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lunedì, 16 luglio 2007

Con Christian Lorenzati a piedi dalle sorgenti al Delta del Po
 
Il Meetup de Gli amici di Beppe Grillo di Cuneo e provincia promuove l'iniziativa " COMUNI A 5 STELLE" sponsorizzando la camminata di Christian Lorenzati che dalle sorgenti del Po arriverà sino alle foce. Al link ulteriori info circa l'iniziativa. Di seguito trovate gli aggiornamenti...e ci raccomandiamo: se vedete Christian dalle vostra parti (segue l'elenco delle tappe, cercate quelle in cui transiterà più vicina a voi) sostenetelo, parlategli dei problemi del Po nella vostra zona e soprattutto aiutatelo nel cercare riparo per la notte visto che dal suo resoconto pare che la cosa sia stata problematica a Carignano (TO). (GUARDA L'ALBUM FOTOGRAFICO)
 
Il percorso
La partenza è stata come da programma sabato 7 luglio alle 9,30 da Pian del Rè Crissolo (Cuneo). Le tappe proseguiranno secondo il percorso giornaliero stilato sulla carta dal camminatore.
Lunedì 16 luglio 2007: Casalmaggiore - Borgoforte (Mn) (48 km)
Martedì 17 luglio 2007: Borgoforte - Ostiglia (Mn) (40 km)
Mercoledì 18 luglio 2007: Ostiglia - Occhiobello (Ro) (43 km)
Giovedì 19 luglio 2007: Occhiobello - Crespino (Ro) (31 km)
Venerdì 20 luglio 2007: Crespino - Mazzorno (Ro) (30 km)
Sabato 21 luglio 2007: Mazzorno - Taglio di Po (Ro) (14 km)
Domenica 22 luglio 2007: Taglio di Po - Pila (Ro) (29 km).
Sulla foce del Po di Pila, nel comune di Porto Tolle (Rovigo) è previsto l'arrivo.

Chi è Christian Lorenzati ?

Christian Lorenzati, 33 anni, di Bagnolo Piemonte, ha all'attivo una lunga serie di imprese sportive amatoriali che coltiva con grande dedizione nel tempo libero. E' appassionato di nuoto, mountain bike, canoa, rafting, bungee jumping e paracadutismo. Negli ultimi anni ha corso numerose maratone, tra cui quella di New York. Quest'anno ha completato con successo la 100 chilometri del Passatore. E' stato artefice del giro del periplo d'Italia a piedi, lungo le coste da Ventimiglia a Trieste, per un totale di 3.300 chilometri percorsi in due mesi.

Come tenersi aggiornati sull'iniziativa
Su internet, visitando il sito
www.viapo652.it
Telefonicamente, per giornalisti e media, con l?opportunità di contattare l'ufficio stampa (348.7080381) o di parlare con Christian Lorenzati (349.5542930).
Al termine dell’iniziativa sarà realizzato un documentario filmato, grazie alle riprese che Christian effettuerà lungo il percorso. L'idea è di realizzare un reportage filmato che fissi nel tempo ambienti, volti e parlate dei luoghi e della gente del Po.

I partners

Hanno sostenuto l'organizzazione dell'iniziativa: la Gazzetta di Saluzzo, settimanale d'informazione locale, Camminare, rivista periodica, la Provincia di Cuneo, il Parco del Po Cuneese, la Comunità Montana Valli Po-Bronda-Infernotto, Coldiretti e Confcooperative, il Consorzio Pietra di Luserna, le imprese Alpe, Domus Immobiliare, Mario Bois Comunicazione, e le organizzazioni Meetup di Beppe Grillo e LVIA "Acqua è vita".
In particolare il "Meetup di Beppe Grillo", nella zona di Cuneo, è attivo nell'operazione COMUNI A 5 STELLE", che propone un censimento sulla qualità di vita nei vari comuni sul territorio, analizzando la qualità di singoli aspetti, attraverso l'esame diretto da parte dei cittadini: fra questi è appunto l'acqua.
La LVIA promuove la sua campagna "ACQUA È VITA" . Recentemente la Lvia ha navigato il Po su una Panda anfibia Terramare, realizzata da Maurizio Zanisi. Lo scopo? Fare "rumore di solidarietà" per garantire il diritto all’acqua delle popolazioni del Mali che vivono lungo il fiume Niger. Per ulteriori informazioni sulle iniziative di solidarietà di Lvia è possibile consultare il sito
www.lvia.it
 
1° TAPPA PIAN DEL RE - SALUZZO
Sabato 7 luglio 2007 -
Partito sabato 7 luglio alle 9,30 da Pian del Re, supportato dagli organizzatori dell'iniziativa (il settimanale Gazzetta di Saluzzo, la rivista Camminare, il Parco del Po Cuneese e la Comunità Montana Valli Po Bronda Infernotto), dopo una splendida giornata di sole, ha raggiunto verso le 17,30 il centro di Saluzzo, dove è stato accolto anche da Coldiretti, Confcooperative, partners nell'organizzazione, e Legambiente.

AGGIORNAMENTO 2° TAPPA SALUZZO - CARIGNANO
Domenica 8 luglio 2007
 
Tappa più impegnativa, che l'ha visto partire all'alba e spostarsi, sempre lungo il corso del Po, da Saluzzo a Carignano: tratto faticoso l'ultima parte dell'itinerario da Pancalieri a Carignano, sotto il sole, con clima particolarmente afoso. Christian è in perfetta forma: «Sabato ho riportato una piccola storta, scendendo da Pian del Re, ma nulla di grave. Era dovuta allo sbilanciamento dello zaino. Ho faticato un pò a trovare ospitalità a Carignano, dove, alla fine, sono stato molto gentilmente accolto per cena e alloggio dalla comunità Giovani Insieme. Ho visto oggi scene molto interessanti relative alla fauna del grande fiume, tutto documentato sul mio diario e con le mie riprese».

AGGIORNAMENTO 3° TAPPA CARIGNANO-CHIVASSO
Lunedì 9 luglio 2007 - Partenza: ore 5 - arrivo: ore 16

"Prima d'oggi avevo sempre soltanto visto il Po dai Murazzi, e non ne avevo un'ottima impressione. Oggi ho avuto occasione di apprezzare il Po da Carignano a Chivasso, e devo dire, che, se si fa eccezione per i soliti rifiuti sparsi, il suo stato di salute è buono, ed il paesaggio è veramente molto bello». Così commenta la terza tappa Christian, che, stamattina, è partito all'alba da Carignano, imboccando per lo più percorsi ciclabili poco lontani dal corso del fiume. Ha imboccato il territorio del Parco del Po Torinese, dove ha incrociato due "compagne" di viaggio, due tartarughe, che a bordo di un pezzo di legno stavano cercando di attraversare il fiume. «Per colazione focaccia e pizza, perché essendo partito presto avevo un vuoto nello stomaco»... cibi così appetitosi che Christian arriva a Chivasso dimenticandosi addirittura di pranzare! Lungo il percorso incontra a San Mauro due signori che gli chiedono: «Come mai sono scomparsi i gabbiani dal Po? Un tempo ce n'erano moltissimi!» e auspicano la realizzazione di una lunga pista ciclabile che colleghi le sorgenti alla foce del grande fiume... 652 chilometri da collegare sono tanti, ma mai disperare! Ora Christian è a Chivasso, si riposa al Ritz per poi ripartire domattina alla volta di Casale Monferrato".
 
