B.I.N. 2006

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venerdì, 15 dicembre 2006

Attivisti di Greenpeace penetrano nella Centrale di Porto Tolle (Ro)

 

 

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lunedì, 17 luglio 2006

Domenica 6 Agosto a Prodo (Orvieto, Umbria) festa dell'avifauna per protestare contro la creazione di un Parco Eolico ed evitare così la "triturazione" di grandi rapaci come il Biancone ed il Nibbio bruno

Domenica 6 agosto si terrà una giornata dedicata all'avifauna in occasione della festa del paese di Prodo (Orvieto). Il motivo principale è quello di raccogliere il maggior numero di osservazioni possibili che possano costituire materiale utile per iniziare ad opporsi alla creazione di un parco eolico in una zona dove sono presenti come nidificanti il Calandro, l'Allodola, il Fanello, l'Averla piccola ed è possibile osservare il Biancone, la Poiana, il Falco pecchiaiolo ed il Nibbio bruno. L'area dove sorgeranno le torri è circondata ma inspiegabilmente (?) fuori dall" Area di particolare interesse naturalistico - ambientale" così come indicato sulla cartografia del Sistema Territoriale di Interesse Naturalistico -Ambientale Monte Peglia e Selva di Meana.(STINA) Si tratta di una piccola superfice, la sommità dei monti interessati (Monte Piatto, 769m), in cui l'unico vincolo è quello idreogeologico. L'area si trova a Nord del lago di Corbara, (Parco del Fiume Tevere) in un area prevalentemente boscata posta tra i SIC IT 5220004 e IT 522003, in parte compresa nell'area protetta Elmo - Melonta (LR 4/2000), non lontano dalla ZPS IT522024.

Sarà importante riuscire a portare sul territorio più gente possibile, sia ornitologi che non. In particolare è richiesto agli ornitologi che abbiano voglia di impegnarsi in prima persona e siano disposti a fare una giornata di osservazioni ai rapaci di mettersi direttamente in contatto con l'organizzazione (referente: Daniele, cell 3389210531). Fino ad un massimo di 8 -10 persone è offerta ospitalità gratuita qualora intendessero arrivare la sera del sabato.



postato da: birdingitalynet alle ore 17:27 | link | commenti (1)
categorie: energia, manifestazione, eolico, centrali, orvieto, eolica
domenica, 16 luglio 2006

Delta del Po: dopo centrale a carbone e terminal gasiero, una centrale a turbogas a Loreo (Rovigo)

Secondo due ricercatori di Bologna, il chimico Nicola Armaroli del CNR - di cui trovate una intervista qui - ed il medico Claudio Po dell'unità rischio ambientale dell'Asl di Bologna, una sola centrale elettrica a turbogas in un anno inquina quanto il traffico automobilistico di una città grande come il capoluogo emiliano. Ultimi autorevoli pareri, oltre a quelli dell'OMS, che gli abitanti di Loreo, cittadina del Delta del Po, hanno ottenuto come triste conforto al "disappunto" sul progetto di una centrale turbogas da 760 MW proprio davanti casa. Una contrarietà manifestata sin dal 2002, sindaco in testa, e naufragata definitivamente nel via ai lavori deciso in questi giorni dal governo regionale Veneto. Una centrale che nessuno vuole e non solo perché si rischia il giardino di casa, dicono a Loreo, quanto perché quella dell'Enel di Porto Tolle e il futuro terminal gasiero, sempre davanti al Po a qualche chilometro da Loreo, bastano e avanzano in una zona dagli equilibri così fragili.

