Delta del Po: dopo centrale a carbone e terminal gasiero, una centrale a turbogas a Loreo (Rovigo)
Secondo due ricercatori di Bologna, il chimico Nicola Armaroli del CNR - di cui trovate una intervista qui - ed il medico Claudio Po dell'unità rischio ambientale dell'Asl di Bologna, una sola centrale elettrica a turbogas in un anno inquina quanto il traffico automobilistico di una città grande come il capoluogo emiliano. Ultimi autorevoli pareri, oltre a quelli dell'OMS, che gli abitanti di Loreo, cittadina del Delta del Po, hanno ottenuto come triste conforto al "disappunto" sul progetto di una centrale turbogas da 760 MW proprio davanti casa. Una contrarietà manifestata sin dal 2002, sindaco in testa, e naufragata definitivamente nel via ai lavori deciso in questi giorni dal governo regionale Veneto. Una centrale che nessuno vuole e non solo perché si rischia il giardino di casa, dicono a Loreo, quanto perché quella dell'Enel di Porto Tolle e il futuro terminal gasiero, sempre davanti al Po a qualche chilometro da Loreo, bastano e avanzano in una zona dagli equilibri così fragili.
Beppe Grillo a Porto Viro (Ro) mercoledì 12 luglio 2006
Beppe Grillo sarà il grande richiamo per la sera di mercoledì 12 luglio in piazza della Repubblica a Porto Viro (Rovigo) alle ore 21:30. Il comico genovese, 58 anni, si esibirà sul grande palco messo a disposizione dal Comune, è celeberrimo fin dall'inizio per i suoi monologhi (il primo nel 1974 di fronte a una commissione Rai, alla presenza di Pippo Baudo) satirici, graffianti e imprevedibili, in quanto sorretti da una grande capacità di improvvisazione. Ed è stato molto probabilmente pensando al suo modo di far spettacolo, così graffiante e corrosivo, alla sua satira di costume che non disdegna di affrontare temi scottanti quali la difesa ambientale, che il Coordinamento dei comitati per la difesa dell'Ambiente della provincia di Rovigo (presieduto da Luigino Motteran, e con in prima linea il Comitato per l'ambiente dei liberi cittadini di Porto Tolle, guidato da Giorgio Crepaldi), è stato spinto ad invitare Beppe Grillo nel Delta, ove certo i problemi ambientali non mancano. Grillo ha accettato; dapprima si era pensato di trovargli spazio al museo di Ca' Vendramin, poi però si è optato per la grande piazza della Repubblica di Porto Viro , luogo che può ospitare un grande pubblico. Gli organizzatori danno per certo (alla luce anche dei suoi rapporti con l'Enel), che uno degli obiettivi della pungente satirà di Grillo sarà propria questa, ma è prevedibile che il comico residente a Nervi, attacchi tutti gli "ecomostri" presenti o progettati sul territorio, come il terminal dell'Edison, in difesa della salubrità dell'ambiente. Sul palco con Beppe Grillo ci saranno Stefano Montanari, il prof. Gianni Tamino e il prof Virginio Bettini. La serata in piazza sarà preceduta da un incontro, alle 18:00, lo stesso giorno presso la Sala consiliare della provincia di Rovigo, nel corso del quale Montanari esporrà le sue argomentazioni di fronte a un pubblico di sindaci, amministratori e tecnici dell'ARPA. La serata di Porto Viro sarà dedicata alla situazione del Parco del Delta, vittima delle emissioni della centrale ENEL: poi magari Beppe allargherà l'argomento come sempre fa lui...
Scarica qui la locandina e diffondila...
Influenza Aviaria: fermiamo la strage dei 24 Cigni reali in Puglia
L'OIPA (Organizzazione Internazionale Protezione Animali) lancia una
petizione online contro l'abbattimento programmato da parte del Governo
Italiano di 24 Cigni reali in Puglia a "scopo di studio".
