Caccia, decreto contro le deroghe: gli ambientalisti festeggiano, i cacciatori scenderanno in piazza ?
Ieri il governo ha approvato un provvedimento che impedisce definitivamente a numerose regioni italiane di derogare alle rigide disposizioni comunitarie sulla protezione degli uccelli selvatici. Per la natura del nostro Paese è un grande risultato, cui associazioni ambientalistiche come LIPU e VAS hanno contribuito in modo determinante. Siamo di fronte ad una svolta fondamentale rispetto al reale funzionamento della Rete Natura 2000 in Italia e al recepimento delle direttive europee, anche e soprattutto in vista di quel grande obiettivo comune che è la difesa della biodiversità. Per quanto riguarda la caccia in deroga, il provvedimento 
sospende gli effetti di tutte le norme regionali assunte in deroga all'ordinamento europeo, dando tempo alle Regioni 90 giorni per adeguare le proprie norme regionali a quelle europee. Questo dovrebbe significare nessuna pre-aperture e niente caccia in deroga in Italia per questa stagione venatoria. "Non va dimenticato – hanno dichiarato i presidenti Tallone della Lipu e Pollice di Vas – che con tale provvedimento il Governo ha evitato una pesante sanzione alle Regioni e ai

cittadini italiani, scongiurando non solo la multa canonica ma persino l’annunciato blocco dei Fondi per lo Sviluppo Rurale, che avrebbe colpito duramente il comparto agricolo italiano. Dunque, i Ministri dell’Ambiente e dell’Agricoltura hanno non solo dimostrato che le procedure d’infrazione vanno prese sul serio, come si conviene ad un Paese responsabile, ma anche che l’Italia tiene in grande considerazione il proprio patrimonio naturale e, in armonia con le esigenze e gli interessi diffusi, intende tutelarlo come è necessario". L’Unione europea a novembre aveva infatti aperto una procedura di infrazione (numero 2006/2131) nei confronti dell’Italia per il mancato rispetto della direttiva 79/409 sulla protezione degli uccelli selvatici. Sul banco degli imputati 10 regioni italiane, tra cui la Lombardia e Veneto, che in particolare avevano violato le disposizioni comunitarie per aver consentito di derogare al divieto di caccia a specie protette non in casi ben definiti ed eccezionalmente, e con l’avallo di solidi pareri scientifici, ma in modo indiscriminato. E’ per questo che il 5 luglio l’Unione europea ha inviato un parere motivato all’Italia chiedendo di conformarsi alla direttiva. Il Ministero delle Politiche agricole, di concerto con quello dell’Ambiente, ha emesso perciò il provvedimento che blocca la pratica delle deroghe, conformandosi appunto al dettato dell’articolo 9 della direttiva. L’intenzione del governo era stata peraltro annunciata anche alla Camera il 27 luglio dal sottosegretario alla Presidenza del consiglio Pietro Colonnella: "Il governo ha intenzione di esaminare in uno dei prossimi consigli dei Ministri un decreto legge con il quale saranno individuate una serie di misure urgenti per l’esercizio dell’attività venatoria e, nello specifico, il divieto di esercitare tale attività in deroga all’articolo 9, letterab c) della direttiva europea 79/409".
La stagione di caccia edizione 2006 aprirà quindi regolarmente "senza preaperture" come ha confermato il ministro dell'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, illustrando, con il ministro delle Politiche Agricole, Paolo De Castro, i termini del decreto legge. "Con questo decreto - ha spiegato Pecoraro - vengono sospese tutte le deroghe che le Regioni hanno adottato in violazione alle direttive comunitarie. Quindi quest'anno nessuna preapertura della caccia. L'efficacia delle deroghe in violazione alle norme europee - ha ribadito Pecoraro - viene a cessare e per la prima volta da molti anni ci sarà l'apertura regolare come dice la legge sulla caccia, la 157 e non secondo un sistema alla arlecchino. Speriamo ora - ha concluso il ministro dell'Ambiente - in un percorso più sereno tra ambiente e altre attività".