giovedì, 13 luglio 2006

Beppe Grillo a Porto Viro (Ro) ha parlato, tra le altre cose, delle Centrali Elettriche a Biomasse. Ecco cosa scrive il Gruppo Verdi di Conselice (Ra) su una di queste centrali da realizzare nel loro territorio.
Il progetto "Motori Unigrà" per la realizzazione di una centrale ad olio da 49,6 Mw elettrici è uno dei progetti di centrale a biomasse più grande d'Italia. La realizzazione dell'opera a nord di Conselice renderebbe la ciminiera dei fumi, alta 55 mt., chiaramente visibile dall'oasi di Campotto che dista pochi chilometri in linea d'aria. L'Oasi di Campotto (SIC; Sito di Importanza Comunitaria) costituisce, per l'avifauna acquatica, una delle aree più importanti della Regione e dell'Italia. Sono segnalate 60 specie di interesse comunitario, delle quali 24 nidificanti, e 145 specie migratrici, delle quali 84 nidificanti. Sul progetto della centrale, all'interno della procedura di valutazione di impatto ambientale, da parte della Regione Emilia Romagna, non è stata richiesta la Valutazione d'Incidenza ai sensi della Direttiva Habitat 92/43 CEE e della Legge Regionale n. 7 del 2004 (conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatica), né la Regione ha inserito all'interno della Conferenza dei Servizi, che valuterà l'opera in questione, l'Ente Parco del Delta del Po. Non è possibile che ci si dimentichi di importanti leggi e direttive comunitarie per agevolare un progetto di centrale elettrica. Si produrrà energia elettrica da olio di palma importato dal Sud - Est asiatico e ciò non è di nessuna utilità per il bilancio energetico italiano, né tanto meno per la riduzione della CO2 (gas effetto serra) in quanto la coltivazione della palma da olio è ottenuta in seguito al disboscamento delle foreste tropicali. L'obiettivo della ditta proponente è quello di incassare il triplo per l'energia prodotta e venduta all'ENEL, attraverso il mercato dei certificati verdi finanziato con i fondi accantonati sulle bollette degli utenti. Questi fondi dovrebbero essere destinati alla produzione di energia da fonti rinnovabili che abbiano come obiettivo il miglioramento del bilancio energetico italiano e la riduzione della CO2, peculiarità che il progetto Unigrà non ha assolutamente. La Regione Emilia Romagna deve quindi prendere atto della necessità di comprendere, nella valutazione di impatto ambientale dell'opera in questione, il parere dell'Ente Parco del Delta del Po. 
A CHI GIOVERA'?
Ad Unigrà che, grazie ai fondi accantonati con le nostre bollette, si riempirà le tasche incassando il triplo per l'energia prodotta e venduta all'ENEL.
E TUTTI NOI, COSA AVREMO IN CAMBIO?
 - Inquinamento dell'aria: ossidi di azoto, polveri sottili ed altre emissioni dannose alla salute, cancerogene e letali (non si esclude anche presenza di diossina);
- Svalutazione di case e terreni nei territori interessati;
- Effetti negativi sull'agricoltura e l'allevamento, soprattutto per chi produce o vorrà produrre con metodi biologici e di alta qualità;
- Aumento del traffico per trasportare con autotreni gli oli da bruciare, dal porto di Ravenna, e altre sostanze per il funzionamento della Centrale, come ammoniaca;
- Effetti negativi per l'Oasi di Campotto (SIC: Sito di Importanza Comunitaria)
-  senza un reale bisogno, dato che la provincia di Ravenna produce già più del 50% dell'energia dell'intera Emilia Romagna;
-  senza vantaggi per i nostri coltivatori, dato che gli oli verranno importati dal sud­est asiatico ed, anzi, disboscando e distruggendo le foreste tropicali.
Tutto questo in netto contrasto con il Piano Territoriale della Provincia di Ravenna per le nuove centrali elettriche, col Protocollo di Kyoto per la riduzione dei gas serra, con direttive CEE e leggi nazionali per la protezione dell'habitat naturale e con il piano ARPA per il risanamento della qualità dell'aria del nostro territorio. Dato che già si superano le soglie di alcuni inquinanti, ci aspetteranno le giornate a targhe alterne, come ipotizzato in assemblea dal nostro sindaco ?
NON LASCIARTI BEFFARE, FIRMA ANCHE TU LA PETIZIONE
Per info: tel 329.7137884 - 328.4920128 - 328.2652946
CASTA - Comitato Alternative per la Salute, Territorio e Ambiente col sostegno di: WWF, Greenpeace, Legambiente, Social Forum Bassa Romagna,
L'Altritalia Conselice, Ravenna viva, Italia Nostra, Aneat, Rete Italiana per la decrescita.
lunedì, 10 luglio 2006