Questa è la pagina dove potete firmare:
http://www.oipaitalia.com/appelli/aviaria_cigni_petizione.htm
La petizione verrà inviata ai seguenti indirizzi:
segreteria.presidente@regione.puglia.it (presidente regione puglia)
segreteria.sviluppoeconomico@regione.puglia.it (vice presidente regione
puglia)
segreteria.ecologia@regione.puglia.it (assessore ecologia)
segreteria.salute@regione.puglia.it (assessore sanità)
seviziocentrale01@corpoforestale.it
urpminsalute@sanita.it
comunicazione@minambiente.it
info@comune.portocesareo.le.it
sindacomanduria@libero.it
urp@provincia.le.it
presidente.giunta@provincia.ta.it
m.demarco@corrieredelmezzogiorno.it
annarita.invidia@caltanet.it
bari@repubblica.it
redazione.internet@gazzettamezzogiorno.it
(a cui ognuno può comunque scrivere liberamente, con proprie parole, in base
ai propri sentimenti).
Personalmente ho aggiunto le seguenti due frasi alla petizione.
Non esiste un solo caso provato al mondo di trasmissione della variante
altamente patogena dell'influenza aviaria da uccelli selvatici ai polli o da
uccelli selvatici all'uomo. Salviamo i cigni di Puglia, ma salviamo anche i
piccoli allevamenti da misure coercitive, vessatorie, esagerate, inutili e
controproducenti.
Ecco il testo che compare nella pagina principale di Oipa:
http://www.oipaitalia.com/appelli/aviaria_cigni.htm
FERMIAMO L'INUTILE UCCISIONE DI 24 CIGNI SANI!
Il «piano di monitoraggio» ministeriale prevede l'abbattimento, per il
campionamento degli organi, di 24 cigni reali nelle zone
umide delle aree a cavallo tra le province di Lecce e Taranto.
L'OIPA, così come evidenziato anche dall'équipe di esperti designati dalla
Regione Puglia, ritiene che debbano essere messi in atto
tutti i metodi di monitoraggio non cruenti e valutata attentamente la reale
necessità di procedere all'abbattimento dei cigni, che
appaiono attualmente in buono stato di salute e che pertanto non hanno
presumibilmente contratto il virus dell'influenza aviaria.
La nostra speranza è che venga presa una decisione contro l'uccisione dei
cigni.

In Puglia non ci stanno ad accettare l'abbattimento dei Cigni

Ultima ora: Niki Vendola non autorizza l'abbattimento dei Cigni
Bari, ore 17:44 Nichi Vendola ha deciso di non autorizzare l'abbattimento dei cigni sospetti di aviaria. Il presidente della Regione Puglia ha infatti inviato una lettera al Dipartimento per la Sanita' Pubblica Veterinaria del Ministero della Salute, al Cermas (centro referenza nazionale per le malattie degli animali selvatici) di Aosta e all'Istituto nazionale per la Fauna Selvatica sul tema della cattura dei cigni potenzialmente infetti da virus H5 presenti sugli specchi acquei delle oasi naturalistiche pugliesi. La lettera, inviata anche ai prefetti di Lecce e Taranto e ai servizi veterinari delle AUSL Le/1, Le/2 e Ta/1 precisa che a norma dell'articolo 19 della legge 157/92, "spetta alla Regione autorizzare piani di abbattimento". Sulla scorta del parere dell'unita' di crisi quindi la Regione "intende procedere prioritariamente al perfezionamento del piano di monitoraggio regionale, mediante la cattura e il campionamento dei cigni vivi". Tale programma consentira' alla Facolta' di Medicina Veterinaria dell'Universita' di Bari e agli IZS di Foggia e di Padova di ottenere informazioni relative alla presenza del virus H5N1 nelle secrezioni tracheobronchiali, lacrimali e nei tamponi cloacali e alla presenza di anticorpi specifici anti H5 nel siero degli animali campionati. "Pertanto - scrive Vendola - si dispone che le attivita' pianificate nella riunione del 14 marzo 2006 tra il rappresentante del Cermas, l'Istituto Zootecnico Sperimentale di Foggia e i servizi veterinari regionali e territoriali, inerenti azioni di cattura mediante abbattimento dei cigni, devono intendersi non autorizzate e conseguentemente sospese con decorrenza immediata".
