degli obiettivi della pungente satirà di Grillo sarà propria questa, ma è prevedibile che il comico residente a Nervi, attacchi tutti gli "ecomostri" presenti o progettati sul territorio, come il terminal dell'Edison, in difesa della salubrità dell'ambiente. Sul palco con Beppe Grillo ci saranno Stefano Montanari, il prof. Gianni Tamino e il prof Virginio Bettini. La serata in piazza sarà preceduta da un incontro, alle 18:00, lo stesso giorno presso la Sala consiliare della provincia di Rovigo, nel corso del quale Montanari esporrà le sue argomentazioni di fronte a un pubblico di sindaci, amministratori e tecnici dell'ARPA. La serata di Porto Viro sarà dedicata alla situazione del Parco del Delta, vittima delle emissioni della centrale ENEL: poi magari Beppe allargherà l'argomento come sempre fa lui...

Scarica qui la locandina e diffondila... 

mercoledì, 05 luglio 2006

Po in secca, acqua di mare in risalita dalla foce, terreni del Delta intrisi di sale: basta sprecare acqua, ricreiamo le zone umide !
Unione Veneta Bonifiche: “Creare dei bacini di laminazione in pianura”
Alla fine di giugno è tornata l'emergenza idrica lungo il corso del fiume Po, che quest'anno in alcuni punti ha raggiunto il minimo storico. Gravi le situazioni registrate  a Canonica D'Adda (-8,72) a Cremona (-7,60) e nella provincia di Ferrara (-7,19). Nel Delta i produttori di riso evidenziano come la risalita del cuneo salino si stia manifestando con notevole anticipo rispetto al passato. Ma la magra del Po ha cause che vengono da lontano con a monte «una regimentazione delle acque molto discutibile». Il vicepresidente della Regione Veneto Luca Zaia (Lega) non ha usato mezzi termini per dire quanto e dove sono i problemi della secca del fiume. D'accordo con Zaia anche il presidente provinciale di Rovigo di Confagricoltura Stefano Casalini e il presidente nazionale dell'Associazione agricoltori Federico Vecchioni. «Se deve finire il monopolio dell'energia - ha detto Vecchioni - deve finire il monopolio della produzione di energia». Chiaro il riferimento all'Enel, criticata anche da Casalini. «È inconcepibile - ha commentato il presidente provinciale di Confagricoltura - che il Po sia in magra nonostante un inverno e una primavera con precipitazioni piovose nelle medie stagionali». «Ci sono circa 270 sbarramenti a monte: l'Enel ha finora trattenuto l'acqua per usi idroelettrici - ha spiegato Canalini- per farsi pagare l'energia più cara in luglio, per la maggiore richiesta. E nel frattempo avanza il cuneo salino. Ogni giorno che trascorre è un passo verso la desertificazione: perché con il sale c'è davvero il rischio di mandare a zero la produttività delle aree agricole rivierasche». E’ intervenuta anche l'Unione Veneta Bonifiche che afferma che «per risolvere il problema della siccità , è necessario creare dei bacini di laminazione in pianura. In grado di raccogliere acqua durante le piene dei fiumi, contenendo così il rischio idraulico, per conservarla e garantire l'irrigazione in caso di necessità». È il parere di Antonio Tomezzoli, presidente dell'Uvb (Unione Veneta Bonifiche). E aggiunge: «Non mancano i segnali di preoccupazione a causa delle centrali elettriche che sfruttano l'acqua dei grandi fiumi come il Po e l'Adige, rilasciando l'acqua solo su richiesta».  Mentre l'Anbi (Associazione Nazionale Bonifiche) per contrastare il progressivo abbassamento dell'alveo del Po chiede il recupero funzionale delle golene per assicurare una riserva d'acqua da utilizzare nei periodi di siccità . Sandro Bortolotto, dell'Aipo, ribatte che «sarebbe una soluzione inefficace per il Polesine in quanto la situazione geologica delle golene polesane è tale che l'andamento di piene e secche di queste ultime andrebbe di pari passo con l'alveo del Po. È come se fossero dei vasi comunicanti». Un’inchiesta del periodico Famiglia Cristiana del 4 luglio afferma che “Sulle Alpi decine di dighe sono stracolme. Hanno catturato la pioggia e la neve che si scioglie. Sono una riserva di energia da vendere a caro prezzo. Ecco perché la pianura padana è rimasta a secco.” Con una media annuale di 1.108 millimetri di precipitazioni piovose, la pianura padana è una delle zone più ricche d’acqua del pianeta. E allora che cosa può essere accaduto? Chi ha "rubato" la pioggia?In Lombardia, le 76 dighe che imbrigliano fiumi, ruscelli e sorgenti sono stracolme, ma a valle giunge solo un rivoletto. Lo chiamano "minimo deflusso vitale", ma non sempre c’è. A denunciare l’anomala situazione che si è venuta a creare per l’ennesima estate, è la Coldiretti che deve fare i conti con centinaia di ettari il cui raccolto è compromesso dalla mancata irrigazione: «I bacini alpini, pur essendo pieni, vengono mantenuti chiusi dalle società elettriche che ne hanno la concessione per la produzione di elettricità, impedendo che l’acqua giunga a valle, sottraendola ai cittadini, all’ambiente e all’agricoltura». Un’accusa molto precisa che ha alimentato una "guerra dell’acqua" tra l’Anbi (Associazione nazionale delle bonifiche) che si occupa di irrigazione, e i gestori dell’energia. E mentre, col disastro provocato, oramai è “Guerra dell’Acqua” al nord, al sud avanza veramente il deserto. In Capitanata, provincia di Foggia, sembra d’essere alle porte del Sahara. Un tempo una pianura fertilissima, oggi queste contrade sono una landa desolata dove i fiumi sono ridotti a una pietraia. A causa del deserto che avanza, decine di piccoli agricoltori hanno abbandonato le loro masserie dove prima si producevano quintali di pomodori. Queste terre rimaste a secco sono una delle 14 zone dell’Italia esposte al rischio di desertificazione. Migliaia di ettari sparsi tra le province di Agrigento, Siracusa, Reggio Calabria, Potenza, Bari, Foggia, Sassari. Novantamila chilometri quadrati, il 27 per cento del Belpaese esposto allo scirocco e alla sabbia rossa che arriva dall’Africa. La desertificazione è una delle più gravi emergenze ambientali e minaccia circa un miliardo di abitanti degli oltre 100 Paesi a rischio e un quarto delle terre del pianeta. Per questa ragione, l’Assemblea generale dell’Onu ha proclamato il 2006 "Anno internazionale dei deserti e della desertificazione".


Heracleum blog & web tools