Beppe Grillo a Porto Viro (Ro) mercoledì 12 luglio 2006

Beppe Grillo sarà il grande richiamo per la sera di mercoledì 12 luglio in piazza della Repubblica a Porto Viro (Rovigo) alle ore 21:30. Il comico genovese, 58 anni, si esibirà sul grande palco messo a disposizione dal Comune, è celeberrimo fin dall'inizio per i suoi monologhi (il primo nel 1974 di fronte a una commissione Rai, alla presenza di Pippo Baudo) satirici, graffianti e imprevedibili, in quanto sorretti da una grande capacità di improvvisazione. Ed è stato molto probabilmente pensando al suo modo di far spettacolo, così graffiante e corrosivo, alla sua satira di costume che non disdegna di affrontare temi scottanti quali la difesa ambientale, che il Coordinamento dei comitati per la difesa dell'Ambiente della provincia di Rovigo (presieduto da Luigino Motteran, e con in prima linea il Comitato per l'ambiente dei liberi cittadini di Porto Tolle, guidato da Giorgio Crepaldi), è stato spinto ad invitare Beppe Grillo nel Delta, ove certo i problemi ambientali non mancano. Grillo ha accettato; dapprima si era pensato di trovargli spazio al museo di Ca' Vendramin, poi però si è optato per la grande piazza della Repubblica di Porto Viro , luogo che può ospitare un grande pubblico. Gli organizzatori danno per certo (alla luce anche dei suoi rapporti con l'Enel), che uno degli obiettivi della pungente satirà di Grillo sarà propria questa, ma è prevedibile che il comico residente a Nervi, attacchi tutti gli "ecomostri" presenti o progettati sul territorio, come il terminal dell'Edison, in difesa della salubrità dell'ambiente. Sul palco con Beppe Grillo ci saranno Stefano Montanari, il prof. Gianni Tamino e il prof Virginio Bettini. La serata in piazza sarà preceduta da un incontro, alle 18:00, lo stesso giorno presso la Sala consiliare della provincia di Rovigo, nel corso del quale Montanari esporrà le sue argomentazioni di fronte a un pubblico di sindaci, amministratori e tecnici dell'ARPA. La serata di Porto Viro sarà dedicata alla situazione del Parco del Delta, vittima delle emissioni della centrale ENEL: poi magari Beppe allargherà l'argomento come sempre fa lui...

Scarica qui la locandina e diffondila... 