AVIARIA: VENDOLA NON AUTORIZZA ABBATTIMENTO CIGNI "SOSPETTI"

La Manifestazione di Pila del 29 gennaio, così sui giornali: "500 persone alla Manifestazione contro la caccia"
«Nel delta del Po, principale area di passaggio e svernamento di molteplici specie di uccelli, la mattanza dovuta alla caccia è sempre più evidente. Centinaia di migliaia vengono abbattuti dai cacciatori nascosti nei canneti in bunker ben mimetizzati». Inizia così il comunicato della Lac (Lega per l'Abolizione della Caccia), pubblicato dal Gazzettino Rovigo il 13 gennaio, che con la collaborazione del coordinamento delle associazioni animaliste venete ha organizzando la manifestazione che si è tenuta il 29 gennaio in concomitanza con la fine della stagione venatoria, nell'estremo Delta, a Pila, famosa oltre che per la pesca, anche per l'elevato numero di cacciatori. «Questo tipo di caccia - continua la Lac - si svolge in un parco esistente sulla carta ma carente nelle strutture didattiche e nella tutela delle specie migratorie e svernanti, e, soprattutto, con poche aree interdette alla caccia. In particolare le aree di grande interesse naturalistico, private o demaniali, sono rese inaccessibili al pubblico dalle aziende faunistico-venatorie private, in cui inoltre grazie a regolamenti capestro provinciali e regionali, i controlli e le iniziative delle guardie venatorie sono in pratica impediti». Solidale, in merito ai contenuti espressi da chi ha organizzato la manifestazione, si era pronunciato il Wwf provinciale. «Siamo a disposizione – diceva il rappresentate Wwf Eddi Boschetti - a fornire tutti i nostri dossier bracconaggio nel Delta, raccolti in questi anni, ed eseguiti dalle nostre guardie volontarie». «Sicuramente – dichiarava Eddi Boschetti - porterebbe benefici a tutti, associazioni animaliste e venatorie, se ci fosse un riconoscimento del Delta come zona "Ramsar" d'importanza internazionale, per il semplice fatto che verrebbero a crearsi ambienti più chiari e facili da gestire». Il comunicato della Lac proseguiva ponendo l'accento sulla fragilità di un ecosistema unico per la presenza di animali appartenenti a specie protette in cui, «le condizioni di illegalità e impossibilità di controllo finora descritte risultano in un equilibrio irreparabilmente compromesso». «Per questo motivo - chiudeva la Lac - si chiede che il Delta del Po possa tornare in futuro al suo scopo originario di zona di ricovero e protezione di migliaia di uccelli migratori, il che impone il totale divieto di caccia ».
Il Gazzettino Rovigo del 22 gennaio riportava inoltre: “La situazionene nel Delta dela Po è da Far West". La Lav (Lega antivivisezione) e l'associazione Animal Freedom ponevano l’accento su «i gravi rischi per il paesaggio del Delta, dove le regole minime non sono rispettate e i bracconieri utilizzano richiami elettromagnetici vietati.” Inoltre “L'ambiente viene inquinato con migliaia di tonnellate di piombo che ristagnano nelle zone allagate», spiegava Sandro Guolo della Lav di Rovigo. «La manifestazione sarà di carattere nazionale per protestare contro l'assenza di controlli: vogliamo impegnarci a salvare il Delta del Po dai capanni, dai calibro 12 e dal massacro senza regole». La Lav e le associazioni animaliste definivano il Parco Delta del Po «un parco senz'anima, perché esiste sulle cartine ma è carente di tutela, non ha un presidente perché commissariato, è senza strutture didattiche e sentieri: una situazione che dimostra come gli interessi venatori continuino a predominare». Gli animalisti avrebbero protestato perché «le aree di maggior interesse naturalistico, private o demaniali, sono rese accessibili dalle aziende faunistico-venatorie solo a un pubblico di cacciatori».
