16-17 Dicembre: Strolaga Day 2006 & Gazza Marina Day 2006
Si svolgeranno nel week-end del 16-17 dicembre 2006 due iniziative di Birdwatching: lo Strolaga Day ed il Gazza Marina Day. La prima è di respiro nazionale e vedrà la presenza sulle coste dei mari e dei laghi italiani di birdwatchers che cercheranno di
contare il maggior numero di Strolaghe, uccelli acquatici che scendono in Italia da nord durante i mesi freddi, e di Gazze marine, anch’esse uccelli costieri tipici dei mari freddi, e regolari in Italia soprattutto in Liguria. Per il terzo anno consecutivo
Invitando tutti a partecipare, qui di seguito trovate l'elenco dei siti dove saranno presenti i coordinatori ROL col rispettivo recapito telefonico per pendere contatti nel caso si intendesse partecipare ai censimenti.
DOMENICA 17 Dicembre 2006
1) Litorale di Imperia: ritrovo a Bordighera (IM) presso Capo Ampelio ore 8:30 Coordinatore: Rudy Valfiorito (348-2822329)
2) Foce del fiume Centa (Alberga, Savona): ritrovo nei giardini presso la foce del Centa ad Alberga (SV) ore 8:30
Coordinatore: Alessio Chiusi (333-2820556)
3) Borgio Verezzi (Savona): parcheggio auto fronte cimitero di Borgio Verezi (SV) sull'Aurelia ore: 8:30
Coordinatore: Rino Bontà (339-6076110).
4) Varazze (Savona): ritrovo davanti al casello autostradale di Varazze (SV) ore 8:00
Coordinatore: Luca Baghino (329-2115436)
5) Arenzano (Genova): ritrovo all'ingresso del porticciolo sul Lungomare Stati Uniti ad Arenano (GE), ore 8:30
Coordinatrice: Carla Rapetti (349-8131128)
6) Canale di calma di Prà (Genova): ritrovo davanti alla Stazione Ferroviaria di Genova-Prà ore 8:30
Coordinatore: Nicola Leugio (347-2201821)
7) Foce del fiume Entella (Chiavari, Genova): ritrovo direttamente presso la foce dell’Entella a Chiavari (GE): ore 8:30
Coordinatore Tiberio Bertolone (328-9418808)
8) Foce del torrente Magra (
Coordinatore: Paolo Canepa (328-6922829).
Infine, il rilevamento dei dati delle Strolaghe a livello nazionale viene garantito da ben 19 sezioni della Lipu sparse nelle varie regioni:
Liguria: Imperia, Savona, Genova e
Piemonte: Torino
Trentino-Alto Adige: Trento
Friuli-Venezia Giulia: Trieste
Veneto: Venezia
Emilia-Romagna: Parma
Toscana: Pisa
Lazio: Roma, Civitavecchia e Latina
Campania: Caserta
Marche: Ancona, San Benedetto del Tronto e Ascoli Piceno.
Ogni ulteriore adesione sarà bene accetta.
Chi volesse partecipare alla conta delle Strolaghe potrà prendere contatto con una delle sezioni Lipu elencate, i cui recapiti compaiono cliccando sopra il link di riferimento, oppure si possono chiedere presso gli uffici della Lipu.
Caccia, decreto contro le deroghe: gli ambientalisti festeggiano, i cacciatori scenderanno in piazza ?
Ieri il governo ha approvato un provvedimento che impedisce definitivamente a numerose regioni italiane di derogare alle rigide disposizioni comunitarie sulla protezione degli uccelli selvatici. Per la natura del nostro Paese è un grande risultato, cui associazioni ambientalistiche come LIPU e VAS hanno contribuito in modo determinante. Siamo di fronte ad una svolta fondamentale rispetto al reale funzionamento della Rete Natura 2000 in Italia e al recepimento delle direttive europee, anche e soprattutto in vista di quel grande obiettivo comune che è la difesa della biodiversità. Per quanto riguarda la caccia in deroga, il provvedimento 
sospende gli effetti di tutte le norme regionali assunte in deroga all'ordinamento europeo, dando tempo alle Regioni 90 giorni per adeguare le proprie norme regionali a quelle europee. Questo dovrebbe significare nessuna pre-aperture e niente caccia in deroga in Italia per questa stagione venatoria. "Non va dimenticato – hanno dichiarato i presidenti Tallone della Lipu e Pollice di Vas – che con tale provvedimento il Governo ha evitato una pesante sanzione alle Regioni e ai