mercoledì, 05 luglio 2006

Po in secca, acqua di mare in risalita dalla foce, terreni del Delta intrisi di sale: basta sprecare acqua, ricreiamo le zone umide !
Unione Veneta Bonifiche: “Creare dei bacini di laminazione in pianura”
Alla fine di giugno è tornata l'emergenza idrica lungo il corso del fiume Po, che quest'anno in alcuni punti ha raggiunto il minimo storico. Gravi le situazioni registrate  a Canonica D'Adda (-8,72) a Cremona (-7,60) e nella provincia di Ferrara (-7,19). Nel Delta i produttori di riso evidenziano come la risalita del cuneo salino si stia manifestando con notevole anticipo rispetto al passato. Ma la magra del Po ha cause che vengono da lontano con a monte «una regimentazione delle acque molto discutibile». Il vicepresidente della Regione Veneto Luca Zaia (Lega) non ha usato mezzi termini per dire quanto e dove sono i problemi della secca del fiume. D'accordo con Zaia anche il presidente provinciale di Rovigo di Confagricoltura Stefano Casalini e il presidente nazionale dell'Associazione agricoltori Federico Vecchioni. «Se deve finire il monopolio dell'energia - ha detto Vecchioni - deve finire il monopolio della produzione di energia». Chiaro il riferimento all'Enel, criticata anche da Casalini. «È inconcepibile - ha commentato il presidente provinciale di Confagricoltura - che il Po sia in magra nonostante un inverno e una primavera con precipitazioni piovose nelle medie stagionali». «Ci sono circa 270 sbarramenti a monte: l'Enel ha finora trattenuto l'acqua per usi idroelettrici - ha spiegato Canalini- per farsi pagare l'energia più cara in luglio, per la maggiore richiesta. E nel frattempo avanza il cuneo salino. Ogni giorno che trascorre è un passo verso la desertificazione: perché con il sale c'è davvero il rischio di mandare a zero la produttività delle aree agricole rivierasche». E’ intervenuta anche l'Unione Veneta Bonifiche che afferma che «per risolvere il problema della siccità , è necessario creare dei bacini di laminazione in pianura. In grado di raccogliere acqua durante le piene dei fiumi, contenendo così il rischio idraulico, per conservarla e garantire l'irrigazione in caso di necessità». È il parere di Antonio Tomezzoli, presidente dell'Uvb (Unione Veneta Bonifiche). E aggiunge: «Non mancano i segnali di preoccupazione a causa delle centrali elettriche che sfruttano l'acqua dei grandi fiumi come il Po e l'Adige, rilasciando l'acqua solo su richiesta».  Mentre l'Anbi (Associazione Nazionale Bonifiche) per contrastare il progressivo abbassamento dell'alveo del Po chiede il recupero funzionale delle golene per assicurare una riserva d'acqua da utilizzare nei periodi di siccità . Sandro Bortolotto, dell'Aipo, ribatte che «sarebbe una soluzione inefficace per il Polesine in quanto la situazione geologica delle golene polesane è tale che l'andamento di piene e secche di queste ultime andrebbe di pari passo con l'alveo del Po. È come se fossero dei vasi comunicanti». Un’inchiesta del periodico Famiglia Cristiana del 4 luglio afferma che “Sulle Alpi decine di dighe sono stracolme. Hanno catturato la pioggia e la neve che si scioglie. Sono una riserva di energia da vendere a caro prezzo. Ecco perché la pianura padana è rimasta a secco.” Con una media annuale di 1.108 millimetri di precipitazioni piovose, la pianura padana è una delle zone più ricche d’acqua del pianeta. E allora che cosa può essere accaduto? Chi ha "rubato" la pioggia?In Lombardia, le 76 dighe che imbrigliano fiumi, ruscelli e sorgenti sono stracolme, ma a valle giunge solo un rivoletto. Lo chiamano "minimo deflusso vitale", ma non sempre c’è. A denunciare l’anomala situazione che si è venuta a creare per l’ennesima estate, è la Coldiretti che deve fare i conti con centinaia di ettari il cui raccolto è compromesso dalla mancata irrigazione: «I bacini alpini, pur essendo pieni, vengono mantenuti chiusi dalle società elettriche che ne hanno la concessione per la produzione di elettricità, impedendo che l’acqua giunga a valle, sottraendola ai cittadini, all’ambiente e all’agricoltura». Un’accusa molto precisa che ha alimentato una "guerra dell’acqua" tra l’Anbi (Associazione nazionale delle bonifiche) che si occupa di irrigazione, e i gestori dell’energia. E mentre, col disastro provocato, oramai è “Guerra dell’Acqua” al nord, al sud avanza veramente il deserto. In Capitanata, provincia di Foggia, sembra d’essere alle porte del Sahara. Un tempo una pianura fertilissima, oggi queste contrade sono una landa desolata dove i fiumi sono ridotti a una pietraia. A causa del deserto che avanza, decine di piccoli agricoltori hanno abbandonato le loro masserie dove prima si producevano quintali di pomodori. Queste terre rimaste a secco sono una delle 14 zone dell’Italia esposte al rischio di desertificazione. Migliaia di ettari sparsi tra le province di Agrigento, Siracusa, Reggio Calabria, Potenza, Bari, Foggia, Sassari. Novantamila chilometri quadrati, il 27 per cento del Belpaese esposto allo scirocco e alla sabbia rossa che arriva dall’Africa. La desertificazione è una delle più gravi emergenze ambientali e minaccia circa un miliardo di abitanti degli oltre 100 Paesi a rischio e un quarto delle terre del pianeta. Per questa ragione, l’Assemblea generale dell’Onu ha proclamato il 2006 "Anno internazionale dei deserti e della desertificazione".
lunedì, 30 gennaio 2006