Ancora il Gazzettino Rovigo scriveva il 26 Gennaio: «Il Delta è un esempio di pessima gestione venatoria, in un'area di altissimo valore ambientale e faunistico, dove il bracconaggio la fa da padrone», riportando una denuncia del consigliere regionale dei Verdi Gianfranco Bettin, che presentava la manifestazione del 29 a Pila, indetta dalle associazioni aderenti al Coordinamento Protezionistico Veneto (Enpa, Lac, Lav, Lipu, Una e Wwf) per discutere e affrontare i problemi legati alla caccia nel Delta e in Italia. Le stesse associazioni propongono l'abolizione del quorum della metà più uno per poter organizzare un referendum contro la caccia «senza che l'astensionismo vanifichi tutto». E invitavano alla manifestazione le forze politiche locali, i parlamentari e i candidati nella prossima campagna elettorale, il presidente della Provincia Federico Saccardin e l'assessore provinciale alle Risorse faunistiche Gino Sandro Spinello, gli assessori e i consiglieri della Regione, il commissario dell'Ente Parco. Perché «il paesaggio del Delta corre gravi rischi», visto che «le regole minime non sono rispettate e i caccia tori bracconieri fanno razzia di tutto ciò che passa sulle loro teste, utilizzando richiami elettromagnetici vietati. E inquinando l'ambiente con migliaia di tonnellate di piombo». L'invito a Pila non è stato rivolto ai rappresentanti di An e Lega nord, «in quanto queste formazioni politiche sono da tempo schierate chiaramente a favore della caccia . La loro presenza è superflua». Comunque, l’unica presenze alla manifestazione è stata quella del deputato dei Verdi Luana Zanella. «Il Parco del Delta – spiegava l'onorevole Zanella - protegge solo 80 chilometri quadri su un totale di circa 600, lasciando il resto alle doppiette. Dai dati ufficiali ricavati dai tesserini di caccia , risultano abbattuti circa 40mila uccelli l'anno. In realtà le associazioni contro la caccia stimano oltre 100mila abbattimenti l'anno». Anche perché «le aree di maggior interesse naturalistico, private o demaniali, sono rese accessibili dalle aziende faunistico venatorie solo a un pubblico di cacciatori», aggiungeva la Lega antivivisezione. «E queste assurdità - conclude Zanella - si accompagnano alla presenza di una centrale termoelettrica».
Nel frattempo, Allenza Nazionale organizzava una convegno filo-venatorio a Rovigo, che non passava inosservato, come sottolineava il 28 gennaio ancora il Gazzettino Rovigo. «Una manifestazione elettorale di partito pagata con denaro pubblico». Stroncatura più secca non poteva arrivare per il convegno sulle politiche venatorie venete svoltosi all'Hotel Europa di Rovigo giovedì 26 e organizzato dall'assessorato regionale di Elena Donazzan con ospite l'europarlamentare di An, Sergio Berlato. A lanciarla è stato l'assessore provinciale di Rovigo alle Risorse faunistiche, Gino Sandro Spinello, che, tra l’altro, al convegno era tra i relatori. Il referente di palazzo Celio per le attività venatorie non è stato tenero con l'impostazione aggressiva nella quale l'eurodeputato ha calato la sua requisitoria contro detrattori e oppositori alla caccia: «Avrei dovuto fidarmi di quanto mi assicuravano tanti cacciatori polesani - ha spiegato Spinello - Non volevo credere si trattasse solo di una parata elettorale. E invece alla fine si è persa un'altra buona occasione per discutere veramente con spirito di apertura fuori dal contingente delle politiche venatorie».
Nella stessa data il Gazzettino Rovigo riportava alcune dichiarazioni del Sindaco di Porto Tolle, Silvano Finotti: «Ci possono anche essere fenomeni che certamente non sono di esempio, ma affermare che nel Delta il bracconaggio la fa da padrone, credo sia offensivo per tutti i suoi abitanti». Finotti, come primo cittadino, si è sentito chiamato in causa dall'affermazione del consigliere regionale dei Verdi Gianfranco Bettin, in merito alla manifestazione contro la caccia.«Nessuno esclude che tali fenomeni ancora oggi ci siano - precisa Silvano Finotti, tra una telefonata e l'altra con le autorità preposte per capire come si svolgerà questa manifestazione -, ma confonderli totalmente con la caccia credo sia strumentale e fazioso». Il sindaco ha dato una sua interpretazione della differenza fra bracconaggio e attività venatoria. «Un conto è parlare di bracconaggio che giustamente va isolato, perseguito e punito, e a tal fine credo che l'attività svolta dalla vigilanza provinciale sia da elogiare - riprende Finotti -. Altra cosa è parlare di attività venatoria che interessa migliaia di persone in tutta Italia, e che è regolamentata da leggi sia nazionali che regionali. Infine, in riferimento alle parole espresse dal deputato verde Luana Zanella che ha messo in relazione la polemica sulla caccia con la centrale termoelettrica, ritengo inopportuno confondere la caccia con la presenza di una centrale sul territorio: le due cose sono decisamente diverse e dobbiamo pensare che la loro confusione sia creata ad arte».