cittadini italiani, scongiurando non solo la multa canonica ma persino l’annunciato blocco dei Fondi per lo Sviluppo Rurale, che avrebbe colpito duramente il comparto agricolo italiano. Dunque, i Ministri dell’Ambiente e dell’Agricoltura hanno non solo dimostrato che le procedure d’infrazione vanno prese sul serio, come si conviene ad un Paese responsabile, ma anche che l’Italia tiene in grande considerazione il proprio patrimonio naturale e, in armonia con le esigenze e gli interessi diffusi, intende tutelarlo come è necessario". L’Unione europea a novembre aveva infatti aperto una procedura di infrazione (numero 2006/2131) nei confronti dell’Italia per il mancato rispetto della direttiva 79/409 sulla protezione degli uccelli selvatici. Sul banco degli imputati 10 regioni italiane, tra cui la Lombardia e Veneto, che in particolare avevano violato le disposizioni comunitarie per aver consentito di derogare al divieto di caccia a specie protette non in casi ben definiti ed eccezionalmente, e con l’avallo di solidi pareri scientifici, ma in modo indiscriminato. E’ per questo che il 5 luglio l’Unione europea ha inviato un parere motivato all’Italia chiedendo di conformarsi alla direttiva. Il Ministero delle Politiche agricole, di concerto con quello dell’Ambiente, ha emesso perciò il provvedimento che blocca la pratica delle deroghe, conformandosi appunto al dettato dell’articolo 9 della direttiva. L’intenzione del governo era stata peraltro annunciata anche alla Camera il 27 luglio dal sottosegretario alla Presidenza del consiglio Pietro Colonnella: "Il governo ha intenzione di esaminare in uno dei prossimi consigli dei Ministri un decreto legge con il quale saranno individuate una serie di misure urgenti per l’esercizio dell’attività venatoria e, nello specifico, il divieto di esercitare tale attività in deroga all’articolo 9, letterab c) della direttiva europea 79/409".
La stagione di caccia edizione 2006 aprirà quindi regolarmente "senza preaperture" come ha confermato il ministro dell'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, illustrando, con il ministro delle Politiche Agricole, Paolo De Castro, i termini del decreto legge. "Con questo decreto - ha spiegato Pecoraro - vengono sospese tutte le deroghe che le Regioni hanno adottato in violazione alle direttive comunitarie. Quindi quest'anno nessuna preapertura della caccia. L'efficacia delle deroghe in violazione alle norme europee - ha ribadito Pecoraro - viene a cessare e per la prima volta da molti anni ci sarà l'apertura regolare come dice la legge sulla caccia, la 157 e non secondo un sistema alla arlecchino. Speriamo ora - ha concluso il ministro dell'Ambiente - in un percorso più sereno tra ambiente e altre attività".

Molte le reazioni al provvedimento. ''Con il decreto c'e' piu' tutela delle specie a rischio e si pone un freno alla liberalizzazione delle caccia in deroga delle Regioni'', afferma il Wwf. ''Da oggi - dicono Lipu e Vas - c'e' piu' disciplina delle deroghe''. ''Un buon passo avanti per tornare in Europa'', secondo l'Enpa, mentre secondo gli Animalisti Italiani ''si comincia a uscire dal Medioevo''. Per Arcicaccia ''il Governo salva la caccia compatibile nelle Zps''. ''Si torna al rispetto delle direttive europee e soprattutto al rispetto della legge'', dice la senatrice dei Verdi Loredana De Petris. ''Meno infrazioni e piu' civilta'. L'Italia e' di nuovo in linea con l'Europa'', per la Verde Grazia Francescato. Fulvia Bandoli dell'Ulivo parla di ''decreto equilibrato che riordina il settore''. Dall'opposizione arriva la voce del deputato di Fi, Luciano Rossi che parla di ''comportamenti vendicativi contro il mondo venatorio e rurale'', mentre per la Federcaccia di Milano ''l'esordio non e' promettente''.