AGGIORNAMENTO 4° TAPPA CHIVASSO-CASALE MONFERRATO
Martedì 10 luglio 2007 - Partenza: ore 5 - arrivo: ore 17,15

Dopo una buona nottata di riposo al Ritz di Chivasso, è nuovamente ora di partire. «Chivasso è una bella città - dice Christian - ed è molto attenta alla raccolta differenziata dei rifiuti, con cassonetti che si trovano ovunque». Stamattina ad attendere il nostro camminatore (nonché prezioso osservatore) c'è un lungo percorso su strada, dove l'asfalto e il traffico allontanano un po' geograficamente e mentalmente l'immagine del Po. Per fortuna il tempo è bello e le zanzare - a detta di Christian - sono clementi. Ma, dopo i lunghi chilometri grigi e interminabili, ecco una telefonata propizia. E' Giovanni del "meetup" di Beppe Grillo di Casale, che abita a Pontestura, e che offre a Christian due graditi omaggi: preziosi consigli per imboccare una deliziosa strada sterrata ciclabile e, arrivato a Pontestura, pranzo alla piemontese con pasta e bollito. Ma le sorprese da parte degli amici di Beppe Grillo di Casale non sono ancora finite. Infatti, poco dopo le 17, lo attendono a Casale, prenotano per Christian in un hotel a prezzi stracciatissimi, e festeggiano l'arrivo del camminatore cenando con lui.
 
AGGIORNAMENTO 5° TAPPA CASALE MONFERRATO-CORNALE
Mercoledì 11 luglio 2007 - Partenza: ore 7 - arrivo: ore 17,30

Parte "tardi" stamattina Christian, perché attende l'arrivo di Claudio Bruno, l'operatore video, che inoltre porta a Christian un po' di rifornimenti: magliette nuove e pantaloncini. Telecamera attiva alla partenza dal centro di Casale, e poi in più punti interessanti. «Abbiamo filmato la zona delle risaie, il Po in più punti, e ci siamo diretti anche sul ponte di Valenza, un "extra" dove non sarei passato direttamente, ma che abbiamo voluto documentare» dice Christian. Una sostanziosa mangiata in trattoria lungo il Po con spaghetti all'amatriciana e gamberetti. Giunto a Cornale, solita routine a caccia dell'hotel, ed anche questa volta Christian ha la fortuna di incontrare persone gentili e collaborative. Questa volta è Giovanni Freddi ad aiutarlo. Giovanni abita a Sannazzaro de' Burgundi, ma ha la suocera che vive a pochi passi dall'arrivo di Christian. Per cui porta il camminatore con sé per fargli fare un paio di telefonate, e, alla fine, lo accompagna direttamente sul posto, in hotel a Casei Gerola. Una bella doccia, ci voleva! Una pizza in paese e via, a dormire.
 
AGGIORNAMENTO 6° TAPPA CORNALE-SPESSA
Giovedì 12 luglio - Partenza: ore 5 - arrivo: ore 18,15


Lunga tappa nel pavese per Christian, che segnala un forte bruciore al collo dovuta all'ustione del sole preso il giorno prima. Tratto di percorso interessante per parecchi motivi: la stretta vicinanza col Po in molti punti, che ha consentito a Christian di effettuare interessanti riprese sull'argine, e le caratteristiche "case sulle ruote" di Mezzanino, un obiettivo che il camminatore si era prefissato di raggiungere fin dalla partenza. «E così le ho trovate!», in una giornata che, invece, sembrava non favorire molto l'orientamento nelle strade secondarie. Christian ha perso la via giusta e si è ritrovato in un campo di mais, appena irrigato, con i piedi nel fango. Questo gli è costato fatica e qualche chilometro in più, ma poi il piemontese ha ritrovato la retta via. Giunto a Rea, ha tentato di rifornirsi d'acqua, ma ha tristemente scoperto che in quella località l'ultima trattoria ha chiuso tempo fa e non ci sono fontane a disposizione. Si resta a bocca asciutta e si continua. Non disseta ma incoraggia, a Portalbera, la telefonata di "Sciambola", il programma di Radio Deejay, che intervista Christian in diretta, con le voci di Albertino, Roberto Ferrari e Dj Angelo. Ma le peripezie della giornata non sono ancora finite. Giunto a Spessa, un uomo gli indica l'hotel - che secondo la redazione della Gazzetta era situato in via Pavia - dicendogli che si trova a 500 metri, ma in realtà la direzione è sbagliata, e Christian deve fare marcia indietro. Sulla via, stavolta quella giusta, una signora gli indica che mancano 300 metri... in realtà sono tre chilometri! Che, con le interruzioni di rotta, portano ben oltre cinquanta i chilometri della giornata.
 
ECCO IL RESOCONTO DEL SOGGIORNO DI CHRISTIAN A PIACENZA (7° TAPPA)
Venerdì 13 luglio 2007

Incontro con Cristian a Piacenza presso associazione M.A.P ass.Motonautica Piacenza.
In riva al Po abbiamo incontrato il Sig.Onesti Direttore Confcooperative Piacenza.
che ci ha informato che a Ottobre ci sarà proprio quì a Piacenza una Manifestazione Nazionale che tratterà temi riguardo al recupero balneare del Po,alla sua valorizzazzione e alla possibilità di avere il mare quì a casa nostra, alla navigazione interna.
Prossimamente aggiungerò particolari riguardo l'evento di ottobre. Facendo conoscere che seppure in sordina molte persone si interessano dell'arte di vivere e ai problemi riguardo l'inquinamento dei fiumi. Lasciato il sig.Onesti e le gentilissime persone del circolo Motonautica abbiamo rilasciato intervista  a Teleducato con videoripresa e a Teleliberta con Intervista. Piu tardi dopo una doccia ristoratrice, in seguito a una camminata di 50 Km ci voleva "dice Christian. Ci siamo poi scambiato esperienze di vita vissuta davanti a un bella cena con un corposo Cabernet Sauvignon. Una nottata di riposo e alle 5,20 ripartenza dal ponte dell'alta velocità sul lato nord del fiume. Questo per il momento è tutto.
PS. Idea da far girare: Se qualcuno è in ascolto, dato che in vari tratti non è possibile percorrere la camminata vicino al Fiume, sarebbe veramente gentile che qualcuno potesse far percorre a Christian un tratto di fiume in Barca,per dar sollievo alle gambe e conoscere alcune parti diversamente visibili, questo a vantaggio di tutti quelli che poi potranno godere del video che sarà realizzato, sia da riprese da lui che da un'operatore professionista
che a tappe lo raggiunge quà e là.
[Genio]
 