Intanto, alla vigilia della manifestazione, continuavano le dichiarazioni delle associazioni aderenti. La Lipu focalizzava il discorso su aspetti tecnici e legali che interessano l'area del Delta. «Nonostante vi sia già una tutela dell'Unione Europea con Rete Natura 2000, e che l'area faccia parte interamente di un'Iba, ossia un'area importante per gli uccelli, e che sia in parte tutelato da un parco regionale - dichiarava Marco Gustin, responsabile Specie e ricerca della Lipu -, è oggi urgente intensificare la vigilanza e dare una maggiore protezione legale al territorio del Delta». La Lega italiana protezione uccelli punta poi il dito sulla caccia che si svolge all'interno delle aziende private: «La caccia nel Delta del Po si svolge in una ventina di aziende faunistico-venatorie, e in oltre 300 siti autorizzati rappresentati dalle "botti" (strutture in cemento armato mimetizzate dalle canne) e nei "palchetti", grandi strutture in grado di ospitare le barche dei caccia tori - proseguono alla Lipu -. Il bracconaggio è un fenomeno ancora molto diffuso, con l'uso di impianti acustici illegali per il richiamo di anatre, l'utilizzo di fucili senza limiti di colpi, l'abbattimento di uccelli appartenenti a specie protette che si estende a numerose specie di rapaci, aironi e limicoli».
Il Gazzettino Rovigo, la mattina della manifestazione, riportava la notizia di un consiglio comunale anomalo tenutosi il 27 gennaio a Porto Tolle, comune dove è ricompresa la località di Pila. Degli otto argomenti da trattare, cinque erano stati rinviati a data da destinarsi, poiché l'attenzione era tutta rivolta alla manifestazione anticaccia programmata a Pila. Il tema era emerso in seguito alle comunicazioni del sindaco già anticipate sul Gazzettino, con l'intero Consiglio che aveva fatto propria la preoccupazione espressa da Finotti in merito all'iniziativa contro la caccia. La stessa minoranza, con il consigliere Alberto Bergantin, aveva chiesto la messa all'ordine del giorno dell'argomento, definendo le affermazioni fatte dalle associazioni animaliste come "gratuite e qualunquiste". Tutto il consiglio comunale alla fine si era detto d'accordo sul fatto che la scelta di Pila come luogo di svolgimento del corteo fosse "chiaramente provocatoria", e per questo il sindaco si era messo in contatto con Prefettura e Questura per fare in modo che ”non nascessero tensioni e possibili incidenti che potessero mettere a repentaglio l'incolumità dei cittadini”.
Infine, oggi il Gazzettino Rovigo così ha titolato: “Porto Tolle, quasi cinquecento persone alla manifestazione ambientalista organizzata a Pila” “ Corteo anticaccia senza incidenti, all'alba il Wwf ha dimostrato l'uso dei richiami acustici proibiti”. Di seguito riportiamo il testo dell'articolo.