Nel contempo Maria Cristina Caretta, segretaria di Sergio Berlato nonché presidente della Confederazione delle Associazioni Venatorie Italiane (CONF.A.V.I.) che ha sede a Thiene nel Vicentino (e che riunisce 15 piccole associazioni venatorie regionali e locali ma NON le più grandi associazioni venatorie italiane) ha invitato tutte le Associazioni venatorie italiane e le Associazioni economiche del settore a partecipare ad una grande manifestazione di protesta a Roma per i giorni 1 e 2 settembre 2006, per dare, ha dichiarato la Caretta, "una immediata risposta al decreto interministeriale che ha scippato ignobilmente ed immotivatamente i diritti dei cacciatori italiani. Paradossale poi risulta essere la cancellazione della pre-apertura alla caccia che le Regioni italiane avevano sinora adottato nel rispetto della legge statale della caccia e delle direttive comunitarie. Di fronte a tanta arroganza da parte di questo Governo al mondo venatorio italiano non resta che rispondere nel modo più fermo e determinato possibile. Il due settembre p.v. i cacciatori italiani erano gia pronti per iniziare la stagione venatoria: defraudati ignobilmente dei loro diritti da questo Governo rosso/verde i cacciatori utilizzeranno quella giornata per manifestare tutto il loro sdegno a Roma. Prevedendo queste incursioni da parte della compagine animalista presente nel Governo Prodi avevamo gia invitato tutte le Associazioni venatorie e le Associazioni economiche del settore a sedersi attorno ad un tavolo per preparare una risposta unitaria a chi vuole chiudere la caccia in Italia, appello purtroppo caduto nel vuoto. Vediamo se anche questa volta gli altri rappresentanti del mondo venatorio italiano rimarranno ancora una volta inerti di fronte ai pericoli che stanno correndo i loro associati. Non dimentichiamoci che dopo questo decreto che deruba i cacciatori italiani di gran parte dei loro diritti, il Governo rosso/verde ha in mente di compiere un’altra furbata che è quella mirante a strumentalizzare la paura per l’influenza aviaria utilizzandola come pretesto per chiudere la caccia in Italia. Per evitare che ciò avvenga tutti i cacciatori italiani dovranno far sentire la loro voce alla manifestazione di Roma dei giorni 1 e 2 settembre p.v.". Il "partito" delle deroghe, che annovera personaggi come Sergio Berlato, Elena Donazzan e Luigino Vascon, tutti della provincia di Vicenza come Maria Cristina Caretta, subisce una sonora debacle.
ULTIMA ORA: l'Ufficio stampa del MIPAAF precisa che ''le preaperture sono regolate dalla legge 157 e che il DL approvato oggi dal Consiglio dei Ministri, non modifica nulla in merito alle preaperture''. ''Diversamente per le ZPS: il decreto approvato oggi - secondo il MIPAAF - precisa che per la stagione venatoria 2006-2007 la preapertura e' prevista la terza domenica di settembre''.


La Manifestazione di Pila del 29 gennaio, così sui giornali: "500 persone alla Manifestazione contro la caccia"
«Nel delta del Po, principale area di passaggio e svernamento di molteplici specie di uccelli, la mattanza dovuta alla caccia è sempre più evidente. Centinaia di migliaia vengono abbattuti dai cacciatori nascosti nei canneti in bunker ben mimetizzati». Inizia così il comunicato della Lac (Lega per l'Abolizione della Caccia), pubblicato dal Gazzettino Rovigo il 13 gennaio, che con la collaborazione del coordinamento delle associazioni animaliste venete ha organizzando la manifestazione che si è tenuta il 29 gennaio in concomitanza con la fine della stagione venatoria, nell'estremo Delta, a Pila, famosa oltre che per la pesca, anche per l'elevato numero di cacciatori. «Questo tipo di caccia - continua la Lac - si svolge in un parco esistente sulla carta ma carente nelle strutture didattiche e nella tutela delle specie migratorie e svernanti, e, soprattutto, con poche aree interdette alla caccia. In particolare le aree di grande interesse naturalistico, private o demaniali, sono rese inaccessibili al pubblico dalle aziende faunistico-venatorie private, in cui inoltre grazie a regolamenti capestro provinciali e regionali, i controlli e le iniziative delle guardie venatorie sono in pratica impediti». Solidale, in merito ai contenuti espressi da chi ha organizzato la manifestazione, si era pronunciato il Wwf provinciale. «Siamo a disposizione – diceva il rappresentate Wwf Eddi Boschetti - a fornire tutti i nostri dossier bracconaggio nel Delta, raccolti in questi anni, ed eseguiti dalle nostre guardie volontarie». «Sicuramente – dichiarava Eddi Boschetti - porterebbe benefici a tutti, associazioni animaliste e venatorie, se ci fosse un riconoscimento del Delta come zona "Ramsar" d'importanza internazionale, per il semplice fatto che verrebbero a crearsi ambienti più chiari e facili da gestire». Il comunicato della Lac proseguiva ponendo l'accento sulla fragilità di un ecosistema unico per la presenza di animali appartenenti a specie protette in cui, «le condizioni di illegalità e impossibilità di controllo finora descritte risultano in un equilibrio irreparabilmente compromesso». «Per questo motivo - chiudeva la Lac - si chiede che il Delta del Po possa tornare in futuro al suo scopo originario di zona di ricovero e protezione di migliaia di uccelli migratori, il che impone il totale divieto di caccia ».