Fonte: Meetup de Gli amici di Beppe Grillo di Cuneo e provincia e Meetup de Gli amici di Beppe Grillo di Ferrara
venerdì, 15 dicembre 2006

Attivisti di Greenpeace penetrano nella Centrale di Porto Tolle (Ro)

 

 

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domenica, 17 settembre 2006

Manifestazione contro la caccia a Porto Levante, nel Delta del Po, 17 settembre 2006
Manifestazione a Porto Levante (Rovigo) contro l'apertura della stagione venatoria. L'iniziativa, dal titolo 'Liberi di viveri e di volare' e' stata organizzata in sinergia dalla Lav (Lega antivivisezione), dalla Lac (Lega per l'abolizione della caccia) e dal Cpv, il coordinamento protezionista veneto. La manifestazione si è svolta tra le aree di del parco regionale veneto del Delta del Po. Obiettivo delle associazioni era di ricordare l'inizio di un'attivita' e di uno sport che e' osteggiato dall'80 per cento della popolazione italiana e che solo nel nostro paese causa la morte di 250 milioni di animali selvatici. Con questa manifestazione inoltre le associazioni intendono chiedere che il parco del Delta del Po, "area simbolo della selvaggia situazione venatoria presente in Italia", diventi parco nazionale, e conseguentemente vi venga applicato il totale divieto di caccia. "In questa zona - denuncia la Lac - gli uccelli migratori vengono abbattuti a decine di migliaia da cacciatori e bracconieri che utilizzano richiami elettromagnetici vietati e capanni immersi nell'acqua raggiungibili solo con barche. Un ecosistema cosi' fragile e unico per la presenza di animali appartenenti a specie protette - si legge nella denuncia delle associazioni che aderiscono alla manifestazione - e' messo inoltre a dura prova dal piombo che ristagna nelle zone allagate, altra conseguenza delle doppiette". La manifestazione di oggi segue una iniziativa organizzata dalla Lac in agosto con una mostra fotografica itinerante allo scopo di informare i cittadini sui danni ambientali e sociali causati dall'attivita' venatoria. Da notare che prima dell'inizio della manifestazione le Guardie Provinciali avevano già elevato 11 verbali a carico di cacciatori all'opera nei dintorni di Porto Levante. Potete vedere uno slide show della manifestazione qui.
domenica, 06 agosto 2006

Caccia, decreto contro le deroghe: festeggiare parati a lutto o piangere e strapparsi i capelli abbigliati in fogge carnevalesche ?!
 
Mentre apprendiamo che in via transitoria, per la stagione 2006-2007, l’apertura della stagione venatoria e’ prevista per la terza domenica di settembre (il giorno 17), e mentre ieri da molte parti della galassia  ambientalista si festeggiava per il nuovo decreto anti-deroghe, c'è chi invece pensa che non ci sia molto da festeggiare. Qualcuno dice “Se l'Arcicaccia è contenta ci sarà pure un motivo”. Qualcun altro fa notare come la levata di scudi contro il decreto sia venuta solo da una parte minoritaria del mondo venatorio, mentre il giorno prima dell’approvazione del decreto, a seguito della convocazione disposta dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, una delegazione della Federcaccia aveva incontrato il Ministro De Castro. Di fatto nelle Zone di Protezione Speciale istituite ai sensi della Direttiva "Uccelli" si potrà continare ad andare a caccia, azzerando le recenti ordinanze della giustizia amministrativa che lasciavano speranze su una equiparazione tra ZPS e parchi ai fini del divieto di caccia. Anzi, in conferenza stampa il Ministro De Castro si è vantato di aver consentito la caccia al loro interno. Resta alle Regioni la delega per emanare deroghe, con la clausola di un parere INFS "conforme", e di cui le Regioni forse potranno ugualmente fare a meno approvando annualmente le deroghe con legge regionale, come hanno quasi sempre fatto, contando sui tempi biblici delle reazioni governative e dei pronunciamenti della Corte Costituzionale. Resterebbero purtroppo in piedi, secondo alcuni, tutte le condizioni che hanno determinato la messa in mora dell'Italia da parte della Commissione UE, per le continue violazioni regionali che hanno usato lo strumento eccezionale delle "deroghe " per ampliare surrettiziamente l'elenco statale delle specie cacciabili, autorizzando l'abbattimento di milioni di Fringuelli, Peppole, Passeri, di migliaia di esemplari di altre specie, dalla Tortora dal collare fino al Cormorano. Spariscono perciò gli effetti positivi del ricorso VAS (Verdi, Ambiente e Società) che, annullando il decreto Matteoli, ripristinava l'equiparazione delle ZPS alle aree protette e quindi, almeno in linea teorica, chiudeva la caccia in tali aree. In effetti, le ZPS "sarebbero" aree protette dal 1996, ma la verita’ e’ che le ZPS fino a ieri erano una cosa tutta sulla carta.                                                                         
Le prossime tappe del decreto saranno la sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, che dovrebbe avvenire il 7-8 agosto o al piu’ tardi a meta’ mese. Dal giorno della sua applicazione gli effetti saranno immediati del decreto: ad esempio, le deroghe non conformi decadono. Quindi dovrà avvenire la conversione del decreto in legge attraverso un voto del Parlamento, entro sessanta giorni dalla pubblicazione dello stesso. A seguito di voto positivo potrà avvenire il lavoro di predisposizione del Decreto Ministeriale con le altre misure di conservazione per le ZPS entro 120 dall’emanazione del primo decreto, seguito da provvedimenti regionali sulle ZPS.