La Manifestazione di Pila del 29 gennaio, così sui giornali: "500 persone alla Manifestazione contro la caccia"

pila-wwf«Nel delta del Po, principale area di passaggio e svernamento di molteplici specie di uccelli, la mattanza dovuta alla caccia è sempre più evidente. Centinaia di migliaia vengono abbattuti dai cacciatori nascosti nei canneti in bunker ben mimetizzati». Inizia così il comunicato della Lac (Lega per l'Abolizione della Caccia), pubblicato dal Gazzettino Rovigo il 13 gennaio, che con la collaborazione del coordinamento delle associazioni animaliste venete ha organizzando la manifestazione che si è tenuta il 29 gennaio in concomitanza con la fine della stagione venatoria, nell'estremo Delta, a Pila, famosa oltre che per la pesca, anche per l'elevato numero di cacciatori. «Questo tipo di caccia - continua la Lac - si svolge in un parco esistente sulla carta ma carente nelle strutture didattiche e nella tutela delle specie migratorie e svernanti, e, soprattutto, con poche aree interdette alla caccia. In particolare le aree di grande interesse naturalistico, private o demaniali, sono rese inaccessibili al pubblico dalle aziende faunistico-venatorie private, in cui inoltre grazie a regolamenti capestro provinciali e regionali, i controlli e le iniziative delle guardie venatorie sono in pratica impediti». Solidale, in merito ai contenuti espressi da chi ha organizzato la manifestazione, si era pronunciato il Wwf provinciale. «Siamo a disposizione – diceva il rappresentate Wwf Eddi Boschetti - a fornire tutti i nostri dossier bracconaggio nel Delta, raccolti in questi anni, ed eseguiti dalle nostre guardie volontarie». «Sicuramente – dichiarava Eddi Boschetti - porterebbe benefici a tutti, associazioni animaliste e venatorie, se ci fosse un riconoscimento del Delta come zona "Ramsar" d'importanza internazionale, per il semplice fatto che verrebbero a crearsi ambienti più chiari e facili da gestire». Il comunicato della Lac proseguiva ponendo l'accento sulla fragilità di un ecosistema unico per la presenza di animali appartenenti a specie protette in cui, «le condizioni di illegalità e impossibilità di controllo finora descritte risultano in un equilibrio irreparabilmente compromesso». «Per questo motivo - chiudeva la Lac - si chiede che il Delta del Po possa tornare in futuro al suo scopo originario di zona di ricovero e protezione di migliaia di uccelli migratori, il che impone il totale divieto di caccia ».