Il Gazzettino Rovigo del 22 gennaio riportava inoltre: “La situazionene nel Delta dela Po è da Far West". La Lav (Lega antivivisezione) e l'associazione Animal Freedom ponevano l’accento su «i gravi rischi per il paesaggio del Delta, dove le regole minime non sono rispettate e i bracconieri utilizzano richiami elettromagnetici vietati.” Inoltre “L'ambiente viene inquinato con migliaia di tonnellate di piombo che ristagnano nelle zone allagate», spiegava Sandro Guolo della Lav di Rovigo. «La manifestazione sarà di carattere nazionale per protestare contro l'assenza di controlli: vogliamo impegnarci a salvare il Delta del Po dai capanni, dai calibro 12 e dal massacro senza regole». La Lav e le associazioni animaliste definivano il Parco Delta del Po «un parco senz'anima, perché esiste sulle cartine ma è carente di tutela, non ha un presidente perché commissariato, è senza strutture didattiche e sentieri: una situazione che dimostra come gli interessi venatori continuino a predominare». Gli animalisti avrebbero protestato perché «le aree di maggior interesse naturalistico, private o demaniali, sono rese accessibili dalle aziende faunistico-venatorie solo a un pubblico di cacciatori».
Ancora il Gazzettino Rovigo scriveva il 26 Gennaio: «Il Delta è un esempio di pessima gestione venatoria, in un'area di altissimo valore ambientale e faunistico, dove il bracconaggio la fa da padrone», riportando una denuncia del consigliere regionale dei Verdi Gianfranco Bettin, che presentava la manifestazione del 29 a Pila, indetta dalle associazioni aderenti al Coordinamento Protezionistico Veneto (Enpa, Lac, Lav, Lipu, Una e Wwf) per discutere e affrontare i problemi legati alla caccia nel Delta e in Italia. Le stesse associazioni propongono l'abolizione del quorum della metà più uno per poter organizzare un referendum contro la caccia «senza che l'astensionismo vanifichi tutto». E invitavano alla manifestazione le forze politiche locali, i parlamentari e i candidati nella prossima campagna elettorale, il presidente della Provincia Federico Saccardin e l'assessore provinciale alle Risorse faunistiche Gino Sandro Spinello, gli assessori e i consiglieri della Regione, il commissario dell'Ente Parco. Perché «il paesaggio del Delta corre gravi rischi», visto che «le regole minime non sono rispettate e i caccia tori bracconieri fanno razzia di tutto ciò che passa sulle loro teste, utilizzando richiami elettromagnetici vietati. E inquinando l'ambiente con migliaia di tonnellate di piombo». L'invito a Pila non è stato rivolto ai rappresentanti di An e Lega nord, «in quanto queste formazioni politiche sono da tempo schierate chiaramente a favore della caccia . La loro presenza è superflua». Comunque, l’unica presenze alla manifestazione è stata quella del deputato dei Verdi Luana Zanella. «Il Parco del Delta – spiegava l'onorevole Zanella - protegge solo 80 chilometri quadri su un totale di circa 600, lasciando il resto alle doppiette. Dai dati ufficiali ricavati dai tesserini di caccia , risultano abbattuti circa 40mila uccelli l'anno. In realtà le associazioni contro la caccia stimano oltre 100mila abbattimenti l'anno». Anche perché «le aree di maggior interesse naturalistico, private o demaniali, sono rese accessibili dalle aziende faunistico venatorie solo a un pubblico di cacciatori», aggiungeva la Lega antivivisezione. «E queste assurdità - conclude Zanella - si accompagnano alla presenza di una centrale termoelettrica».
Nel frattempo, Allenza Nazionale organizzava una convegno filo-venatorio a Rovigo, che non passava inosservato, come sottolineava il 28 gennaio ancora il Gazzettino Rovigo. «Una manifestazione elettorale di partito pagata con denaro pubblico». Stroncatura più secca non poteva arrivare per il convegno sulle politiche venatorie venete svoltosi all'Hotel Europa di Rovigo giovedì 26 e organizzato dall'assessorato regionale di Elena Donazzan con ospite l'europarlamentare di An, Sergio Berlato. A lanciarla è stato l'assessore provinciale di Rovigo alle Risorse faunistiche, Gino Sandro Spinello, che, tra l’altro, al convegno era tra i relatori. Il referente di palazzo Celio per le attività venatorie non è stato tenero con l'impostazione aggressiva nella quale l'eurodeputato ha calato la sua requisitoria contro detrattori e oppositori alla caccia: «Avrei dovuto fidarmi di quanto mi assicuravano tanti cacciatori polesani - ha spiegato Spinello - Non volevo credere si trattasse solo di una parata elettorale. E invece alla fine si è persa un'altra buona occasione per discutere veramente con spirito di apertura fuori dal contingente delle politiche venatorie».