Nell’attesa di capire bene dove andrà la caccia in Italia, mettiamo in agenda alcuni appuntamenti. Il primo è una Manifestazione nazionale contro la caccia organizzata dalla Lega Abolizione Caccia il 9 settembre 2006 a Brescia per protestare contro la caccia sui valichi. L’itinerario si svolgerà sul Passo Maniva e sul Colle San Zeno. Perciò la Manifestazione a suo tempo programmata nel Delta del Po nella stessa data viene spostata al 17 settembre a Porto Levante. Lo spostamento è stato richiesto dal Coordinamento delle Associazioni Protezionistiche Venete, per permettere ai partecipanti di constatare di persona il grave impatto causato dai cacciatori nel primo giorno di caccia proprio in quello che dovrebbe essere il cuore del parco del delta, una zona che è una della tante aree contigue le famose Zps. Intanto il camper in viaggio contro la caccia sta per partire; l'11 agosto sarà a Genova, tra il 12 ed il 14 sarà in Toscana tra Grosseto e Orbetello, dove farà una breve tappa a Fest'ambiente, il 17 sarà a Pescara, il 18 a Pesaro, il 19 a Rimini dove ci sarà una conferenza stampa per presentare le manifestazioni del 9 e del 17 settembre. In ogni tappa saranno raccolte firme con un banchetto, per chiedere che il Parco del Delta diventi Parco Nazionale. Maggiori informazioni sul sito della Lac
Infine il Comitato contro il Massacro degli uccelli invita a partecipare al campo antibracconaggio che si terrà ancora una volta nelle Valli Bresciane dal 30 settembre al 19 novembre 2006. Si cercano ancora volontari per le settimane del 21-28 ottobre e 11-19 novembre per collaborare alla rimozione delle trappole e reti illegali. L’organizzazione si accollerà tutte le spese perciò non ci sono spese a carico dei partecipanti. Trovate tutte le info su questo sito in lingua tedesca.
sabato, 05 agosto 2006

Caccia, decreto contro le deroghe: gli ambientalisti festeggiano, i cacciatori scenderanno in piazza ?

Ieri il governo ha approvato un provvedimento che impedisce definitivamente a numerose regioni italiane di derogare alle rigide disposizioni comunitarie sulla protezione degli uccelli selvatici. Per la natura del nostro Paese è un grande risultato, cui associazioni ambientalistiche come LIPU e VAS hanno contribuito in modo determinante. Siamo di fronte ad una svolta fondamentale rispetto al reale funzionamento della Rete Natura 2000 in Italia e al recepimento delle direttive europee, anche e soprattutto in vista  di quel grande obiettivo comune che è la difesa della biodiversità. Per quanto riguarda la caccia in deroga, il provvedimento

sospende gli effetti di tutte le norme regionali assunte in deroga all'ordinamento europeo, dando tempo alle Regioni 90 giorni per adeguare le proprie norme regionali a quelle europee. Questo dovrebbe significare nessuna pre-aperture e niente caccia in deroga in Italia per questa stagione venatoria. "Non va dimenticato – hanno dichiarato i presidenti Tallone della Lipu e Pollice di Vas – che con tale provvedimento il Governo ha evitato una pesante sanzione alle Regioni e ai

cittadini italiani, scongiurando non solo la multa canonica ma persino l’annunciato blocco dei Fondi per lo Sviluppo Rurale, che avrebbe colpito duramente il comparto agricolo italiano. Dunque, i Ministri dell’Ambiente e dell’Agricoltura hanno non solo dimostrato che le procedure d’infrazione vanno prese sul serio, come si conviene ad un Paese responsabile, ma anche che l’Italia tiene in grande considerazione il proprio patrimonio naturale e, in armonia con le esigenze e gli interessi diffusi, intende tutelarlo come è necessario". L’Unione europea a novembre aveva infatti aperto una procedura di infrazione (numero 2006/2131) nei confronti dell’Italia per il mancato rispetto della direttiva 79/409 sulla protezione degli uccelli selvatici. Sul banco degli imputati 10 regioni italiane, tra cui la Lombardia e Veneto, che in particolare avevano violato le disposizioni comunitarie per aver consentito di derogare al divieto di caccia a specie protette non in casi ben definiti ed eccezionalmente, e con l’avallo di solidi pareri scientifici, ma in modo indiscriminato. E’ per questo che il 5 luglio l’Unione europea ha inviato un parere motivato all’Italia chiedendo di conformarsi alla direttiva. Il Ministero delle Politiche agricole, di concerto con quello dell’Ambiente, ha emesso perciò il provvedimento che blocca la pratica delle deroghe, conformandosi appunto al dettato dell’articolo 9 della direttiva. L’intenzione del governo era stata peraltro annunciata anche alla Camera il 27 luglio dal sottosegretario alla Presidenza del consiglio Pietro Colonnella: "Il governo ha intenzione di esaminare in uno dei prossimi consigli dei Ministri un decreto legge con il quale saranno individuate una serie di misure urgenti per l’esercizio dell’attività venatoria e, nello specifico, il divieto di esercitare tale attività in deroga all’articolo 9, letterab c) della direttiva europea 79/409".

La stagione di caccia edizione 2006 aprirà quindi regolarmente "senza preaperture" come ha confermato il ministro dell'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, illustrando, con il ministro delle Politiche Agricole, Paolo De Castro, i termini del decreto legge. "Con questo decreto - ha spiegato Pecoraro - vengono sospese tutte le deroghe che le Regioni hanno adottato in violazione alle direttive comunitarie. Quindi quest'anno nessuna preapertura della caccia. L'efficacia delle deroghe in violazione alle norme europee - ha ribadito Pecoraro - viene a cessare e per la prima volta da molti anni ci sarà l'apertura regolare come dice la legge sulla caccia, la 157 e non secondo un sistema alla arlecchino. Speriamo ora - ha concluso il ministro dell'Ambiente - in un percorso più sereno tra ambiente e altre attività".

Molte le reazioni al provvedimento. ''Con il decreto c'e' piu' tutela delle specie a rischio e si pone un freno alla liberalizzazione delle caccia in deroga delle Regioni'', afferma il Wwf. ''Da oggi - dicono Lipu e Vas - c'e' piu' disciplina delle deroghe''. ''Un buon passo avanti per tornare in Europa'', secondo l'Enpa, mentre secondo gli Animalisti Italiani ''si comincia a uscire dal Medioevo''. Per Arcicaccia ''il Governo salva la caccia compatibile nelle Zps''. ''Si torna al rispetto delle direttive europee e soprattutto al rispetto della legge'', dice la senatrice dei Verdi Loredana De Petris. ''Meno infrazioni e piu' civilta'. L'Italia e' di nuovo in linea con l'Europa'', per la Verde Grazia Francescato. Fulvia Bandoli dell'Ulivo parla di ''decreto equilibrato che riordina il settore''. Dall'opposizione arriva la voce del deputato di Fi, Luciano Rossi che parla di ''comportamenti vendicativi contro il mondo venatorio e rurale'', mentre per la Federcaccia di Milano ''l'esordio non e' promettente''.