Molte le reazioni al provvedimento. ''Con il decreto c'e' piu' tutela delle specie a rischio e si pone un freno alla liberalizzazione delle caccia in deroga delle Regioni'', afferma il Wwf. ''Da oggi - dicono Lipu e Vas - c'e' piu' disciplina delle deroghe''. ''Un buon passo avanti per tornare in Europa'', secondo l'Enpa, mentre secondo gli Animalisti Italiani ''si comincia a uscire dal Medioevo''. Per Arcicaccia ''il Governo salva la caccia compatibile nelle Zps''. ''Si torna al rispetto delle direttive europee e soprattutto al rispetto della legge'', dice la senatrice dei Verdi Loredana De Petris. ''Meno infrazioni e piu' civilta'. L'Italia e' di nuovo in linea con l'Europa'', per la Verde Grazia Francescato. Fulvia Bandoli dell'Ulivo parla di ''decreto equilibrato che riordina il settore''. Dall'opposizione arriva la voce del deputato di Fi, Luciano Rossi che parla di ''comportamenti vendicativi contro il mondo venatorio e rurale'', mentre per la Federcaccia di Milano ''l'esordio non e' promettente''.

Nel contempo Maria Cristina Caretta, segretaria di Sergio Berlato nonché presidente della Confederazione delle Associazioni Venatorie Italiane (CONF.A.V.I.) che ha sede a Thiene nel Vicentino (e che riunisce 15 piccole associazioni venatorie regionali e locali ma NON le più grandi associazioni venatorie italiane) ha invitato tutte le Associazioni venatorie italiane e le Associazioni economiche del settore a partecipare ad una grande manifestazione di protesta a Roma per i giorni 1 e 2 settembre 2006, per dare, ha dichiarato la Caretta, "una immediata risposta al decreto interministeriale che ha scippato ignobilmente ed immotivatamente i diritti dei cacciatori italiani. Paradossale poi risulta essere la cancellazione della pre-apertura alla caccia che le Regioni italiane avevano sinora adottato nel rispetto della legge statale della caccia e delle direttive comunitarie. Di fronte a tanta arroganza da parte di questo Governo al mondo venatorio italiano non resta che rispondere nel modo più fermo e determinato possibile. Il due settembre p.v. i cacciatori italiani erano gia pronti per iniziare la stagione venatoria: defraudati ignobilmente dei loro diritti da questo Governo rosso/verde i cacciatori utilizzeranno quella giornata per manifestare tutto il loro sdegno a Roma. Prevedendo queste incursioni da parte della compagine animalista presente nel Governo Prodi avevamo gia invitato tutte le Associazioni venatorie e le Associazioni economiche del settore a sedersi attorno ad un tavolo per preparare una risposta unitaria a chi vuole chiudere la caccia in Italia, appello purtroppo caduto nel vuoto. Vediamo se anche questa volta gli altri rappresentanti del mondo venatorio italiano rimarranno ancora una volta inerti di fronte ai pericoli che stanno correndo i loro associati. Non dimentichiamoci che dopo questo decreto che deruba i cacciatori italiani di gran parte dei loro diritti, il Governo rosso/verde ha in mente di compiere un’altra furbata che è quella mirante a strumentalizzare la paura per l’influenza aviaria utilizzandola come pretesto per chiudere la caccia in Italia. Per evitare che ciò avvenga tutti i cacciatori italiani dovranno far sentire la loro voce alla manifestazione di Roma dei giorni 1 e 2 settembre p.v.". Il "partito" delle deroghe, che annovera personaggi come Sergio Berlato, Elena Donazzan e Luigino Vascon, tutti della provincia di Vicenza come Maria Cristina Caretta, subisce una sonora debacle.