Nella stessa data il Gazzettino Rovigo riportava alcune dichiarazioni del Sindaco di Porto Tolle, Silvano Finotti: «Ci possono anche essere fenomeni che certamente non sono di esempio, ma affermare che nel Delta il bracconaggio la fa da padrone, credo sia offensivo per tutti i suoi abitanti». Finotti, come primo cittadino, si è sentito chiamato in causa dall'affermazione del consigliere regionale dei Verdi Gianfranco Bettin, in merito alla manifestazione contro la caccia.«Nessuno esclude che tali fenomeni ancora oggi ci siano - precisa Silvano Finotti, tra una telefonata e l'altra con le autorità preposte per capire come si svolgerà questa manifestazione -, ma confonderli totalmente con la caccia credo sia strumentale e fazioso». Il sindaco ha dato una sua interpretazione della differenza fra bracconaggio e attività venatoria. «Un conto è parlare di bracconaggio che giustamente va isolato, perseguito e punito, e a tal fine credo che l'attività svolta dalla vigilanza provinciale sia da elogiare - riprende Finotti -. Altra cosa è parlare di attività venatoria che interessa migliaia di persone in tutta Italia, e che è regolamentata da leggi sia nazionali che regionali. Infine, in riferimento alle parole espresse dal deputato verde Luana Zanella che ha messo in relazione la polemica sulla caccia con la centrale termoelettrica, ritengo inopportuno confondere la caccia con la presenza di una centrale sul territorio: le due cose sono decisamente diverse e dobbiamo pensare che la loro confusione sia creata ad arte».
Intanto, alla vigilia della manifestazione, continuavano le dichiarazioni delle associazioni aderenti. La Lipu focalizzava il discorso su aspetti tecnici e legali che interessano l'area del Delta. «Nonostante vi sia già una tutela dell'Unione Europea con Rete Natura 2000, e che l'area faccia parte interamente di un'Iba, ossia un'area importante per gli uccelli, e che sia in parte tutelato da un parco regionale - dichiarava Marco Gustin, responsabile Specie e ricerca della Lipu -, è oggi urgente intensificare la vigilanza e dare una maggiore protezione legale al territorio del Delta». La Lega italiana protezione uccelli punta poi il dito sulla caccia che si svolge all'interno delle aziende private: «La caccia nel Delta del Po si svolge in una ventina di aziende faunistico-venatorie, e in oltre 300 siti autorizzati rappresentati dalle "botti" (strutture in cemento armato mimetizzate dalle canne) e nei "palchetti", grandi strutture in grado di ospitare le barche dei caccia tori - proseguono alla Lipu -. Il bracconaggio è un fenomeno ancora molto diffuso, con l'uso di impianti acustici illegali per il richiamo di anatre, l'utilizzo di fucili senza limiti di colpi, l'abbattimento di uccelli appartenenti a specie protette che si estende a numerose specie di rapaci, aironi e limicoli».
Il Gazzettino Rovigo, la mattina della manifestazione, riportava la notizia di un consiglio comunale anomalo tenutosi il 27 gennaio a Porto Tolle, comune dove è ricompresa la località di Pila. Degli otto argomenti da trattare, cinque erano stati rinviati a data da destinarsi, poiché l'attenzione era tutta rivolta alla manifestazione anticaccia programmata a Pila. Il tema era emerso in seguito alle comunicazioni del sindaco già anticipate sul Gazzettino, con l'intero Consiglio che aveva fatto propria la preoccupazione espressa da Finotti in merito all'iniziativa contro la caccia. La stessa minoranza, con il consigliere Alberto Bergantin, aveva chiesto la messa all'ordine del giorno dell'argomento, definendo le affermazioni fatte dalle associazioni animaliste come "gratuite e qualunquiste". Tutto il consiglio comunale alla fine si era detto d'accordo sul fatto che la scelta di Pila come luogo di svolgimento del corteo fosse "chiaramente provocatoria", e per questo il sindaco si era messo in contatto con Prefettura e Questura per fare in modo che ”non nascessero tensioni e possibili incidenti che potessero mettere a repentaglio l'incolumità dei cittadini”.
Infine, oggi il Gazzettino Rovigo così ha titolato: “Porto Tolle, quasi cinquecento persone alla manifestazione ambientalista organizzata a Pila” “ Corteo anticaccia senza incidenti, all'alba il Wwf ha dimostrato l'uso dei richiami acustici proibiti”. Di seguito riportiamo il testo dell'articolo.