Nel contempo Maria Cristina Caretta, segretaria di Sergio Berlato nonché presidente della Confederazione delle Associazioni Venatorie Italiane (CONF.A.V.I.) che ha sede a Thiene nel Vicentino (e che riunisce 15 piccole associazioni venatorie regionali e locali ma NON le più grandi associazioni venatorie italiane) ha invitato tutte le Associazioni venatorie italiane e le Associazioni economiche del settore a partecipare ad una grande manifestazione di protesta a Roma per i giorni 1 e 2 settembre 2006, per dare, ha dichiarato la Caretta, "una immediata risposta al decreto interministeriale che ha scippato ignobilmente ed immotivatamente i diritti dei cacciatori italiani. Paradossale poi risulta essere la cancellazione della pre-apertura alla caccia che le Regioni italiane avevano sinora adottato nel rispetto della legge statale della caccia e delle direttive comunitarie. Di fronte a tanta arroganza da parte di questo Governo al mondo venatorio italiano non resta che rispondere nel modo più fermo e determinato possibile. Il due settembre p.v. i cacciatori italiani erano gia pronti per iniziare la stagione venatoria: defraudati ignobilmente dei loro diritti da questo Governo rosso/verde i cacciatori utilizzeranno quella giornata per manifestare tutto il loro sdegno a Roma. Prevedendo queste incursioni da parte della compagine animalista presente nel Governo Prodi avevamo gia invitato tutte le Associazioni venatorie e le Associazioni economiche del settore a sedersi attorno ad un tavolo per preparare una risposta unitaria a chi vuole chiudere la caccia in Italia, appello purtroppo caduto nel vuoto. Vediamo se anche questa volta gli altri rappresentanti del mondo venatorio italiano rimarranno ancora una volta inerti di fronte ai pericoli che stanno correndo i loro associati. Non dimentichiamoci che dopo questo decreto che deruba i cacciatori italiani di gran parte dei loro diritti, il Governo rosso/verde ha in mente di compiere un’altra furbata che è quella mirante a strumentalizzare la paura per l’influenza aviaria utilizzandola come pretesto per chiudere la caccia in Italia. Per evitare che ciò avvenga tutti i cacciatori italiani dovranno far sentire la loro voce alla manifestazione di Roma dei giorni 1 e 2 settembre p.v.". Il "partito" delle deroghe, che annovera personaggi come Sergio Berlato, Elena Donazzan e Luigino Vascon, tutti della provincia di Vicenza come Maria Cristina Caretta, subisce una sonora debacle.

ULTIMA ORA: l'Ufficio stampa del MIPAAF precisa che ''le preaperture sono regolate dalla legge 157 e che il DL approvato oggi dal Consiglio dei Ministri, non modifica nulla in merito alle preaperture''. ''Diversamente per le ZPS: il decreto approvato oggi - secondo il MIPAAF - precisa che per la stagione venatoria 2006-2007 la preapertura e' prevista la terza domenica di settembre''.

venerdì, 28 luglio 2006

Emergenza siccità: stato di calamità nel Delta del Po, guerra dell'acqua tra montagna e pianura ?

Non siamo ancora ai valori della storica magra di tre anni fa quando il Po fece segnare a Pontelagoscuro meno 8,21 metri, ma il traguardo non è lontano a giudicare dai dati. Per il grande fiume, questa è la terza secca più grave del secolo dopo quella record del 2003 e quella del 1992. Alle 18.30 del 27 luglio il livello a Pontelagoscuro era di meno 7,44 metri sul valore di riferimento, ma lunedì scorso, alla stessa ora, si era già arrivati a meno 7,56 metri. Nel Delta del Po si continua a combattere con la risalita del cuneo salino. All'acquedotto di Ponte Molo, a Porto Tolle, i prelievi confermavano il grado di salinità nell'acqua pescata dagli impianti. Mentre la popolazione di Porto Viro, Taglio di Po e Ariano Polesine è ripiombata nel divieto di utilizzo dell'acqua dei rubinetti per uso alimentare sale l'allerta per l'Adige. «Bisogna risolvere con urgenza l'assetto strutturale del fiume Adige, che non dà alcuna garanzia di conservazione delle risorse idriche nel tratto di pianura» commenta il direttore del Consorzio di bonifica Polesine Adige Canalbianco, Carlo Piombo. Mentre la pianura boccheggia, le popolazioni alpine sono pronte ad ingaggiare una vera e propria guerra dell'acqua. Infatti docici sindaci della provincia di Belluno sono pronti alla mobilitazione se la Regione Veneto non prenderà una serie di misure, scadenzate e verificabili, per salvare i bacini montani dalla fame d'acqua dell'agricoltura di pianura. E la siccità non c'entra. È il fabbisogno delle campagne venete che supera le portate dei fiumi bellunesi. Così non si può andare avanti.I dodici sindaci si sono incontrati ieri con il presidente della Provincia di Belluno, Sergio Reolon, per prendere iniziative contro un prelievo idrico che supera la disponibilità reale, mettendo in crisi non solo l'ambiente ma anche l'industria del turismo. Il lago del Centro Cadore è sotto di 20 metri, quello di Santa Croce (vedi foto) di 6 e quello del Corlo di 9. Una situazione che i

sindaci sono decisi a far conoscere anche in pianura, annunciando che sarà avviata a breve una campagna informativa sui maggiori organi di stampa veneti. «Abbiamo deciso - spiega Reolon al termine dell'incontro - di andare tutti all'incontro di martedì prossimo con l'assessore regionale Giancarlo Conta. Un incontro sollecitato dalla Provincia e convocato dall'assessore. Sottoporremo a Conta - prosegue Reolon - che la Regione si assuma una serie di impegni, con scadenze predefinite, in ordine alla riduzione dei prelievi, fissando un livello minimo di invaso per tutti i laghi. Ma serviranno anche interventi strutturali, perché il fabbisogno dell'agricoltura veneta supera la disponibilità d'acqua delle nostre aste idriche. Ci dovrà essere un impegno per far sì che gli impianti di irrigazione vengano convertiti con sistemi a pioggia. Questo permetterà di ridurre del 30 per cento il fabbisogno. Serviranno inoltre nuovi bacini di invaso, come si è più volte detto utilizzando magari le cave dismesse, per accumulare l'acqua piovana. Ebbene, se su questi punti non avremo degli impegni precisi, scadenzati e verificabili in modo da non procastinare gli interventi, allora saremo pronti alla mobilitazione. Non voglio anticipare di che tipo di mobilitazione si tratterà, ma di sicuro faremo di tutto affinché non si ripeta un'altra estate come questa. Ormai questa stagione è andata, ma per il prossimo anno vogliamo delle garanzie e dei segnali positivi. Altra mossa sarà quella di sensibilizzare i cittadini di pianura sulla situazione che investe i nostri laghi. Faremo pertanto una campagna attraverso la stampa veneta». Riduzione dei prelievi, fissazione di un livello minimo dei laghi, così come è stato fatto per i fiumi, riconversione degli impianti di irrigazione degli agricoltori di pianura e creazione di bacini di accumulo dell'acqua piovana: queste le misure che saranno calate sul tavolo dell'assessore Conta e sulle quali i sindaci sono decisi ad ottenere risposte.  E mentre nel Veneto monta la crisi, cosa si decide a Roma ?