Le ansie e le preoccupazioni sorte alla vigilia della manifestazione nazionale anticaccia sono passate. I quasi cinquecento partecipanti al corteo di ieri a Pila, tra i quali il deputato dei Verdi Luana Zanella, hanno percorso il paese e la sommità arginale pacificamente, attorno alle 11 del mattino. Già all'alba, però, accompagnati dal Wwf di Rovigo, si era potuta raggiungere Boccasette, nella laguna di Barbamarco, «perché ci si rendesse conto - affermavano gli ambientalisti - degli illeciti richiami acustici che nel Delta, da Caleri alla Bottonera, avvengono in tutti i giorni in cui si pratica la caccia». Arrivati sul posto è ancora buio pesto e l'unico suono è quello di un mare abbastanza eccitato e impetuoso. Per venti minuti, nulla. Improvvisamente, un assordante canto di uccelli inizia. Troppo perfetto, chiaro, ripetitivo ed esteso per confonderli con veri canti di uccelli. D'un tratto la laguna di Barbamarco echeggia di artificiali canti di germani, alzavole e fischioni. «Dal dicembre 2004, su diciotto monitoraggi - spiega Eddi Boschetti - abbiamo avuto il cento per cento di riscontro». Quello che chiede il Wwf, per risolvere il problema, è «che anche le lagune diventino, almeno in parte, zona parco». A Pila la prima persona che si incontra è il presidente di Federcaccia Lorenzo Carnicina. «Vogliamo evitare polemiche», sottolinea con tono pacato mentre beve un caffé al bar. E sui richiami acustici replica che «chi commette infrazioni è giusto che paghi secondo quanto stabilito dalla legge. Dire che i cacciatori sono bracconieri, però, significa solo strumentalizzare». Facendo eco al sindaco Finotti. Intanto il corteo inizia a muoversi, per ribadire il no alla caccia camminando tranquillamente sugli argini e fra le strade di Pila, con davanti il camino della centrale termoelettrica.
Trovate una galleria di foto della manifestazione qui, ed una pagina sulla manifestazione è presente anche sul blog Lavocetta di Maria Luisa.
500mila fumatori in meno in Italia ad un anno dalla ''legge antifumo'', voluta dall'ex ministro Girolamo Sirchia
Il fascino di un Bogart e della sua ombrosa espressione offuscata dalle capriole di fumo di una sigaretta? Roba da ''matusa''. Fumare è ormai fuori moda, non si usa più, così almeno, dice qualcuno. Il premier spagnolo, il socialista José Luis Rodríguez Zapatero, sostiene addirittura che fumare è di destra, un invito, quindi, ai suoi sostenitori di lasciare questa usanza che discorda col credo politico scelto. In Inghilterra poi, ci sono aziende che se solo sanno che ti spippi una ''paglia'' a casa manco ti prendono a lavoro (leggi).
Beh, sembra proprio che sia arrivata l'alba del ''fumatore'', e forse gli ultimi che rimarrano verranno rinchiusi in speciali riserve dove potranno essere osservati e studiati da scolaresche, che da dietro le sbarre gli sputacchieranno sopra e guarderanno con biasimo quei uomini del passato, che si dedicavano alla produzione di fumo tramite canule bianche piene di sostanza vegetale essiccata e sostanze cancerogene.
Anche in Italia il numero della ''specie'' si va assottigliando e la prova la si ha andando a vedere il risultato conquistato dalla legge antifumo, entrata in vigore l'anno scorso per volere dell'ex ministro della Sanità Girolamo Sirchia: ad un anno esatto dall'entrata in vigore della legge 3/2003 sulla tutela della salute dei non fumatori, oltre mezzo milione di italiani hanno deciso di dire addio alle 'bionde'.
Questa diminuzione del numero dei fumatori riguarda sia gli uomini che le donne che nella scelta di spegnere le sigarette hanno attribuito all'entrata in vigore della legge una notevole importanza.
E non è questo l'unico risultato. 12 mesi di divieto di fumo nel locali pubblici ha fatto registrare altri due risultati inaspettati: una riduzione complessiva del 5,7% nella quantità venduta di sigarette nel periodo gennaio-novembre 2005 rispetto all'anno precedente, ed una riduzione dei ricoveri per infarto acuto del miocardio pari al 7% nei primi due mesi del 2005, secondo i primi risultati di un indagine condotta in 4 regioni.
A stilare un primo bilancio degli effetti prodotti dalla legge antifumo sono stati in questi giorni gli esperti del ministero della Salute in occasione del convegno ''Tutela della salute dei non fumatori: un bilancio dopo un anno di applicazione della legge'', organizzato dal Centro nazionale prevenzione e controllo malattie (Ccm) dello stesso dicastero.