Le ansie e le preoccupazioni sorte alla vigilia della manifestazione nazionale anticaccia sono passate. I quasi cinquecento partecipanti al corteo di ieri a Pila, tra i quali il deputato dei Verdi Luana Zanella, hanno percorso il paese e la sommità arginale pacificamente, attorno alle 11 del mattino. Già all'alba, però, accompagnati dal Wwf di Rovigo, si era potuta raggiungere Boccasette, nella laguna di Barbamarco, «perché ci si rendesse conto - affermavano gli ambientalisti - degli illeciti richiami acustici che nel Delta, da Caleri alla Bottonera, avvengono in tutti i giorni in cui si pratica la caccia». Arrivati sul posto è ancora buio pesto e l'unico suono è quello di un mare abbastanza eccitato e impetuoso. Per venti minuti, nulla. Improvvisamente, un assordante canto di uccelli inizia. Troppo perfetto, chiaro, ripetitivo ed esteso per confonderli con veri canti di uccelli. D'un tratto la laguna di Barbamarco echeggia di artificiali canti di germani, alzavole e fischioni. «Dal dicembre 2004, su diciotto monitoraggi - spiega Eddi Boschetti - abbiamo avuto il cento per cento di riscontro». Quello che chiede il Wwf, per risolvere il problema, è «che anche le lagune diventino, almeno in parte, zona parco». A Pila la prima persona che si incontra è il presidente di Federcaccia Lorenzo Carnicina. «Vogliamo evitare polemiche», sottolinea con tono pacato mentre beve un caffé al bar. E sui richiami acustici replica che «chi commette infrazioni è giusto che paghi secondo quanto stabilito dalla legge. Dire che i cacciatori sono bracconieri, però, significa solo strumentalizzare». Facendo eco al sindaco Finotti. Intanto il corteo inizia a muoversi, per ribadire il no alla caccia camminando tranquillamente sugli argini e fra le strade di Pila, con davanti il camino della centrale termoelettrica.
Trovate una galleria di foto della manifestazione qui, ed una pagina sulla manifestazione è presente anche sul blog Lavocetta di Maria Luisa.

La Lipu: "Fermare la strage al Delta Po"
Dopo l’appello del 18 gennaio con il quale chiedeva alla Regione Veneto di fermare la caccia nel Delta del Po a causa del ghiaccio, la LIPU torna a chiedere provvedimenti per arrestare la strage di uccelli migratori che ogni anno svernano, provenienti dal Nord Europa, nella più preziosa area umida italiana. E lo fa partecipando alla manifestazione indetta per domenica 29 gennaio a Pila, in provincia di Rovigo, dalla Lega Abolizione Caccia (LAC) e alla quale parteciperanno numerose associazioni ambientaliste e animaliste. I numeri degli abbattimenti di uccelli nel Delta del più grande fiume italiano sono da brivido: si stima che 100.000 esemplari (40.000 gli abbattimenti ufficiali rilevati) vengono uccisi ogni anno dagli oltre 1.500 cacciatori, tra cui varie specie di anatre che secondo i recenti dati diffusi dalla LIPU e BirdLife International, la più estesa rete mondiale in difesa degli uccelli e della natura, sono in costante calo in Europa, come Moretta, Mestolone e Moriglione. Neanche il freddo intenso delle ultime settimane, che ha spostato molti uccelli verso il Delta del Po veneto, attratti dalla presenza di acqua salmastra priva di ghiaccio, ha fermato la mattanza di uccelli selvatici, lasciati in esclusiva gestione al mondo venatorio e privi di quella salvaguardia che un tale patrimonio internazionale avrebbe meritato di ottenere dalla Regione Veneto. <<Nonostante vi sia già una tutela dell’Unione Europea con Rete Natura 2000, che l’area faccia parte interamente di un’IBA, ossia un’area importante per gli uccelli, e che sia in parte tutelato da un parco regionale – dichiara Marco Gustin, Responsabile Specie e Ricerca della LIPU – è oggi urgente intensificare la vigilanza e dare maggiore protezione legale all’area>>. La caccia nel Delta del Po si svolge in una ventina di aziende faunistico venatorie, e in oltre 300 siti autorizzati rappresentati dalle “botti” (strutture in cemento armato mimetizzati dalle canne) e nei “palchetti”, grandi strutture in grado di ospitare le barche dei cacciatori. Il bracconaggio è un fenomeno ancora molto diffuso, con l’uso di impianti acustici illegali per il richiamo di anatre, l’utilizzo di fucili senza limiti di colpi, l’abbattimento di uccelli appartenenti a specie protette, che si estende a numerose specie di rapaci, aironi e limicoli.

Domenica 29 gennaio 2006 le Associazioni protezionistiche organizzano una manifestazione nazionale contro la caccia a Pila in provincia di Rovigo sul Delta del Po per chiederne la protezione.
Il Delta del Po nonostante sia tutelato dalla Comunità Europea resta un terreno di mattanze di migliaia di uccelli.