Il Gazzettino Rovigo del 22 gennaio riportava inoltre: “La situazionene nel Delta dela Po è da Far West". La Lav (Lega antivivisezione) e l'associazione Animal Freedom ponevano l’accento su «i gravi rischi per il paesaggio del Delta, dove le regole minime non sono rispettate e i bracconieri utilizzano richiami elettromagnetici vietati.” Inoltre “L'ambiente viene inquinato con migliaia di tonnellate di piombo che ristagnano nelle zone allagate», spiegava Sandro Guolo della Lav di Rovigo. «La manifestazione sarà di carattere nazionale per protestare contro l'assenza di controlli: vogliamo impegnarci a salvare il Delta del Po dai capanni, dai calibro 12 e dal massacro senza regole». La Lav e le associazioni animaliste definivano il Parco Delta del Po «un parco senz'anima, perché esiste sulle cartine ma è carente di tutela, non ha un presidente perché commissariato, è senza strutture didattiche e sentieri: una situazione che dimostra come gli interessi venatori continuino a predominare». Gli animalisti avrebbero protestato perché «le aree di maggior interesse naturalistico, private o demaniali, sono rese accessibili dalle aziende faunistico-venatorie solo a un pubblico di cacciatori». 

Ancora il Gazzettino Rovigo scriveva il 26 Gennaio: «Il Delta è un esempio di pessima gestione venatoria, in un'area di altissimo valore ambientale e faunistico, dove il bracconaggio la fa da padrone», riportando una denuncia del consigliere regionale dei Verdi Gianfranco Bettin, che presentava la manifestazione del 29 a Pila, indetta dalle associazioni aderenti al Coordinamento Protezionistico Veneto (Enpa, Lac, Lav, Lipu, Una e Wwf) per discutere e affrontare i problemi legati alla caccia nel Delta e in Italia. Le stesse associazioni propongono l'abolizione del quorum della metà più uno per poter organizzare un referendum contro la caccia «senza che l'astensionismo vanifichi tutto». E invitavano alla manifestazione le forze politiche locali, i parlamentari e i candidati nella prossima campagna elettorale, il presidente della Provincia Federico Saccardin e l'assessore provinciale alle Risorse faunistiche Gino Sandro Spinello, gli assessori e i consiglieri della Regione, il commissario dell'Ente Parco. Perché «il paesaggio del Delta corre gravi rischi», visto che «le regole minime non sono rispettate e i caccia tori bracconieri fanno razzia di tutto ciò che passa sulle loro teste, utilizzando richiami elettromagnetici vietati. E inquinando l'ambiente con migliaia di tonnellate di piombo». L'invito a Pila non è stato rivolto ai rappresentanti di An e Lega nord, «in quanto queste formazioni politiche sono da tempo schierate chiaramente a favore della caccia . La loro presenza è superflua». Comunque, l’unica presenze alla manifestazione è stata quella del deputato dei Verdi Luana Zanella. «Il Parco del Delta – spiegava l'onorevole Zanella - protegge solo 80 chilometri quadri su un totale di circa 600, lasciando il resto alle doppiette. Dai dati ufficiali ricavati dai tesserini di caccia , risultano abbattuti circa 40mila uccelli l'anno. In realtà le associazioni contro la caccia stimano oltre 100mila abbattimenti l'anno». Anche perché «le aree di maggior interesse naturalistico, private o demaniali, sono rese accessibili dalle aziende faunistico venatorie solo a un pubblico di cacciatori», aggiungeva la Lega antivivisezione. «E queste assurdità - conclude Zanella - si accompagnano alla presenza di una centrale termoelettrica».pila-samboilbae

Nel frattempo, Allenza Nazionale organizzava una convegno filo-venatorio a Rovigo, che non passava inosservato, come sottolineava il 28 gennaio ancora il Gazzettino Rovigo. «Una manifestazione elettorale di partito pagata con denaro pubblico». Stroncatura più secca non poteva arrivare per il convegno sulle politiche venatorie venete svoltosi all'Hotel Europa di Rovigo giovedì 26 e organizzato dall'assessorato regionale di Elena Donazzan con ospite l'europarlamentare di An, Sergio Berlato. A lanciarla è stato l'assessore provinciale di Rovigo alle Risorse faunistiche, Gino Sandro Spinello, che, tra l’altro, al convegno era tra i relatori. Il referente di palazzo Celio per le attività venatorie non è stato tenero con l'impostazione aggressiva nella quale l'eurodeputato ha calato la sua requisitoria contro detrattori e oppositori alla caccia: «Avrei dovuto fidarmi di quanto mi assicuravano tanti cacciatori polesani - ha spiegato Spinello - Non volevo credere si trattasse solo di una parata elettorale. E invece alla fine si è persa un'altra buona occasione per discutere veramente con spirito di apertura fuori dal contingente delle politiche venatorie».