ULTIMA ORA: l'Ufficio stampa del MIPAAF precisa che ''le preaperture sono regolate dalla legge 157 e che il DL approvato oggi dal Consiglio dei Ministri, non modifica nulla in merito alle preaperture''. ''Diversamente per le ZPS: il decreto approvato oggi - secondo il MIPAAF - precisa che per la stagione venatoria 2006-2007 la preapertura e' prevista la terza domenica di settembre''.
Non siamo ancora ai valori della storica magra di tre anni fa quando il Po fece segnare a Pontelagoscuro meno 8,21 metri, ma il traguardo non è lontano a giudicare dai dati. Per il grande fiume, questa è la terza secca più grave del secolo dopo quella record del 2003 e quella del 1992. Alle 18.30 del 27 luglio il livello a Pontelagoscuro era di meno 7,44 metri sul valore di riferimento, ma lunedì scorso, alla stessa ora, si era già arrivati a meno 7,56 metri. Nel Delta del Po si continua a combattere con la risalita del cuneo salino. All'acquedotto di Ponte Molo, a Porto Tolle, i prelievi confermavano il grado di salinità nell'acqua pescata dagli impianti. Mentre la popolazione di Porto Viro, Taglio di Po e Ariano Polesine è ripiombata nel divieto di utilizzo dell'acqua dei rubinetti per uso alimentare sale l'allerta per l'Adige. «Bisogna risolvere con urgenza l'assetto strutturale del fiume Adige, che non dà alcuna garanzia di conservazione delle risorse idriche nel tratto di pianura» commenta il direttore del Consorzio di bonifica Polesine Adige Canalbianco, Carlo Piombo. Mentre la pianura boccheggia, le popolazioni alpine sono pronte ad ingaggiare una vera e propria guerra dell'acqua. Infatti docici sindaci della provincia di Belluno sono pronti alla mobilitazione se la Regione Veneto non prenderà una serie di misure, scadenzate e verificabili, per salvare i bacini montani dalla fame d'acqua dell'agricoltura di pianura. E la siccità non c'entra. È il fabbisogno delle campagne venete che supera le portate dei fiumi bellunesi. Così non si può andare avanti.I dodici sindaci si sono incontrati ieri con il presidente della Provincia di Belluno, Sergio Reolon, per prendere iniziative contro un prelievo idrico che supera la disponibilità reale, mettendo in crisi non solo l'ambiente ma anche l'industria del turismo. Il lago del Centro Cadore è sotto di 20 metri, quello di Santa Croce (vedi foto) di 6 e quello del Corlo di 9. Una situazione che i

sindaci sono decisi a far conoscere anche in pianura, annunciando che sarà avviata a breve una campagna informativa sui maggiori organi di stampa veneti. «Abbiamo deciso - spiega Reolon al termine dell'incontro - di andare tutti all'incontro di martedì prossimo con l'assessore regionale Giancarlo Conta. Un incontro sollecitato dalla Provincia e convocato dall'assessore. Sottoporremo a Conta - prosegue Reolon - che la Regione si assuma una serie di impegni, con scadenze predefinite, in ordine alla riduzione dei prelievi, fissando un livello minimo di invaso per tutti i laghi. Ma serviranno anche interventi strutturali, perché il fabbisogno dell'agricoltura veneta supera la disponibilità d'acqua delle nostre aste idriche. Ci dovrà essere un impegno per far sì che gli impianti di irrigazione vengano convertiti con sistemi a pioggia. Questo permetterà di ridurre del 30 per cento il fabbisogno. Serviranno inoltre nuovi bacini di invaso, come si è più volte detto utilizzando magari le cave dismesse, per accumulare l'acqua piovana. Ebbene, se su questi punti non avremo degli impegni precisi, scadenzati e verificabili in modo da non procastinare gli interventi, allora saremo pronti alla mobilitazione. Non voglio anticipare di che tipo di mobilitazione si tratterà, ma di sicuro faremo di tutto affinché non si ripeta un'altra estate come questa. Ormai questa stagione è andata, ma per il prossimo anno vogliamo delle garanzie e dei segnali positivi. Altra mossa sarà quella di sensibilizzare i cittadini di pianura sulla situazione che investe i nostri laghi. Faremo pertanto una campagna attraverso la stampa veneta». Riduzione dei prelievi, fissazione di un livello minimo dei laghi, così come è stato fatto per i fiumi, riconversione degli impianti di irrigazione degli agricoltori di pianura e creazione di bacini di accumulo dell'acqua piovana: queste le misure che saranno calate sul tavolo dell'assessore Conta e sulle quali i sindaci sono decisi ad ottenere risposte. E mentre nel Veneto monta la crisi, cosa si decide a Roma ?