Il Delta del Po, area di inestimabile valore ambientale soprattutto per l’ospitalità che da a centinaia di specie di uccelli migratori, in particolare a quelli svernanti dal nord Europa, attualmente sulla carta risulta doppiamente tutelato dalla Comunità Europea tramite la Direttiva "Habitat" e la direttiva "Uccelli" che lo considerano un Sito di Importanza Comunitaria (SIC) e una zona di Protezione Speciale (ZPS). Nonostante questo alto grado di protezione nella realtà il Delta del Po resta un’area di stragi e mattanze di migliaia di uccelli migratori, anatre e limicoli in particolare, perché il parco regionale istituito nel 1997 protegge solo 80 chilometri quadri su un totale di circa 600, lasciando carta bianca alle doppiette nella maggior parte della sua estensione. Il Parco inoltre viene sistematicamente boicottato e le sue tabelle spesso vengono fatte sparire. Nel Delta si cacciano anatre e limicoli nelle botti, strutture in cemento armato mimetizzate dalle canne, o nei palchetti, detti "coeie", molto più grandi dove trova riparo anche la barca, per un totale di 351 siti autorizzati. Esiste poi la caccia nelle Aziende Faunistico Venatorie (AFV), che corrispondono alle valli da pesca, circa una ventina. La vigilanza venatoria in quest’area risulta pressoché proibitiva: nelle Aziende Faunistico Venatorie per effettuare i controlli, essendo aree recintate, bisogna preannunciarsi al cancello di ingresso annullando l’efficacia del controllo, nel resto del delta gli spostamenti, molto difficoltosi, vanno fatti in barca ed inoltre vi sono delle vedette con cellulari e ricetrasmittenti che comunicano la presenza delle Guardie. Il bracconaggio è diffusissimo e cronico, un gruppo di volontari lo scorso anno su 20 uscite ha sempre registrato atti di bracconaggio, che nella maggior parte dei casi riguardano l’uso di impianti acustici con l’emissione del richiamo delle anatre (Germani, Fischioni, Alzavole, Marzaiole, ecc.), l’utilizzo di fucili senza limiti di colpi contro il limite di tre previsto per legge, l’abbattimento di uccelli protetti. I cacciatori iscritti all’Ambito di Caccia (ATC) del delta sono circa 1547 (dati di qualche anno fa), più 160 ospiti, ai quali si aggiungono quelli facoltosi delle aziende faunistico venatorie; le botti all’apertura della caccia vengono occupate anche una settimana prima da amici, famigliari, parenti, che vi dormono all’interno per non perdere il posto; la percentuale di cacciatori fra la popolazione in alcuni comuni del delta è pari a circa il 4% della popolazione contro lo 0,8% della regione Veneto. Recentemente a Porto Viro sono stati rinvenuti in un’abitazione di un privato i corpi di 373 uccelli protetti da imbalsamare, alcuni appartenenti a specie rare e/o superprotette come: Aironi bianchi maggiori, Aironi rossi, Albanelle reali, Avocette, Beccacce di mare, Cavalieri d’Italia e Tarabusi. La Polizia Provinciale di Rovigo per la vigilanza del Delta dispone di sole sei uomini con un rapporto di circa 104 chilometri quadri a guardia e 285 cacciatori a guardia. La Provincia di Rovigo invece di incentivare le quattro guardie volontarie delle associazioni ambientalistiche, recentemente ha approvato un regolamento capestro che le ha costrette ad abbandonare dal giugno 2005 la loro preziosa e gratuita attività di vigilanza venatoria nell’area. Dai dati ufficiali ricavati dalla lettura dei tesserini di caccia risultano abbattuti circa 40.000 uccelli l’anno (25.000 circa nelle AFV e 15.000 circa nell’ATC), in realtà si possono stimare abbattimenti pari ad ameno 100.000 uccelli l’anno e oltre, solo per la provincia di Rovigo. Per tutti questi motivi la LAC Lega per l’Abolizione della Caccia invita tutti a partecipare a questa importante manifestazione per chiedere la tutela di tutto il Delta del Po così come previsto dalle Direttive Comunitarie e dalla legge sulla caccia, la L.157/92, che prevede il divieto di caccia nelle aree interessate dalle rotte di migrazione degli uccelli selvatici. Andrea Zanoni, presidente della LAC Lega Abolizione Caccia del Veneto, ha dichiarato: "Domenica manifesteremo soprattutto per ricordare che nel Delta si caccia in contrasto con quanto viene richiesto dalla Comunità Europea che tutela questa area considerandola un Sito di Importanza Comunitaria e una Zona di Protezione Speciale. Alla faccia della protezione speciale sul delta si consente una carneficina di 100.000 uccelli migratori ogni anno in barba alle direttive comunitarie e al buon senso che dovrebbe portare a tutelare a parco tutto il Delta del Po, tutela che chiediamo a gran voce ai parlamentari e agli amministratori locali." Catia Acquaviva, consigliere nazionale della LAC ha aggiunto: "Dalle Valli bresciane alle valli del delta del Po la LAC lotta contro lo sterminio del popolo migratore, valli accomunate dall’esagerato abbattimento di specie cacciabili e protette dove le regole dettate dai cacciatori arrivano sino alla politica e nelle aree dove i migratori svernano, li queste creature vengono attirate anche con mezzi illegali e abbattute a migliaia per il consueto massacro.
Padova, Colli Euganei, possibile la convivenza fra rocciatori e Falco pellegrino ?