Nella stessa data il Gazzettino Rovigo riportava alcune dichiarazioni del Sindaco di Porto Tolle, Silvano Finotti: «Ci possono anche essere fenomeni che certamente non sono di esempio, ma affermare che nel Delta il bracconaggio la fa da padrone, credo sia offensivo per tutti i suoi abitanti». Finotti, come primo cittadino, si è sentito chiamato in causa dall'affermazione del consigliere regionale dei Verdi Gianfranco Bettin, in merito alla manifestazione contro la caccia.«Nessuno esclude che tali fenomeni ancora oggi ci siano - precisa Silvano Finotti, tra una telefonata e l'altra con le autorità preposte per capire come si svolgerà questa manifestazione -, ma confonderli totalmente con la caccia credo sia strumentale e fazioso». Il sindaco ha dato una sua interpretazione della differenza fra bracconaggio e attività venatoria. «Un conto è parlare di bracconaggio che giustamente va isolato, perseguito e punito, e a tal fine credo che l'attività svolta dalla vigilanza provinciale sia da elogiare - riprende Finotti -. Altra cosa è parlare di attività venatoria che interessa migliaia di persone in tutta Italia, e che è regolamentata da leggi sia nazionali che regionali. Infine, in riferimento alle parole espresse dal deputato verde Luana Zanella che ha messo in relazione la polemica sulla caccia con la centrale termoelettrica, ritengo inopportuno confondere la caccia con la presenza di una centrale sul territorio: le due cose sono decisamente diverse e dobbiamo pensare che la loro confusione sia creata ad arte». 

Intanto, alla vigilia della manifestazione, continuavano le dichiarazioni delle associazioni aderenti. La Lipu focalizzava il discorso su aspetti tecnici e legali che interessano l'area del Delta. «Nonostante vi sia già una tutela dell'Unione Europea con Rete Natura 2000, e che l'area faccia parte interamente di un'Iba, ossia un'area importante per gli uccelli, e che sia in parte tutelato da un parco regionale - dichiarava Marco Gustin, responsabile Specie e ricerca della Lipu -, è oggi urgente intensificare la vigilanza e dare una maggiore protezione legale al territorio del Delta». La Lega italiana protezione uccelli punta poi il dito sulla caccia che si svolge all'interno delle aziende private: «La caccia nel Delta del Po si svolge in una ventina di aziende faunistico-venatorie, e in oltre 300 siti autorizzati rappresentati dalle "botti" (strutture in cemento armato mimetizzate dalle canne) e nei "palchetti", grandi strutture in grado di ospitare le barche dei caccia tori - proseguono alla Lipu -. Il bracconaggio è un fenomeno ancora molto diffuso, con l'uso di impianti acustici illegali per il richiamo di anatre, l'utilizzo di fucili senza limiti di colpi, l'abbattimento di uccelli appartenenti a specie protette che si estende a numerose specie di rapaci, aironi e limicoli».

Il Gazzettino Rovigo, la mattina della manifestazione, riportava la notizia di un consiglio comunale anomalo tenutosi il 27 gennaio a Porto Tolle, comune dove è ricompresa la località di Pila. Degli otto argomenti da trattare, cinque erano stati rinviati a data da destinarsi, poiché l'attenzione era tutta rivolta alla manifestazione anticaccia  programmata a Pila. Il tema era emerso in seguito alle comunicazioni del sindaco già anticipate sul Gazzettino, con l'intero Consiglio che aveva fatto propria la preoccupazione espressa da Finotti in merito all'iniziativa contro la caccia. La stessa minoranza, con il consigliere Alberto Bergantin, aveva chiesto la messa all'ordine del giorno dell'argomento, definendo le affermazioni fatte dalle associazioni animaliste come "gratuite e qualunquiste". Tutto il consiglio comunale alla fine si era detto d'accordo sul fatto che la scelta di Pila come luogo di svolgimento del corteo fosse "chiaramente provocatoria", e per questo il sindaco si era messo in contatto con Prefettura e Questura per fare in modo che ”non nascessero tensioni e possibili incidenti che potessero mettere a repentaglio l'incolumità dei cittadini”. 