Sì alla proclamazione dello stato d'emergenza nella zona del Po. Il via libera arriva dal ministro dell'Ambiente e della tutela del territorio, Alfonso Pecoraro Scanio che oggi ha dichiarato di «aver dato il via libera per proclamare lo stato d'emergenza nella pianura padana. Bisogna utilizzare - ha aggiunto il ministro - poteri straordinari per aprire ad esempio le grandi dighe del nord per non danneggiare l'agricoltura e la qualità della vita dei cittadini della pianura padana». Un via libera confermato anche dal ministro dell'Agricoltura Paolo De Castro con il quale Pecoraro Scanio si è incontrato stamattina per un tavolo di confronto. «Ci siamo trovati d'accordo - ha affermato il ministro dell'Ambiente - sulla richiesta dello stato d'emergenza che forse - ha concluso - presenteremo già domani durante il Consiglio dei ministri». L'appello era venuto dal presidente della commissione Ambiente Ermete Realacci sull'"emergenza Po" causata dall'ondata di caldo di questi giorni. A fronte di una situazione "estremamente critica" con "il fiume ai minimi storici" e la "risalita di acqua dal mare nell'alveo fluviale che ha ormai superato i 20 Km", con danni enormi per l'agricoltura, l'esponente Dl annuncia che "questa mattina nel corso di seduta congiunta tra le Commissioni Ambiente e Agricoltura della Camera, si e' stabilito di fissare al piu' presto un nuovo incontro per avanzare una risoluzione congiunta che dichiari lo stato di calamita' naturale per tutta l'area del delta del fiume". L'obiettivo, continua Realacci, e' quello di "pianificare la azioni da mettere in campo per superare lo stato d'emergenza e una tutela a lungo termine dell'intero bacino del Po, tenendo conto delle esigenze e delle varie realta' emerse nel corso della missione di indagine della delegazione della commissione Ambiente che si e' appena conclusa". L'unico modo per fare cio', insiste il deputato, e' quello di dichiarare il prima possibile "lo stato di calamita' naturale ambientale per il Po e il suo bacino" perche' rappresenterebbe una " risposta forte della politica" e permetterebbe l'adozione di "politiche di tutela e di gestione" immediate. Intanto leggiamoci questo articolo su Disinformazione.it sulla Guerra dell'Acqua, la più importante risorsa per la vita umana, su cui le multinazionali stanno già costruendo un business per accaparrarsene i profitti da capogiro e soprattutto il controllo della gestione in un futuro non lontano.
"L'acqua è insufficiente in Israele, India, Cina, Bolivia, Canada, Messico, Ghana e Stati Uniti. Le guerre dell'acqua non sono più un prevedibile evento del futuro. Sono già in atto: veri e propri conflitti che si stanno verificando in ogni società. Che si tratti del Punjab o della Palestina, spesso la violenza politica nasce dalla competizione per appropriarsi delle scarse e vitali risorse idriche. Molti di questi conflitti politici sono celati. Chi controlla il potere preferisce mascherare le guerre dell'acqua, facendole apparire come scontri etnici o religiosi, anche se in realtà le regioni lungo i fiumi sono per lo più abitate da società pluralistiche che presentano una grande diversificazione di gruppi umani, lingue e usanze”
(tratto da: Le guerre dell’acqua di Vandana Shiva)