Lo stop alle sigarette in bar e ristoranti, dunque, non sembra aver allontanato gli italiani, almeno stando ai dati delle indagini presentate oggi al ministero della Salute: il 9,6% del campione intervistato afferma infatti di recarsi più spesso di prima nei locali pubblici e per la maggioranza (83%) l'abitudine a frequentare questi luoghi non è assolutamente cambiata con l'entrata in vigore della legge.
Lo ''zoccolo duro'' di incalliti fumieri - questa una nota dolente per il ministero -, ha continuato ad avere facile vita nei luoghi di lavoro: l'86,8% degli italiani si dice favorevole al divieto di fumo nei posti di lavoro (erano l'85% nel 2004), ma solo il 69% ritiene che tali divieti vengano rispettati.
Comunque, i risultati ottenuti sono stati ritenuti più che soddisfacenti dal sottosegretario alla Salute, Domenico Di Virgilio e dal presidente della Lega italiana lotta contro i tumori (Lilt) Francesco Schittulli. ''La legge italiana sul fumo - ha commentato Di Virgilio - è presa ad esempio anche da altre nazioni (domenica 1 gennaio in Spagna è entrata in vigore una legge antifumo molto simile a quella italiana, ndr) ed è una legge che guarda lontano poiché, oltre all'obiettivo a breve termine di una riduzione dei fumatori già conseguita con successo, mira sul lungo termine ad una tutela più ampia della salute dei cittadini, identificando appunto nel tabagismo uno dei principali fattori cronici di patologie".
Come accennato, guarda con favore ai dati relativi ad un anno di applicazione della legge anche il presidente della Lilt, Schittulli, il quale ha sottolineato come un dato sorprendente sia proprio rappresentato dall'"alto senso civico" dimostrato dagli italiani: ''la maggioranza ha rispettato i divieti di fumo di buon grado - ha osservato - e soprattutto nei locali pubblici, come bar e ristoranti, dove si temeva che il divieto sarebbe stato mal tollerato''.
A sottolineare i passi avanti fatti grazie alla legge anche il direttore generale della prevenzione sanitaria del ministero della Salute, nonché direttore operativo del Ccm, Donato Greco: ''Dopo l'acqua potabile e le vaccinazioni - ha detto - l'abbattimento del tabagismo rappresenta lo strumento più efficace in termini di prevenzione per patologie gravi. In questo senso, l'Italia ha fatto da apripista confermandosi leader mondiale di una legge puntata alla protezione della salute dei non fumatori''.
I fumatori Italiani secondo l'Istat
Secondo un indagine Istat, nel periodo dicembre 2004-marzo 2005 i fumatori in Italia sono 11 milioni e 221 mila, pari al 22,3% della popolazionedi 14 anni e più. Sono il 28,5% dei maschi e il 16,6% delle femmine; la percentuale più alta di fumatori si localizza nell'Italia centrale (24,3%), la più bassa al Sud (20,9%).
Età - L'età media in cui gli uomini cominciano a fumare è più bassa rispetto a quella delle donne (17,6 contro 19,5). I fumatori abituali (coloro che fumano tutti i giorni) sono l'89,7% del totale dei fumatori e il 20,3% della popolazione e consumano mediamente 14,8 sigarette al giorno.
Più di 20 sigarette al giorno - La quota dei ''forti fumatori'' (20 e più sigarette al giorno) è pari al 37,1% dei fumatori abituali. Il 21,9% dei fumatori ha dichiarato di aver tentato di smettere di fumare nei 12 mesi precedenti l'intervista. In particolare confrontando la quota registrata nel dicembre 2004 con quella di marzo 2005, tra i fumatori adulti (30-59 anni) si evidenzia un incremento di circa 4 punti percentuali (dal 19,7% al 23,6%).
Nel 1980 - Nel 1980 i fumatori erano oltre un terzo della popolazione di 14 anni e più (34,9%) con differenze di genere molto marcate: fumava oltre la metà degli uomini (54,3%), mentre tra le donne meno di una su cinque (16,7%) si dichiarava fumatrice.