Infine, oggi il Gazzettino Rovigo così ha titolato: “Porto Tolle, quasi cinquecento persone alla manifestazione ambientalista organizzata a Pila” “ Corteo anticaccia senza incidenti, all'alba il Wwf ha dimostrato l'uso dei richiami acustici proibiti”. Di seguito riportiamo il testo dell'articolo.

pila-lipu-webLe ansie e le preoccupazioni sorte alla vigilia della manifestazione nazionale anticaccia sono passate. I quasi cinquecento partecipanti al corteo di ieri a Pila, tra i quali il deputato dei Verdi Luana Zanella, hanno percorso il paese e la sommità arginale pacificamente, attorno alle 11 del mattino. Già all'alba, però, accompagnati dal Wwf di Rovigo, si era potuta raggiungere Boccasette, nella laguna di Barbamarco, «perché ci si rendesse conto - affermavano gli ambientalisti - degli illeciti richiami acustici che nel Delta, da Caleri alla Bottonera, avvengono in tutti i giorni in cui si pratica la caccia». Arrivati sul posto è ancora buio pesto e l'unico suono è quello di un mare abbastanza eccitato e impetuoso. Per venti minuti, nulla. Improvvisamente, un assordante canto di uccelli inizia. Troppo perfetto, chiaro, ripetitivo ed esteso per confonderli con veri canti di uccelli. D'un tratto la laguna di Barbamarco echeggia di artificiali canti di germani, alzavole e fischioni. «Dal dicembre 2004, su diciotto monitoraggi - spiega Eddi Boschetti - abbiamo avuto il cento per cento di riscontro». Quello che chiede il Wwf, per risolvere il problema, è «che anche le lagune diventino, almeno in parte, zona parco». A Pila la prima persona che si incontra è il presidente di Federcaccia Lorenzo Carnicina. «Vogliamo evitare polemiche», sottolinea con tono pacato mentre beve un caffé al bar. E sui richiami acustici replica che «chi commette infrazioni è giusto che paghi secondo quanto stabilito dalla legge. Dire che i cacciatori sono bracconieri, però, significa solo strumentalizzare». Facendo eco al sindaco Finotti. Intanto il corteo inizia a muoversi, per ribadire il no alla caccia camminando tranquillamente sugli argini e fra le strade di Pila, con davanti il camino della centrale termoelettrica.

Trovate una galleria di foto della manifestazione qui, ed una pagina sulla manifestazione è presente anche sul blog Lavocetta di Maria Luisa.

lunedì, 09 gennaio 2006

Delta del Po: tramonta il Parco Naturale, è l'alba del Parco Industriale ?

In seguito agli sviluppi recenti relativi alla creazione di un Polo energetico nel Basso Polesine è prevista domani sera una riunione del Coordinamento provinciale dei Comitati per l'ambiente, aperto anche alle persone singole che vogliano offrire idee ed energia alla "causa ambientalista", ma ancora di più al nostro diritto di poter scegliere democraticamente cosa si vuole fare del nostro territorio. La riunione è convocata domani sera martedì 10 gennaio 2005 alle ore 21 presso la biblioteca comunale di Villadose (Rovigo), via N. Paganini 16, dietro il campo di calcio. Urgentemente per parlare di Centrale a carbone, terminal e piattaforma a largo di Porto Levante...ovvero del Parco "Industriale" del Delta.



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