Sì alla proclamazione dello stato d'emergenza nella zona del Po. Il via libera arriva dal ministro dell'Ambiente e della tutela del territorio, Alfonso Pecoraro Scanio che oggi ha dichiarato di «aver dato il via libera per proclamare lo stato d'emergenza nella pianura padana. Bisogna utilizzare - ha aggiunto il ministro - poteri straordinari per aprire ad esempio le grandi dighe del nord per non danneggiare l'agricoltura e la qualità della vita dei cittadini della pianura padana». Un via libera confermato anche dal ministro dell'Agricoltura Paolo De Castro con il quale Pecoraro Scanio si è incontrato stamattina per un tavolo di confronto. «Ci siamo trovati d'accordo - ha affermato il ministro dell'Ambiente - sulla richiesta dello stato d'emergenza che forse - ha concluso - presenteremo già domani durante il Consiglio dei ministri». L'appello era venuto dal presidente della commissione Ambiente Ermete Realacci sull'"emergenza Po" causata dall'ondata di caldo di questi giorni. A fronte di una situazione "estremamente critica" con "il fiume ai minimi storici" e la "risalita di acqua dal mare nell'alveo fluviale che ha ormai superato i 20 Km", con danni enormi per l'agricoltura, l'esponente Dl annuncia che "questa mattina nel corso di seduta congiunta tra le Commissioni Ambiente e Agricoltura della Camera, si e' stabilito di fissare al piu' presto un nuovo incontro per avanzare una risoluzione congiunta che dichiari lo stato di calamita' naturale per tutta l'area del delta del fiume". L'obiettivo, continua Realacci, e' quello di "pianificare la azioni da mettere in campo per superare lo stato d'emergenza e una tutela a lungo termine dell'intero bacino del Po, tenendo conto delle esigenze e delle varie realta' emerse nel corso della missione di indagine della delegazione della commissione Ambiente che si e' appena conclusa". L'unico modo per fare cio', insiste il deputato, e' quello di dichiarare il prima possibile "lo stato di calamita' naturale ambientale per il Po e il suo bacino" perche' rappresenterebbe una " risposta forte della politica" e permetterebbe l'adozione di "politiche di tutela e di gestione" immediate. Intanto leggiamoci questo articolo su Disinformazione.it sulla Guerra dell'Acqua, la più importante risorsa per la vita umana, su cui le multinazionali stanno già costruendo un business per accaparrarsene i profitti da capogiro e soprattutto il controllo della gestione in un futuro non lontano.

"L'acqua è insufficiente in Israele, India, Cina, Bolivia, Canada, Messico, Ghana e Stati Uniti. Le guerre dell'acqua non sono più un prevedibile evento del futuro. Sono già in atto: veri e propri conflitti che si stanno verificando in ogni società. Che si tratti del Punjab o della Palestina, spesso la violenza politica nasce dalla competizione per appropriarsi delle scarse e vitali risorse idriche. Molti di questi conflitti politici sono celati. Chi controlla il potere preferisce mascherare le guerre dell'acqua, facendole apparire come scontri etnici o religiosi, anche se in realtà le regioni lungo i fiumi sono per lo più abitate da società pluralistiche che presentano una grande diversificazione di gruppi umani, lingue e usanze”

(tratto da: Le guerre dell’acqua di Vandana Shiva)


martedì, 25 luglio 2006

Siccità nel Po: davvero abbiamo capito quel che occorre fare ?

Di nuovo alla televisione il bla-bla-bla che si ripete, inutilmente, da anni: occorre coltivare prodotti che necessitano di meno quantità di acque irrigue. In realtà le estensioni di mais aumentano anzichè diminuire, e nel Delta quest'anno varie risaie sono state abbandonate al loro destino, e arse dal sole, si presentano oramai come larghe estensioni polverose e saline.

C'era una volta il Po

Prima che l'uomo intervenisse pesantemente sul paesaggio della Pianura Padana, la Valle del Po era un poderoso sistema di immagazzinamento dell'acqua. Le foreste diffuse ovunque nella pianura erano esse stesse enormi raccolte d'acqua, acqua che era contenuta in ogni singolo albero. Inoltre molte di queste foreste insistevano in ambienti allagati dove gli alberi contribuivano ad ostacolare la dispersione dell'acqua per scorrimento ed evaporazione. Il grande Delta del Po primigenio impediva con la mirabile rete dei suoi cento rami e canali collegati ad enormi paludi il defluire veloce della preziosa acqua dolce verso il mare. Poi abbiamo deciso di trasformare il Po in una veloce autostrada dove l'acqua dolce deve essere sprecata ad un ritmo pazzesco, sparandola il più velocemente possibile verso l'Adriatico, col suo prezioso carico di sabbie ed argille che si vanno depositando, inutilmente, sul fondo del mare.

L'agricoltura moderna divora l'acqua

Non c'è nulla di meno sostenibile dell'agricoltura industriale irrigua. La quantità d'acqua usata per l'irrigazione raddoppia ogni 20 anni ed attualmente assorbe quasi il 70 percento di tutta l'acqua utilizzata nel mondo, una situazione che non può andare avanti ancora molto, che ci sia o meno il cambiamento climatico. Quasi senza eccezione, l'agricoltura industriale, specialmente nelle aree tropicali, provoca subsidenza e salinizzazione dei terreni. Inoltre, la quantità di acqua necessaria per l'irrigazione con l'innalzamento delle temperature di superficie, salirà necessariamente, in parte per l'aumento dell' evaporazione dal suolo, dai bacini e dai canali di irrigazione ma anche per l'aumento dell'evapotraspirazione della vegetazione e delle foreste.

L'agricoltura sostenibile si basa sull'autosufficienza idrica

L'irrigazione tradizionale è stata praticata in tutto il sub-continente Indiano, nello Sri Lanka, a Java ed altrove per secoli. È basata sulla raccolta dell'acqua ed è gestita dalle comunità locali in modo equo e, non importa ricordarlo, totalmente sostenibile. Anil Agarwal e Sunita Narain ci raccontano che durante la siccità in India nel 1987, i villaggi più lontani presso il confine col Pakistan, che non avevano ancora 'beneficiato' della politica governativa dell'acqua, sono stati in grado di fornire acqua da bere ai loro abitanti per la semplice ragione che i loro sistemi tradizionali di raccolta erano rimasti intatti. Nei 'villaggi sviluppati', invece, la gente soffriva la sete, i pozzi o non avevano acqua o non avevano elettricità per mettere in azione le pompe e gli abitanti erano costretti a dipendere completamente dalle irregolari autobotti fornite dal governo.