Dall'inizio del millennio, il Falco pellegrino Falco peregrinus nidifica su Rocca Pendice, una falesia nel Parco Regionale Veneto dei Colli Euganei utilizzata dai rocciatori da svariati decenni. All'inizio emerse una incompatibilità fra rapaci e rocciatori, con vicende alterne ed abbandono dei nidi da parte dei Falchi. Nel 2003 la coppia di Falchi andò a nidificare in zona diversa da quella usuale. Anche nel 2004 il Falco pellegrino nidificò a Rocca Pendice. Allora furono messe in cantiere misure per proteggerne la riproduzione, almeno fino al mese di maggio,vietando l'arrampicata in un tratto della vasta parete, ma tale restrizione non diede i risultati sperati ed i Falchi abbandonarono il nido, molto probabilmente perchè disturbati da rocciatori irrispettosi del divieto. Fu quindi raggiunto un accordo fra Ente Parco Regionale Colli Euganei, LIPU, Sezioni CAI di Padova ed Este, con la volontà espressa di mettere in opera delle iniziative idonee a risolvere in maniera definitiva il problema del disturbo ai nidi. Sulla scorta di esperienze estere, l'Ente Parco pensò alla possibilità di creare dei posatoi artificiali in siti più tranquilli, come le cave dismesse, in modo da riuscire a "pilotare" la nidificazione verso aree alternative. Nel 2005, ripresentandosi il problema, il presidente dell'Ente Parco Colli Euganei dispose il divieto, fino a tutto 30 maggio, di arrampicare sull'intera parete est di Rocca Pendice. Il divieto, deciso dopo aver consultato le locali sezioni del CAI e della LIPU. Per non incorrere in possibili sanzioni da parte della Commissione Europea ( la zona è infatti soggetta a tutela ai sensi delle direttive n. 79/409 e 92/43 CE ), l'Ente Parco si è perciò visto costretto ad adottare misure più drastiche rispetto a quelle prese in precedenza. Rimase liberamente arrampicabile anche nel periodo in questione l'intero versante ovest di Rocca Pendice, le cosiddette "Numerate. Nonostante il divieto, domenica 22 maggio 2005 erano presenti scalatori sulla parete est di Rocca Pendice sia al mattino che al pomeriggio, come si vede in questa foto. Su questo forum si possono leggere le reazioni dei rocciatori al divieto: "peccato, era così bello arrampicare con il falco che girava su in parete e salutava con il suo dolce verso", ed ancora: "come già suggerito: copar i falchi e magnarli coa poenta. cussì no resta gnanca e prove del misfatto", oppure: "L'avevo detto, a suo tempo, che era meglio andare a tirarlo giù e farsi un bello spiedo, del falchetto", "Se mi tolgono anche Rocca Pendice proprio nel periodo migliore, che cavolo faccio nei pomeriggi di primavera dopo il lavoro ?". Qualcuno finge di ignorare che gli arrampicatori hanno provocato più volte l'abbandono del nido in passato: "Mi ricordo benissimo quando lo abbiamo visto per la prima volta circa 3 anni fa e mi sembra che da allora, rispettando il divieto di fare le vie lunghe che passano vicino al nido, abbia più che prosperato e figliato", qualcuno minimizza: "Da una parte l'ente parco e la LIPU che scatenano queste ridicole guerre contro gli arrampicatori" oppure ammette la tendenza degli arrampicatori ad infrangere i divieti: "Dall'altra qualche (...) arrampicatore che, nonostante i divieti parziali dell'anno scorso, ha continuato ad arrampicare anche nelle zone proibite in vicinanza del nido." Infine c'è chi accetta la possibilità che ad andarsene siano gli arrampicatori, che possono trovare sugli Euganei altre pareti: "Sarebbe più opportuno dare un'alternativa (più o meno valida) ai climbers. Io penso che la richiodatura del Monte Pirio potrebbe costituire una nuova possibilità di arrampicare negli Euganei a due passi dalla città. Lo so che non è come come Rocca Pendice che le vie son più brevi 3 tiri circa e tutto quello che volete; ma almeno si potrebbe recuperare dall'oblio un bel posto adatto anche ai corsi e in ogni caso aumentare la "superficie arrampicabile" nei periodi di divieto." Nonostante questo parere, la tendenza è invece di favorire il contrario: è il Falco che se ne deve andare: infatti, per indurre il Falco a nidificare lontano dalle vie ferrate della parete Est di Rocca Pendice, sono state allestite recentemente alcune cassette-nido. Nei giorni scorsi, i rocciatori del Soccorso alpino del Cai di Padova si sono spinti fin sulla "Punta della Croce", uno sperone roccioso che si trova a sinistra della parete Est di Rocca Pendice, per ancorare alla trachite, la dura roccia che costituisce la falesia, utilizzando delle staffe in ferro, un nido artificiale prodotto dall'Ente Parco, dove s