Contrò la siccità, la de-bonifica: ripristinare le zone umide creando una rete di bacini di raccolta d'acqua lungo l'asta del Po

Il cambiamento climatico in atto avrà molteplici conseguenze: da un lato, l’aumento di temperatura provocherà lo scioglimento dei ghiacciai e l’innalzamento del livello del mare. Questo significherà, per le zone costiere lagunari, dove la falda è vicina alla superficie, l’invasione di acque saline che innescherà un processo di desertificazione. Per tentare di fermare o rallentare questo preoccupante fenomeno va rivista tutta la regimazione delle acque costiere e l’attuale struttura delle terre un tempo bonificate. Poiché è di vitale importanza non lasciare terreni nudi, in quanto il terreno nudo assorbe le radiazioni, consuma acqua e la rimanda in atmosfera modificando il bilancio idrico, e poiché non è pensabile intervenire sulle aree naturali, vaste estensioni di terreni agricoli dovranno essere trasformate in zone umide, riportando l’acqua là dove era presente un tempo.

Bonifiche ed emissioni di anidride carbonica

Uno dei fenomeni spesso sottovalutati dovuti alle bonifiche, cioè alla trasformazione delle zone umide in terreni coltivati è l’aumento delle emissioni di anidride carbonica, dovuto alla perdita di carbonio dal suolo all’atmosfera. Questo fenomeno nei terreni agricoli è accelerato dall’aratura in profondità che espone il suolo all’azione degli elementi, dall’utilizzo di macchine pesanti che compattano il terreno e dall’uso di fertilizzanti e pesticidi che distruggono la struttura del terreno ed i suoi microorganismi. Inoltre le monoculture esigenti in termini di irrigazione, soprattutto grano e mais di varianti moderne, impoveriscono ulteriormente il terreno.

 

Funzioni e valori delle zone umide

Solo recentemente abbiamo iniziato a capire le molteplici funzioni ecologiche associate alle zone umide ed e la loro importanza per la società. Una volta le paludi erano considerate inutili, ricettacolo di malattie come la malaria, luoghi pieni di zanzare da evitare. Ora invece siamo consapevoli che le zone umide forniscono molti benefici alla società, come habitat per pesci e uccelli acquatici, conservazione delle acque e miglioramento della loro qualità, risorse di cibo, protezione contro l'erosione costiera, opportunità ricreative e luoghi dove reperire prodotti naturali a basso costo. Le zone umide sono fra gli ecosistemi più produttivi al mondo, comparabili con le foreste pluviali e le barriere coralline. Sono inoltre una fonte di biodiversità, ospitando numerose specie di tutti i gruppi di organismi, dai microbi ai mammiferi.

Ecco uno che ha capito tutto: Tommaso Foti (Alleanza Nazionale)

Di cosa stiamo parlando: di siccità o di navigabilità ? «In campagna elettorale avevamo sentito tanti buoni propositi per rendere navigabile il Po. La realtà che abbiamo di fronte è invece di una gravità enorme sol che si pensi che in appena venti giorni la riduzione della portata d'acqua misurata a Ponte Lagoscuro è diminuita di 60 metri cubi al secondo». E' quanto dichiara l'onorevole Tommaso Foti, vice presidente della commissione Ambiente della Camera in missione con la commissione stessa nell'area del bacino del Po a Parma. La missione sul Po dell'VIII Commissione della Camera (Ambiente, territorio e Lavori pubblici), guidata da Ermete Realacci e composta da parlamentari di maggioranza e opposizione. Fra loro Paolo Cacciari (RC-SE), Guido Dussin (Lega Nord), Tommaso Foti (AN), Sergio Gentili (Ulivo), Giuliano Peduli (Ulivo), Franco Stradella (FI), è cominciata ad Alessandria. Ha fatto poi tappa a Parma, per continuare poi a Mantova e Rovigo. «Non è invocando Giove pluvio - conclude Foti - che il Po potrà riacquistare una sua vitalità, ma intraprendendo una corretta politica di "bacinizzazione" così come è stata in Germania per il Reno. E ciò indipendentemente dai soliti triti e ritriti argomenti a contrario che i Verdi e i loro accoliti vorranno opporre».
                                         
Per fortuna che non comanda più lui; sentiamo Ermete Realacci
La situazione di allarme raggiunge poi caratteristiche di una vera e propria emergenza ambientale sul Delta, dove il 24 luglio si è raggiunto il minimo storico di portata idrica con 110 mc al di sotto della media e dove il cuneo salino è risalito di oltre 20 chilometri. «La situazione che stiamo registrando in questi giorni di missione - ha commentato Sergio Gentili, deputato dell'Ulivo, membro della Commissione Ambiente, eletto in Emilia-Romagna - è particolarmente critica. Bisogna affrontare subito l'emergenza, ma soprattutto bisogna pensare un piano di intervento a lungo termine». A lanciare un vero e proprio allarme e' Ermete Realacci, che chiede un ''approfondito ripensamento'' degli usi idrici e non esclude misure di emergenza come ''il rilascio dell'acqua dai bacini destinati alla produzione di energia elettrica''. ''La situazione e' molto preoccupante; rischiamo una crisi piu' grave di quella del 2003, l'anno della grande secca del Po'', avverte Realacci a conclusione della due giorni di sopralluoghi della Commissione al capezzale del Po. ''Il Po -osserva Realacci- e' un problema molto complesso che necessita di una pianificazione di interventi a lungo termine, da concordare con tutte le parti interessate . E' di prioritaria importanza, pero', rivedere il sistema produttivo nel suo complesso, oggi troppo energivoro e troppo idrovoro e che nei fatti e' la causa principale di questa situazione. Se vogliamo pensare ad un esempio in campo agricolo dobbiamo immaginare che il parmigiano reggiano o il prosciutto di Parma sono produzioni su cui si puo' basare il futuro del paese. Il mais e tutte le altre colture estensive altamente idrovore, certamente no.''"Il Po è il più grande fiume italiano", ha concluso Realacci, "è fonte di lavoro e di sopravvivenza per migliaia di cittadini, e rappresenta uno dei nostri più importanti patrimoni ambientali. Dobbiamo mettere in campo tutte le strategie per salvarlo e parafrasando la celebre frase di Kennedy è il caso di dire che dobbiamo smettere di chiedere cosa il Po può fare noi, ma domandarci, invece, su cosa noi dobbiamo fare per il Po. E la politica deve dare presto una risposta".
domenica, 16 luglio 2006

Delta del Po: dopo centrale a carbone e terminal gasiero, una centrale a turbogas a Loreo (Rovigo)

Secondo due ricercatori di Bologna, il chimico Nicola Armaroli del CNR - di cui trovate una intervista qui - ed il medico Claudio Po dell'unità rischio ambientale dell'Asl di Bologna, una sola centrale elettrica a turbogas in un anno inquina quanto il traffico automobilistico di una città grande come il capoluogo emiliano. Ultimi autorevoli pareri, oltre a quelli dell'OMS, che gli abitanti di Loreo, cittadina del Delta del Po, hanno ottenuto come triste conforto al "disappunto" sul progetto di una centrale turbogas da 760 MW proprio davanti casa. Una contrarietà manifestata sin dal 2002, sindaco in testa, e naufragata definitivamente nel via ai lavori deciso in questi giorni dal governo regionale Veneto. Una centrale che nessuno vuole e non solo perché si rischia il giardino di casa, dicono a Loreo, quanto perché quella dell'Enel di Porto Tolle e il futuro terminal gasiero, sempre davanti al Po a qualche chilometro da Loreo, bastano e avanzano in una zona dagli equilibri così fragili.

sabato, 15 luglio 2006

 Siccità nel Po e risalita dell’acqua di mare, proseguono gli incontri.
 
Mentre dal Delta del Po si segnala la risalita del cuneo salino fino a Berra (Ferrara), costringendo a disattivare le derivazione dal fiume per non irrigare con acqua salata, si è svolto recentemente a Piacenza un incontro per analizzare i problemi legati all’emergenza idrica del fiume Po, presieduto dal presidente della Provincia ospitante e della Consulta delle Province del Po, Gian Luigi Boiardi, e al quale erano presenti le province di Pavia, Alessandria, Lodi, Cremona, Reggio Emilia, Rovigo, Mantova e Ferrara. La  riunione  di Piacenza (vedi foto: il Po a Piacenza, scattata in questi giorni)
si è conclusa con la decisione di avviare i preparativi del 4° Congresso del Po, che si terrà a Piacenza nell’ottobre 2007 e che sarà preceduto da cinque momenti precongressuali, fra i quali uno a Rovigo in aprile 2007 sulla riqualificazione ambientale. L'obiettivo finale è sbloccare fondi nazionali per la sistemazione idrogeologica dell'asta del Po, per la valorizzazione ambientale e per la difesa dal cuneo salino. Intanto ad Alessandria il 24 luglio 2006 ci sarà un incontro fra le province bagnate dal Po con la commissione parlamentare Ambiente ad Alessandria. Intanto nel Nord Italia i fiumi e i laghi sono in secca, con il lago Maggiore che ha raggiunto il minimo storico di 20 centimetri al di sotto del livello del mare, quello di Iseo come quello di Como che sono vicini al livello zero anche perché l’acqua è trattenuta dai gestori degli impianti idroelettrici negli invasi alpini a danno dell’ambiente e dell’agricoltura dei territori a valle. E’ quanto denuncia la Coldiretti che con “l’occupazione” dei laghi di Cancano, a 1700 metri in provincia di Sondrio da parte degli imprenditori agricoli arrivati da tutta la pianura padana con auto e pullman, ha avviato una mobilitazione per “liberare” l’acqua trattenuta nei bacini alpini con gravi danni per le città e le campagne, dove per la siccità sono a rischio le coltivazioni.Il blitz della Coldiretti sui bacini alpini a Bormio rappresenta il primo obiettivo strategico di una mobilitazione destinata ad estendersi fino a quando - sottolinea la Coldiretti - non verrà garantito un adeguato rilascio delle acque anche in funzione del  piano anti-siccità della Regione Lombardia che impegna per decreto i concessionari idroelettrici al rilascio di 50,9 milioni di metri cubi di acqua accumulati dal primo maggio nei bacini idrici a monte del lago di Como e del fiume Adda, oltre alle cosiddette acque "affluenti", cioè quelle che provengono naturalmente dallo scioglimento dei ghiacciai, dalle sorgenti e dalle piogge. I Laghi di Cancano, in provincia di Sondrio (vedi foto),
sono un bacino importante della Aem, che detiene il 60% della riserva idrica della Lombardia. Con il rilascio controllato dell’acqua presente nei bacini alpini da parte dalle società che ne hanno la concessione per la produzione di elettricità è infatti possibile - sostiene la Coldiretti - ripristinare per l'emergenza i corsi di fiumi e laghi rimasti a secco e scongiurare danni all’agricoltura e all’ambiente.
lunedì, 10 luglio 2006

Beppe Grillo a Porto Viro (Ro) mercoledì 12 luglio 2006

Beppe Grillo sarà il grande richiamo per la sera di mercoledì 12 luglio in piazza della Repubblica a Porto Viro (Rovigo) alle ore 21:30. Il comico genovese, 58 anni, si esibirà sul grande palco messo a disposizione dal Comune, è celeberrimo fin dall'inizio per i suoi monologhi (il primo nel 1974 di fronte a una commissione Rai, alla presenza di Pippo Baudo) satirici, graffianti e imprevedibili, in quanto sorretti da una grande capacità di improvvisazione. Ed è stato molto probabilmente pensando al suo modo di far spettacolo, così graffiante e corrosivo, alla sua satira di costume che non disdegna di affrontare temi scottanti quali la difesa ambientale, che il Coordinamento dei comitati per la difesa dell'Ambiente della provincia di Rovigo (presieduto da Luigino Motteran, e con in prima linea il Comitato per l'ambiente dei liberi cittadini di Porto Tolle, guidato da Giorgio Crepaldi), è stato spinto ad invitare Beppe Grillo nel Delta, ove certo i problemi ambientali non mancano. Grillo ha accettato; dapprima si era pensato di trovargli spazio al museo di Ca' Vendramin, poi però si è optato per la grande piazza della Repubblica di Porto Viro , luogo che può ospitare un grande pubblico. Gli organizzatori danno per certo (alla luce anche dei suoi rapporti con l'Enel), che uno degli obiettivi della pungente satirà di Grillo sarà propria questa, ma è prevedibile che il comico residente a Nervi, attacchi tutti gli "ecomostri" presenti o progettati sul territorio, come il terminal dell'Edison, in difesa della salubrità dell'ambiente. Sul palco con Beppe Grillo ci saranno Stefano Montanari, il prof. Gianni Tamino e il prof Virginio Bettini. La serata in piazza sarà preceduta da un incontro, alle 18:00, lo stesso giorno presso la Sala consiliare della provincia di Rovigo, nel corso del quale Montanari esporrà le sue argomentazioni di fronte a un pubblico di sindaci, amministratori e tecnici dell'ARPA. La serata di Porto Viro sarà dedicata alla situazione del Parco del Delta, vittima delle emissioni della centrale ENEL: poi magari Beppe allargherà l'argomento come sempre fa lui...

Scarica qui la locandina e diffondila... 



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